Magnolia news
Settimanale di letteratura, cinema e cultura varia
Anno 1 – Numero 7
Giovedì 16 ottobre 2003
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IN QUESTO NUMERO
Lettrici e lettori, bentornati.
Questa settimana Mairi, svestitasi del ruolo di narratrice, torna a deliziarci con la sua rubrica "Circuiti integrati, fatine e teste mozzate". Con una vena polemica che, secondo me, non guasta affatto. Spero, nelle prossime settimane, di poter pubblicare nella rubrica della posta qualche commento di lettori alle sue affermazioni.
L’indomita collaboratrice, inoltre, risponde alla richiesta di un lettore nella rubrica "Magnolia m@il".
Davide Verazzani ci presenta due recensioni di film attualmente in sala e due di pellicole da poco uscite in vendita ed a noleggio. Insieme a lui Tullio Di Francesco ed Alessandro Totani ci fanno immaginare le opere che ci troveremo di fronte.
Per questa settimana Gabriella Valera Gruber passa la mano e Caterina Mannelli ci presenta due poesie di Giancarlo Grilli, autore di poesie ed opere di narrativa che ospiteremo anche la prossima settimana.
Roberta Giudetti viene a farci visita su queste pagine con uno splendido racconto sulle donne del 2000. Ve ne consiglio caldamente la lettura.
Sviscerate ormai le sue questioni di libri, Rita Marinelli, da questa settimana, inaugura la sua serie "Questione di letture". E lo fa con un pezzo lucido e ironico a metà strada tra analisi ed autobiografia.
In "Mondo nuvola" Danilo Loizedda ci presenta il suo personaggio "Wonder Pig", una produzione indipendente che non passa inosservata.
Questa settimana, invece, la rubrica "Il cerchio magico" di Fabiana Gambardella salta, e viene sostituita dall’interessante "Cronaca di un giorno di scuola": un altro tipo di cerchio magico, all’interno del quale le leggende devono ancora essere create.
Susanna Bonaventura ci regala un altro commento profano, e questa volta affrontando un’autrice dura e difficile: Isabella Santacroce.
Nella "fiera del gusto" ritorna Maria Busiello, che ci parlerà di una ghiotta esperienza culinaria.
Un ringraziamento, come sempre, a coloro che hanno reso possibile questo nuovo numero di "Magnolia news"; ed un benvenuto ai nuovi collaboratori.
Buona lettura,
Heiko H. Caimi
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L’ANGOLO DELLE CITAZIONI
a cura di Vincenzo Corvo
Non c’è scrittore professionista che, mentre scrive, non abbia in mente un possibile mercato. In caso contrario non è un professionista. Certo, esiste poi l’eccezione di quello che scrive i libri per leggerseli da solo, come Cézanne dipingeva i suoi quadri. Ma si tratta appunto di eccezioni. La discriminante non è legata al "consumo", ma alla qualità della scrittura, alla serietà delle motivazioni, alla forza di ciò che viene creato, all’eventuale significato che contiene, alle sensazioni che riesce a comunicare, alle provocazioni intellettuali che imbastisce. (Valerio Evangelisti, Compleanno all’aperto)
Il primo compito di un conferenziere: offrirvi, dopo un’ora di discorso, un nocciolo di verità pura, da racchiudere tra le pagine del vostro taccuino e da conservare per sempre sulla mensola del caminetto. (Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé)
Non ci esistono più registi, quelli che sapevano fare le tre cose che fanno gli uomini di cinema: mettere in scena, dirigere gli attori e, quando tutto è pronto, filmare. Oggi chi firma un film ne sa fare una, forse due di queste tre cose, e ciò produce sogni zoppicanti. Non ci sono neanche gli attori: una volta venivano dal "fuori" con una febbre, un’energia che non potevano essere imbrigliate. Oggi il cinema recluta solo attori senza cicatrici. E così i film sono deboli, carne senza nervi, dolori senza memoria, immagini senza vita. (Alain Delon, da La règle du jeu)
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Circuiti integrati, fatine e teste mozzate
di Mairi
Immaginate di entrare in un museo d’arte, da soli, di camminare lungo un corridoio coperto di tappeti che attutiscono i vostri passi. Un silenzio profondo vi accompagna nel vostro incedere, le luci sono soffuse. Alle pareti sono appesi dei quadri e ogni tanto una nicchia si apre tra un quadro e l’altro, ospitando sculture dalle forme strane e affascinanti, come affascinanti e magnetici sono i colori e i paesaggi raffigurati nei quadri. E’ un museo della memoria, ed ogni opera d’arte è l’espressione di emozioni innescate dalla lettura di libri, dalla visione di opere d’arte, dall’ascolto di brani musicali.
Ognuno di noi custodisce in un angolino del proprio cervello un simile museo, e per quel che mi riguarda un’intera ala ospita i romanzi e i racconti del periodo d’oro della fantascienza, scritti all’incirca nel decennio tra gli anni ’60 e ’70, quando ancora non si parlava di reti informatiche e creature transgeniche, quando la Luna era ancora una dea da svelare e il Sistema Solare un luogo di mistero.
