L'ANGOLO DELLE CITAZIONI
a cura di Vincenzo
Corvo
Prima di raccontare, osserva; prima di comunicare qualcosa agli altri con immagini e parole, fai in modo che quelle immagini e quelle parole ti suonino familiari; prima di muovere la fantasia, afferra le cose che hai intorno. (Gianni Amelio, Imparare da Olmi)
Si può dire che la regia cinematografica consiste nel trasformare le visioni, le idee e i sogni, le stesse speranze, in immagini capaci di trasmettere poi questi sentimenti agli spettatori nel modo più efficace possibile. (Ingmar Bergman, regista)
Scrivo
perché mi diverte, mi allarga la vita, mi tira a galla quello che dentro
fermenta, che io lo voglia o no, mi dà la compagnia di uomini e donne inventati
e mi illude che con il loro aiuto si possa comunicare in totale libertà con
quelli veri. (Giuliana Berlinguer)
Le
parole –soprattutto di un romanziere- sono onnipotenti. Non chiedono altro che
di combinarsi, di associarsi, di arricchire di significati imprevisti qualsiasi
frase innocente che passa alla loro portata. (Boileau-Narcejac,
Mr. Hyde)
Scrivere,
ed anche poetare, esprime il desiderio di decifrare il mondo, di segnarlo, con
ritmi e formule musicali che in sé hanno la dinamica ossessione di tutte le
cose del mondo. (Giuseppe Bonaviri)
Gesù,
come si fa a scegliere di guadagnarsi da vivere in questo modo? (…) Scrivere
deve essere una forma di pazzia. (Ramsey Campbell, The
Nameless)
“Dagli Usa mi arrivano solo sceneggiature per film storici con grandi massacri e una storia d’amore”. (Patrice Chèreau, regista)
Il tempo ha infierito su di noi, siamo morti tutti, mia madre, mio padre, io. Dite che io non sono ancora morto? Se ne siete sicuri, non obietto, ma avrei bisogno di escogitare qualcosa che me lo ricordasse, che mi impedisse di ridimenticarmelo puntualmente… (Oreste Del Buono, La talpa di città, 1984)
Non
ci esistono più registi, quelli che sapevano fare le
tre cose che fanno gli uomini di cinema: mettere in scena, dirigere gli attori
e, quando tutto è pronto, filmare. Oggi chi firma un film ne sa fare una, forse
due di queste tre cose, e ciò pr
La
libreria Seeber è come l’antro dei tesori (…). Da Seeber, comodamente
disposto, mi sono letto ogni libro che mi interessava almeno fino alla metà: è
mia usanza non tirarmi mai in casa un perfetto sconosciuto, che potrebbe
deludermi o tradirmi; un libro, una volta entrato, non lo puoi mettere
all’uscio come un umano qualsiasi. (Linda Di Martino, L’incidente
di via Metastasio)
Non c’è scrittore professionista che, mentre scrive, non abbia in mente un possibile mercato. In caso contrario non è un professionista. Certo, esiste poi l’eccezione di quello che scrive i libri per leggerseli da solo, come Cézanne dipingeva i suoi quadri. Ma si tratta appunto di eccezioni. La discriminante non è legata al “consumo”, ma alla qualità della scrittura, alla serietà delle motivazioni, alla forza di ciò che viene creato, all’eventuale significato che contiene, alle sensazioni che riesce a comunicare, alle provocazioni intellettuali che imbastisce. (Valerio Evangelisti, Compleanno all’aperto)
In ultima analisi, quello che conta è l’intero corpo dell’opera che ci si lascia dietro quando si scompare. E’ la totalità dell’oeuvre che deve dire qualcosa di speciale riguardo al tempo in cui è stata realizzata. Altrimenti è inutile. (Rainer Werner Fassbinder, regista)
E’ un lusso di chi scrive quello di mettere in bocca ad altri cose che noi non avremmo mai la follia di dire. (Dylan Kidd, regista)
Ho
calcolato che ogni secondo su questa terra vengono battezzati due o tre
personaggi inventati. E’ per questo che sono sempre in imbarazzo quando devo
andare a unirmi a questa innumerevole folla di Giovanni Battisti. Ma che fare?
Devo pure dare un nome ai miei personaggi. (Milan Kundera, Il
libro del riso e dell’oblio)
Il
peggior peccato che potete commettere come scrittori è quello di mettervi in
una posizione di superiorità morale rispetto ai vostri personaggi. (David
Leavitt, Martin Bauman)
La
scienza “crea” fantascienza e viceversa, e il rapporto fra le due sembra
quello fra il sognatore e il suo sogno. (Giuseppe Lippi, 1952
& 2002)
Per
coloro i quali apprezzano speculare sul futuro, il racconto dell’orrore
soprannaturale offre un terreno interessante. Avversato da una grossa ondata di
avanzante realismo, cinica disinvoltura e sofisticata disillusione, è tuttavia
incoraggiato da una uguale ondata di crescente misticismo (…) Mutamenti
sorprendenti, tuttavia, non sono riscontrabili né in
una direzione né nell’altra, e se da un lato possiamo giustamente
prevedere un’ulteriore sottigliezza di tecnica, non abbiamo motivo di pensare
che sarà mutata la posizione generale al macabro nella letteratura. E’ una
branca limitata, se pure essenziale, dell’espressione umana e, come sempre,
incontrerà il favore di un pubblico ristretto, dotato di speciale sensibilità.
(Howard
Phillips Lovecraft, Supernatural Horror in
Literature)
“Ai miei amici piace pensare che sono un artista. Mi presentano sempre come artista o architetto o designer. Ma io sono troppo autocritico per arrivare in fondo a qualsiasi opera. Non ho mai finito nessuna delle cose che ho cominciato, niente di quello che faccio risponde all’idea che mi era venuta inizialmente. Eppure in queste cose fatte a metà già si intuisce come sarebbero una volta completate, perciò a che scopo continuare a perderci del tempo?”. (Martha Moffett, Dead Rock Singer)
“Io ti ho detto che sono uno scrittore, non che faccio lo scrittore. Per fare lo scrittore è necessario scrivere, ma uno può essere uno scrittore senza versare una goccia d’inchiostro”. (Andrea G. Pinketts, Il conto dell’ultima cena)
Le
sembrerà ridicolo, ma è sempre così quando si finisce un libro. Chi ha
scritto quelle cose è una persona di cui occasionalmente io porto il nome.
Ninete di più. (Pier Vittorio Tondelli, Rimini)
Credo che il punto di partenza sia ogni volta diverso. Io ragiono in rapporto al cinema e credo che il punto comune tra i miei diversi film sia il risultato delle riflessioni su altri film esistenti e anche su quelli che ho girato io. (François Truffaut, regista)
Il
primo compito di un conferenziere: offrirvi, dopo un’ora di discorso, un
nocciolo di verità pura, da racchiudere tra le pagine del vostro
taccuino e da conservare per sempre sulla mensola del caminetto. (Virginia Woolf,
Una
stanza tutta per sé)