In questo momento ho qui, davanti a me, quattro antologie di racconti di fantascienza:
"Le meraviglie del possibile", 1959 – Einaudi, a cura di Sergio Solmi e Carlo Fruttero
"Il secondo libro della fantascienza", 1961 – Einaudi a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
"L’ombra del 2000", 1965 – Mondadori a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
"Il passo dell’ignoto", 1972 – Carlo Fruttero e Franco Lucentini
Ho perso il conto di quante volte ho sfogliato queste antologie; le pagine sono ingiallite, le copertine rovinate. Molti dei racconti che contengono sono pieni di imprecisioni scientifiche, soprattutto se visti attraverso le lenti della scienza moderna; molti altri sono ingenui, dal finale scontato; tutti relegano la donna in un ruolo secondario se non inesistente. I trenta e più anni trascorsi dalla loro stesura si sentono: allora era tangibile la voglia di sperare in qualcosa di grande, di immenso, la fiducia nella scienza e in un universo carico di aspettative, di segreti da svelare, forse di altre civiltà. Sono visioni lontane dalla concezione attuale della scienza, che di giorno in giorno cambia e ci fa cambiare opinione su tante cose, che viene "usata" spesso in modo errato, amorale, che crea dibattiti infiniti, che qualche volta "uccide".
Eppure, in molti di quei racconti e romanzi brevi si può scoprire, leggendoli, una grandezza di contenuti che raramente si ritrova nei romanzi moderni di fantascienza. Nomi quali Ray Bradbury, Isaac Asimov, Jack Vance, Richard Matheson, Robett Sheckley, Philip K. Dick, Frederic Brown, Clifford D. Simak, Robert Silverberg, per citarne solo alcuni dei più famosi, non possono lasciarci indifferenti: sono stati i pilastri del genere, pionieri di un territorio nuovo e selvaggio, i creatori di un filone che ispirò in seguito registi e scrittori. I concetti scientifici da loro elaborati e i termini utilizzati possono spesso apparire semplici e lineari, in particolare per noi uomini e donne del 2000, e sembrano stridere con i moderni romanzi, soprattutto quelli del filone informatico, pieni zeppi di termini tecnici e di concetti tecnologici che si fa fatica a digerire. Forse la differenza tra i romanzi fantascientifici di trenta e più anni fa e quelli attuali è proprio in quel che viene raccontato: la scienza nei primi, la tecnologia nei secondi.
Altra differenza per quel che riguarda i concetti sembra essere la semplicità a livello morale e filosofico dei primi e il complicato intreccio di emozioni, sentimenti e pseudo moralità dei secondi. O forse no? Possibile che la fantascienza passata e moderna, pur occupandosi dello stesso ambito, sia cambiata in modo così profondo nel giro di qualche decennio? Qual è il punto di rottura? Che cosa ha determinato la fine di un’era e l’inizio di una nuova? Hanno forse influito lo sbarco sulla Luna, l’uso dei computer a portata di tutti, la nascita della pecora Dolly, l’introduzione nella dieta dell’umanità di cibo transgenico, la comparsa di nuove terribili malattie come l’AIDS? E’ cambiato il modo in cui l’uomo guarda l’universo, la vita oltre la morte, le speranze e le paure di un’umanità in continua crescita tecnologica e che non si pone quasi più domande a carattere morale? Soprattutto, ci interessano veramente le risposte a quelle domande?
Togliere la polvere ai quadri in quel corridoio silenzioso della memoria potrebbe voler dire rovinare i ricordi stessi: si rischierebbe di fare una gran confusione, di sminuire i miti della nostra infanzia e rovinare il gusto per i miti che stanno nascendo ora. Aprire invece le finestre e far entrare un po’ di luce e aria fresca in quegli stessi corridoi potrebbe però significare avere il coraggio di non seguire l’andamento dell’umanità, che è quello di settorializzare ogni cosa, di chiudere il sapere in compartimenti stagni riducendo tutto a specializzazione, impedendo in tal modo una visone prospettica del mondo. Oggi si tende a dimenticare il passato, oppure si cerca fin troppo spesso di mostrarlo sotto una luce diversa, distorta. Tendiamo ad essere esperti in pochi attuali, specifici settori e cancelliamo tutto quell’"in più" che potrebbe esserci in noi. La fantasia viene condannata, a meno che non produca denaro; anzi, spesso viene demonizzata, rendendo sempre più difficile il suo connubio con la scienza che, a sua volta, viene soppiantata dalla tecnologia. Qualcuno degli scrittori che ho nominato sopra aveva persino previsto un tale cammino per l’umanità.
In questa rubrica, se vorrete seguirmi, parlerò, tra le altre cose, degli autori del periodo d’oro della fantascienza, partendo dai racconti e dai romanzi brevi contenuti in quelle quattro antologie. Proverò a raccontarvi di quegli strani, affascinanti universi, dei corridoi della memoria e del futuro dell’umanità, di fantasia, di scienza e tecnologia, di speranze e paure. Cercherò di spogliarmi dei preconcetti, di utilizzare tutte le risorse a mia disposizione e di farvi vedere, attraverso i miei occhi, mondi bellissimi e terrificanti, infinitamente piccoli ed infinitamente grandi.
Uno dei mie scopi sarà quello di farvi gridare, alla fine, le parole conclusive del racconto "Il video ci guarda" di Frederic Brown:
"Fatemi uscire di qui! FATEMI USCIRE!
Aiuto, che qualcuno mi AIUTI!
FATEMI USCIRE!
FATEMI USCIRE DA QUESTA SCATOLA!".
Mairi si muove in bilico tra sogno e realtà, a partire dal suo nome che ne nasconde uno vero: Roberta Verrecchia. Laureata in Scienze Naturali, ha collaborato alla realizzazione di uno spettacolo imperniato sulle fate, "Ballate di fate e folletti del parco dell'Acquafredda", allestito lungo un sentiero naturale a Roma e sta lavorando per la realizzazione di un altro spettacolo. Ha pubblicato sulla rivista di fantascienza "Fanucci News"; scrive racconti a cento mani su mailing lists a tema fantasy. Sul suo sito "Somnium" ha creato un mondo incantato dove muoversi tra miti, leggende, racconti, poesie, creazioni artigianali, fate e sogni: www.fdsoftware.it/mairi
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MAKING MOVIES
a cura di Davide Verazzani
Continuiamo a presentare, accanto alle recensioni delle pellicole presenti nelle sale, commenti a film di recente uscita in vendita ed a noleggio: in questo caso "Ricordati di me" e "La finestra di fronte", due film italiani di grande rilievo e grandi asppettative.
FANGO
di Dervis ZaimIl film:
FANGO (Çamur, 2003) REGIA: Dervis Zaim. SCENEGG: Dervis Zaim. FOT: Feza Caldiran. SCENOG: Adnan Öngün. MONT: Francesca Calvelli. COST: Gulnur Akay. MUSICA: Micheal Galasso, Koulis Theodorou. PROD: Deepak Nayar, Willi Baer. PRODUZ: Marco Müller. DISTR: Istituto Luce. ORIGINE: ITALIA/TURCHIA/CIPRO. DURATA: 1h:37’ FORMATO: 35mm colore. SONORO: Dolby SR. INTERPRETI: Mustafa Ugurlu (Alì), Yelda Reynaud (Ayse), Bülent Emin Yarar (Halil), Taner Birsel (Temel).Smettono mai le guerre, possiamo mai considerarci veramente in pace anche quando i colpi d’arma da fuoco smettono di fare la loro parte? Una risposta ce la può offrire Fango, opera numero 3 di Dervis Zaim, che è un altro di quei titoli che vanno ad aggiungersi alla lunga lista dei film antimilitaristi. Operazione lodevole nelle intenzioni, anche se meno nei risultati.
Il fango di cui sopra è quello del lago salato dell’isola di Cipro, che è stata testimone di una sanguinosa guerra combattuta tra turchi e greci. Questo fango ha capacità taumaturgiche, la gente lo raccoglie per curarsi, ma la zona è vietata e presidiata dai soldati turchi. Si saprà che è perché vi sono seppellite delle vittime di guerra di nazionalità greca. Uno dei soldati di guardia è Alì, proprio uno dei militari che presero parte a quegli scontri e che, anzi, fu causa dell’uccisione di alcuni soldati greci sepolti alla chetichella. Alì, ora, è piuttosto inspiegabilmente afono e si cura di nascosto con i fanghi miracolosi. Proprio durante una di queste applicazioni rinviene delle antiche statue preziosissime che, per colpa dell’avido amico Halil, saranno fonte di sventura per la sorella Ayse, donna con una gran voglia di maternità, e per l’ex compagno d’armi Temel, scultore che ora preserva lo sperma di coloro che hanno avuto le famiglie colpite dalla guerra…
Fango è un film che si basa su insistiti simbolismi e le cui metafore, per
quanto lodevoli, sono anche fin troppo trasparenti. La guerra è una brutta
bestia che colpisce inaspettatamente anche chi ti è vicino, puoi tentare di
occultarla seppellendola nel tuo passato ma essa scava sotterraneamente, come
una falda acquifera, e torna a galla all’improvviso quando meno te lo aspetti.
Le statue come simulacri degli uomini e delle loro parti malate, la
frantumazione come scissione dell’anima e della psiche, seppellimenti come
occultamento del rimosso, riesumazioni come riaffiorare dei ricordi
dall’inconscio, il mutismo come incapacità di testimoniare i crimini commessi,
la maternità come catarsi finale dove la duplicità del numero (gemelli)
sconfigge la morte. Tantissimi elementi ma mescolati alla rinfusa. Ci piace
immaginare il personaggio di Alì come un omaggio al surrealismo di Buster
Keaton, ma qui il carattere è sfuocato tra il paradigma e una parvenza di
realismo. Così come il paesaggio, usato bene in alcuni momenti, che non sa
decidersi tra lo spazio-zero della metafisica e la potenza di un territorio
primordiale.
E l’indecisione è un po’ il leitmotiv di questa pellicola, che chiude con un
finale posticcio applicato per far quadrare il cerchio di questa opera a tesi,
che – a detta dell’autore – dovrebbe avvalersi di una buona dose di umorismo
nero (ma dov’è l’umorismo nero e corrosivo di No Man’s Land?), e che dispiace
debba penalizzare pesantemente la prima produzione cinematografica
turca-cipriota, proposta da Raicinema, Marco Müller e Fabrica di Benetton.
ROGER DODGER
di Dylan KiddIl film:
ROGER DODGER (id., 2002) REGIA: Dylan Kidd. SCENEGG: Dylan Kidd. FOT: Joaquin Baca-Asay. MONT: Andy Keir. ORIGINE: USA. INTERPRETI: Campbell Scott (Roger), Jesse Eisenberg (Nick), Isabella Rossellini (Joyce), Jennifer Beals (Sophie)."Tra 10 o 15 generazioni il genere maschile sarà spazzato via e ci
ridurremo a spostare i divani aspettando gli ordini dalle donne". Questa è una
delle mille leggi e preveggenze sul futuro del genere umano che Roger insegna
al nipote Nick, adolescente desideroso di capire come gira il mondo e,
soprattutto, come rimorchiare le donne.
Le altre illuminazioni sono di variegata tipologia più o meno riproducibili in
queste pagine. Ma visto ciò che si vede e legge su internet oggigiorno non vi
disgusterà sapere che ci sono ben 8.000 terminali nervosi appena fuori dalla
vagina e che questa zona di immenso piacere non ha certo bisogno del maschio
per essere stimolata. Ecco quindi che l’uomo è inutile (anche per fare figli
ormai...) e finchè le donne non potranno spostare pesi con la telecinesi, il
loro ruolo non può che essere quello degli schiavi e della bassa manovalanza.
Il giovane Nick deve sorbirsi tutte queste teorie e molto altro ancora da
parte dello zio Roger, bello, giovane e di successo, dotato di grande
parlantina e (apparente) capacità di rimorchiare.
Roger è un fiume in piena in grado di tenere conversazioni con tutte e su
tutto. Si è meritato sul campo il soprannome di "svicolone" perchè in grado di
tirarsi fuori da ogni complicazione grazie alla sua loquacità.
Ma se è vero che chi parla male vive male, non basta parlare bene per vivere
bene.
Roger soffre oltre misura la storia di amore con Joyce che lo prende e lo
lascia come un sacco di patate in mezzo alla strada. E man mano che insegna a
Nick a rimorchiare svela tutti i suoi punti deboli e la finale alienazione del
ricorso a bordello, "piano di emergenza" per non chiudere le notti in bianco.
Roger è un perdente ma pur continuando a dispensare teorie di abbordaggio al
nipote e ai suoi amici, nel finale del film si riappacifica con la sorella e,
soprattutto, evita che Nick cada nell’abisso in cui è caduto lui e lo strappa
da uno squallido bordello.
E’ un film interessante Roger Dodger girato con la macchina a mano e con
estenuanti campo-controcampo nei dialoghi e lunghi piano sequenza nelle
"lezioni" di Roger. Un film parlato, buio, notturno, in una New York che non
si svela mai se non nelle sue sale per le feste, nei suoi locali seminterrati
e nei suoi vicoli traboccanti di luridi sacchi della spazzatura.
L’opera prima di Dylan Kidd, 33enne newyorkese di adozione, non delude nel suo
svolgimento e forse stucca solo nel finale, al solito condito con il buonismo
all’americana che vuole a tutti i costi la redenzione del cattivo.
Ma Dylan Kidd supera comunque la prova perchè da uomo ha il coraggio di descrivere l’uomo (inteso come "maschio") ormai al tramonto, completamente succube del genere femminile. E noi, cronisti uomini, con in mente ancora il sorriso di Joyce nel film e delle nostre ex-mogli nella realtà, usciamo dalla sala guardinghi, ci allontaniamo dagli sguardi sorridenti delle ragazze intorno e cerchiamo conforto nell’alcol e nella patetica convinzione che le donne abbiano bisogno di noi. Grazie a questo film il grande complotto delle femmine è stato scoperto e da qui parte la resistenza. Del resto 10 o 15 generazioni non sono poi molte.
(Alessandro Tovani)
LA FINESTRA DI FRONTE
di Ferzan OzpetekIl film
LA FINESTRA DI FRONTE (2003) REGIA: Ferzan Ozpetek. SCENEGG: Gianni Romoli, Ferzan Ozpetek. FOT: Gianfilippo Corticelli. SCENOG: Andrea Crisanti. MONT: Patrizio Marone. COST: Catia Dottori. MUSICA: Andrea Guerra. PROD: Tilde Corsi e Gianni Romoli. DISTR: Mikado. ORIGINE: ITALIA. DURATA: 1h:46' INTERPRETI: Giovanna Mezzogiorno (Giovanna), Massimo Girotti (Davide), Raoul Bova (Lorenzo), Filippo Nigro (Filippo), Serra Yilmaz (Eminè).Giovanna fa la contabile in un'azienda che confeziona polli, è sposata con Filippo, ha due figli che sono due piccole pesti e, tutti insieme, vivono in un quartiere popolare di Roma nei pressi del ghetto ebraico. Un giorno come tanti altri lei e il marito incontrano un uomo anziano in evidente stato confusionario che dice di essersi perso e di non ricordarsi chi è, anche se, più tardi, dirà di chiamarsi Simone. Le circostanze portano Simone a vivere in casa della famiglia di Giovanna, e quella che doveva essere una convivenza temporanea rischia di trasformarsi in permanenza duratura con tutti gli inconvenienti annessi, compreso l'affiorare di molti contrasti latenti tra Filippo e Giovanna, la quale finisce per chiudersi sempre di più in se stessa e fantasticare sul bel vicino che abita nel palazzo di fronte e che lei spia dalla finestra della cucina. La ricerca dell'identità di Simone fa incontrare Giovanna e Lorenzo, il vicino, che si scoprono attratti l'uno dall'altra. Ma prima di poter definire un loro avvicinamento devono scoprire che l'identità di Simone si cela nella notte del 16 ottobre 1943, quando i nazisti rastrellarono gli ebrei del ghetto, e che, come allora furono fatte delle scelte, anche loro oggi devono scegliere quale futuro intraprendere…
Per definire che cos'è l'ultimo film di Ferzan Ozpetek forse sarà meglio definire per antitesi, come si fa in filosofia, che cosa non è l'ultimo film di Ferzan Ozpetek. Non è un film sulla memoria dato che lo sterminio ebraico rimane sempre adombrato e fuori campo, a margine della vicenda vissuta dalla protagonista principale; e la trasparente metafora della smemoratezza individuale = smemoratezza nazionale diventa un bel pasticcio con tanto di buchi di sceneggiatura, dove non è ben comprensibile se la perdita di memoria di Simone/Davide sia effettivamente reale o semplicemente simulata (come mai tutto ad un tratto lo smemorato ritrova la strada di casa? Il suo è forse uno stato confusionale ricorrente? Di fatto la sceneggiatura non lo spiega).
Non è un film sul tradimento dal momento che alla fine non viene perpetrato alcun tradimento, e tantomeno è un film sul desiderio poiché la fantasia di Giovanna è subito appagata e "frantumata" dall'incontro prosaico con Lorenzo (altri sono i film sul desiderio: da La finestra sul cortile di Hitchcock a Un affare di gusto di Bernard Rapp, solo per citare due estremi a caso).
Sarà un film sulla solitudine? Pare ben strano: la morale che Giovanna trae dall'insegnamento di Davide ("Vivi, non limitarti a sopravvivere") la riconduce in seno a quella famiglia nella quale essa non si riconosceva più; in una parola, alla fine ci ritroviamo esattamente al punto di partenza.
E allora bisognerà piuttosto aprire una questione sulla "modernità" del cosiddetto nuovo cinema italiano e di come l'intellighenzia dei "giovani" registi si rinchiuda in questa idea angusta e piccolo borghese della famiglia e del matrimonio come ancora di salvezza, quando, fino a qualche decennio fa in epoca di ben altri rinnovamenti, il matrimonio era ritenuto la tomba dell'amore.
Mah, forse sarà un film sull'ordine dei pasticceri visto le numerose golose inquadrature ad alto tasso d'iperglicemia. Se voleva essere un quadro realistico della classe lavoratrice italiana (come le dichiarazioni del regista in conferenza stampa confermano, poiché egli ama stare a contatto con la gente "normale" di tutti i giorni), è da considerare un fallimento su tutta la linea.
Dal mazzo salviamo la rappresentazione urbana di una Roma popolare e multietnica decisamente ruspante ed efficace e la professionalità e preparazione di Giovanna Mezzogiorno, bravissima a dipingere le mezze tinte dei dubbi di questa lavoratrice media come tante. Ma se il cinema italiano ha avuto la sua gloriosa parentesi neorealistica è stato anche perché, oltre a grandi registi, ha avuto anche grandi scrittori. Oggi se un regista vuole essere "neorealistico" deve affidarsi ad uno sceneggiatore come Gianni Romoli che, oltre ad aver sceneggiato i due precedenti lavori di Ozpetek, Harem Suare e Le fate ignoranti, ha firmato chicche come Sono un fenomeno paranormale e Rimini, Rimini di Sergio Corbucci, La setta e DellAmorte DellAmore di Michele Soavi, Trauma di Dario Argento e Palla di neve di Maurizio Nichetti, oltre a Fantaghirò, Sorellina e il principe del sogno e altre amenità varie in tv (e il ménage a tre del film sa parecchio di soap televisiva da prime time). Oltre che, ci sia concesso, dubitiamo fortemente che un regista che percepisce paccate di milioni per ogni spot pubblicitario che dirige possa permettersi di farsi portavoce di coloro che quando entrano in un supermercato devono fare i conti mentalmente perché gli bastino i soldi, se non appunto per un puro sentimento populista.
Ozpetek, con ingenuità rivelatrice, non saprebbe dire cosa lo lega così strettamente a quest'ultima sua opera. Non sa nemmeno se dirigerà altri film, forse un giorno se avrà la giusta ispirazione. Ma, alla fine della fiera, dopo che abbiamo stabilito cosa questo film non è e cosa questo regista non sa, un paio di domande sorgono spontanee: perché fare questo film? Perché fare questo tipo di cinema?
(Tullio Di Francesco)
RICORDATI DI ME
di Gabriele MuccinoIl film:
RICORDATI DI ME - di Gabriele Muccino - con Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Silvio Muccino, Nicoletta Romanoff, Monica Bellucci - Distr.: Medusa - Durata: 124'.Carlo e Giulia sono sposati da vent'anni. Da giovani hanno avuto sogni artistici, ma ci hanno rinunciato in nome della famiglia e di una vita inquadrata. I loro due figli adolescenti, Valentina e Paolo, hanno i sogni tipici della loro età: lei vuole sfondare in televisione, lui vuole avere una relazione stabile con una ragazza. La situazione precipita quando Carlo riincontra Alessia, antico amore di gioventù: sull'onda dell'entusiasmo, si licenzia, ricomincia a scrivere e prende in considerazione l'idea di lasciare la famiglia. Ma mentre a poco a poco i sogni degli altri tre diventano realtà (anche Giulia torna a recitare in un teatrino off), quello di Carlo è destinato a sfaldarsi. O forse, solo a posticiparsi…
Dopo le ansie dei diciottenni ("Come te nessuno mai") e quelle dei trentenni ("L'ultimo bacio"), ecco puntuali quelle dei quarantenni. E speriamo davvero che Muccino si fermi qui e cambi tematiche, perché l'involuzione è evidente, e persino imbarazzante: l'aderenza alla realtà e lo sguardo affettuoso sulle difficoltà degli adolescenti (e in parallelo dei loro genitori quarantenni) sono diventati via via un diffuso qualunquismo nei confronti dei loro "fratelli maggiori", sorretto peraltro da una tecnica registica notevole e da interpreti affiatati che nascondevano i vizi del soggetto, ed infine una sequela ininterrotta di luoghi comuni e banalità in questo film, che rovescia il punto di vista di "Come te nessuno mai" mettendo al centro una coppia di quarantenni in crisi. Come se non bastasse, l'intento che sta alla base della pellicola è persino nobile, visto che si tratta di stigmatizzare la vacuità del mondo televisivo, appiattito su schemi patinati e banali, e di ridare vitalità ai sogni adolescenziali, che in ogni momento possono (anzi, "devono", dato lo sviluppo drammatico) scompaginare l'esistenza e dare fiato nei momenti di debolezza; peccato che a rendere tale idea di fondo ci sia una sceneggiatura colma di stereotipi sociologici da Costanzo Show, che presenta personaggi talmente virati verso l'eccesso da risultare macchiettistici, ed in cui l'identificazione è pressocchè impossibile (a meno di non essere ipocriti, o di appartenere all'ala più sorda dei radical-chic da salotto); a furia di scene madri e frasi fatte, il rischio reale è quello in realtà di strizzare l'occhio proprio a quel mondo che si vorrebbe condannare.
Nemmeno l'impegno degli interpreti salva il film dal naufragio: Bentivoglio
gira spaesato tra i cocci della sua esistenza, con un volto da "che ci faccio
qui?", e la Morante non sa far altro che illustrare le sue ansie da
quarantenne con pose da nevrotica che nulla aggiungono al personaggio; è
indicativo allora il fatto che a risaltare sia chi non è un vero interprete,
come la Bellucci, naturale come non mai, e la giovane Romanoff, che "buca" lo
schermo coi suoi sguardi maliziosi.
Di questi bozzetti d'accatto, falsi come gli indici ISTAT che ci dicono che i
prezzi non sono cambiati con l'avvento dell'Euro, ne facciamo volentieri a
meno. La probabile esplosione positiva al botteghino, che porterà il film in
testa agli incassi, non farà altro che del male al cinema italiano, nonostante
articoli di opinionisti incalliti cercheranno di convincerci del contrario. Ma
chi veramente vuole appassionarsi alle ansie dell'età di mezzo, potrà fare a
meno di attraversare queste paludi. Ed aspettare che a descriverle ci pensi un
regista meno intento a imbellettarsi per chiunque e più attento alla
credibilità di quel che racconta.
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INCONTRO CON LA POESIA
a cura di Caterina Mannelli
Presentiamo, in questo numero, due poesie di Giancarlo Grilli.
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Abitudine
Mi manca
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Madre mia perduta oltre
le rupi afgane (al piccolo Samir)
Talebana era mia madre d’inesplorata forma ed ignorato viso d’occhi colorati senza foggia e tinta lampi di rabbia cieca affioranti oltre le grate sinuose del suo burka ove guardava il mondo con quanta smorfia le comparve in viso il dì che nacqui figlio d’occidente.
Talebana era mia madre dai sorrisi assenti e dai silenzi parlanti dagli sguardi spaziati sull’arido pulviscolo ove cingoli bruni ed assordanti lasciano tracce consunte che il vento dell’alba confonde con la cipria dei mortai.
Talebana era mia madre né conobbi il nome né il caldo tepore del suo corpo stretto al mio divorando veloce il madido sudore dei primi pasti mentre violentavo tenere mammelle come lugubri sipari sul mio mondo di fanciullo.
Talebana era mia madre ed io l’ombra misera dei suoi mali lasciati al sole immobile delle digrignanti balze che risalgono al Kyber Pass ignare ammiratrici di sbuffante motore ed inquinato fumo denso che mi staccò subito da lei.
E di lassù indugiò l’ultimo pensiero donde la strada prende a scendere verso nuovi deserti e rupi e là Morgana di casa fra gli sterpi qual misericordiosa diva confuse il mio vagito con lo stridulo di ruote che mi portavan oltre dove oggi ancora mi costringo madre mia a indovinarti il viso.
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IL RACCONTO
Anche questa volta presente un racconto che tenevo moltissimo a pubblicare. Un "manifesto di tutte le donne del 2000, ovvero quello che le donne realmente desidererebbero accadesse, ma che ahimè resta sempre nei loro sogni", come dice l’autrice stessa. Leggetelo. Aspetto i vostri commenti.
DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
di Roberta Giudetti
Accadde all’inizio della primavera: Claudio disse -Ci sei andata pesante col fard!-.
E Annabella rispose: -Anche tu però, ancora quella cravatta orrenda. Non è che ci porta sfiga? Sono anni che te la metti e ancora non è successo niente!-.
Battibeccavano sempre prima di un colloquio di lavoro, era quello in realtà il loro rito propiziatorio.
Mentre stavano uscendo, tutti si voltarono verso la porta perché la discussione fra i due era stata più accesa o forse solo più realistica del solito: doveva essere un cliente importante per essere così tesi e nervosetti.
Ma quando fecero ritorno nessuno dubitò dell’esito del loro colloquio, li si sentiva cantare fin dal cortile. Entrarono lanciando banconote del monopoli in giro e stonando "Money makes the world go round, the world go round…". Claudio tippettando lanciò una moneta nella scollatura di Annabella. Lei agitò le spalle e fece boccuccia con aria sognante. -Mi sa che il colloquio è andato bene- fu il commento scontato di tutti. -Lo sapete cosa significano le parole di questa canzone?- chiesero Annabella a Claudio. -Siii!- rispose il coro -Che i soldi non sono tutto, ma tolgono il nervoso-.
Tutti i presenti si alzarono e parteciparono al loro entusiasmo. Ancheggiarono, stupidarono, e si ubriacarono. Sempre primi quando c’è da fare un po’ di casino, quelli di Immagine Unica. Ma erano tutti felici per i due boss.
Sono alcuni anni che Claudio e Annabella, ufficialmente i fondatori di Immagine Unica, lavorano nel settore della comunicazione multimediale: sono web-manager. Cosa diavolo fa un web manager ancora non lo ha capito nessuno, però si sa che passa la sua vita al telefono.
A volte li senti che danno effettivamente ordini a qualcuno che sta dall’altro capo, ma altre volte parlano del nuovo centro sportivo di chissadove, delle tartine flambè, dell’alito del cammello, dell’effetto serra, dell’ultimo film di Pincopallino… nell’ambiente si dice "fare p.r.". Forse significa "pettegoli riuniti", non so. E li pagano pure.
Immagine Unica è affollata di strani individui in realtà: grafici pubblicitari, art director, aspiranti stilisti, disegnatori di gioielli, programmatori informatici: mai vista una simile accozzaglia di gente. Però insieme lavorano bene, e producono pure.
Dopo quel colloquio, dopo essersi accaparrati un cliente veramente importante, la loro vita iniziò a cambiare. Soldi, finalmente, soldi: affitto pagato, computer nuovi, champagne!
Claudio e Annabella avevano fatto il grande salto. Con tutto quello che ne consegue. Più successo, meno tempo da dedicare a se stessi e agli altri.
Non è facile conciliare il lavoro con la famiglia o con il proprio compagno già se si fa un lavoro normale. Ma Claudio e Annabella non fanno un lavoro normale, come del resto tutti gli altri qui a Immagine Unica: qui non ci sono cartellini da timbrare, non c’è orario.
Comunque loro adesso sono talmente occupati che si sono resi meno disponibili, a casa e anche a Immagine Unica. Per esempio oggi manca la carta igienica, il radiatore perde, la lampadina del bagno si è fulminata, la scorta del caffè è terminata, e sono le quattordici, è l'ora della soap. Tutti sono piazzati di fronte alla TV, potrebbe scoppiare il radiatore che perde e nessuno batterebbe ciglio. Tanto come al solito ci pensa Claudio, ma anche per lui c’è un limite. Potrebbero interpellare anche Annabella qualche volta. -Ma non sapete sbrigarvela da soli? E lo so che l’ho sempre fatto io ma adesso si cambia. E Annabella. Dov’è Annabella?-.
Ma Annabella ha ben altro per la testa: c’è aria di crisi a casa sua. Suo marito da un po’ di tempo l’ha etichettata con quell’orribile immagine della donna in carriera e allora lei gli ha risposto che lui non ha capito davvero niente. E anche se Annabella è una che non confonde mai la vita privata con quella professionale, ha scoperto di essere umana. Questa volta non riesce a tenere tutto sotto controllo come fa nelle convention che organizza. Non si può fare nulla: "il bush australiano non è abbastanza fitto per scappare da un uomo che vuole un figlio da te". Perché questa è la vera causa della crisi: Ettore, suo marito, desidera un figlio. Da lei ovviamente.
Ma lei e Claudio hanno ingranato così bene che non può mollare adesso. Le nausee, la pancia, il mal di schiena, l'emocromo e la toxoplasmosi, e inspira e espira, e poi le notti insonni, le cacchine, le colichine, i vomitini… non se ne parla.
-Sai la mia amica Angelica, sì quella che faceva la grafica per la Digitel, sai cosa fa ora? Risponde al 187. E certo, ha fatto un bambino e dopo la maternità ha pure chiesto l’aspettativa perché non c’era posto al nido. Poi è tornata ma siccome voleva crescerselo sto bambino, ha chiesto il part-time. E sbem, l’ha preso in quel posto. E certo, è una donna, ma che faccia la mamma, che cosa vuole? vuole pure soldi? e vuole persino il suo lavoro? E la mia amica Sonia, quella che lavorava alla Ecker Edizioni? A casa anche lei. Un’altra che quando è tornata dalla maternità ha chiesto il part-time e l’hanno talmente sommersa di lavoro che alla fine ha mollato per la disperazione. -Mah sì, ora mi godo la mia creatura, magari ne faccio un altro subito così mi rimetto in gioco fra qualche anno, quando vanno tutte e due a scuola…-. No, stiamo scherzando? Stacci tu a casa, rinunciaci tu al tuo lavoro. E non me ne frega niente dei fianchi larghi e delle tette che arrivano alle ginocchia, non è per quello. Non ho detto che non voglio figli in assoluto, non li voglio adesso. Perché è adesso il mio momento-.
E in effetti è così, non sono le smagliature che la preoccupano ma il tempo. E il suo di tempo ora non può condividerlo con nessuno, neanche con suo marito.
Perlomeno è quello che crede: si è convinta che fra qualche anno sarà diverso ma in realtà ha solo paura che un figlio possa sconvolgerle la vita, quell’equilibrio che si è costruita a forza di gomitate, di notte insonni, di impegno e volontà.
Si sente addosso tutti gli occhi del mondo, perché è questo che il mondo si aspetta da lei -Ma cosa vuoi ancora? Hai un marito meraviglioso, una bella casa, hai già 32 anni… quando vuoi farlo sto figlio? Poi ti prendono per sua nonna-.
Parte l’elenco dei rischi di un primo figlio dopo i 36: amiche, cognate, mamme e suocere sono informatissime a riguardo, abbonatissime a Mamma felice, Bambini si nasce e Salviamoli! nuova rivista new-age che fornisce tutte le ricette immaginabili per vivere sereni e scoppiare di salute.
Amniocentesi, villocentesi, tri-test, ecografia transvaginale per la rilevazione della translucenza nucale… sono solo alcuni degli esami cui per forza dovrà sottoporsi se deciderà di aspettare ancora. E comunque non è detto che il rischio di avere un figlio non sano sia veramente scongiurato, e allora…
Allora Annabella urla. Se aveva qualche dubbio prima ora non ne ha più. E poi bambini si possono anche adottare, per Dio.
Ma Ettore ne vuole uno suo. E che se lo faccia. Se lo faccia con una di quelle ninfette univeristarie che gli girano attorno. O se lo faccia con quella ritardata di Valeria che quando lo vede fa sempre la gattamorta.
Valeria è la segretaria tuttofare di Immagine Unica, disordinata e confusionaria, utile quanto un frigorifero al Polo Sud. Quando il marito di Annabella viene a prenderla, Valeria si trasforma e da oca giuliva diventa Nonna Papera.
Non è scema Annabella, di qualcosa si è accorta! Anche se è solo un sospetto quello che Valeria voglia rubargli il marito. Il fatto che Valeria nel giro di pochi mesi sia passata da quei suoi melensi maglioncini bon ton, da quella sua aria innocua da Mariamipento vogliomanonposso, tutta canzoncine Luna Pop e com’era verde la mia valle, alle camice tivedonontivedo, ai cantautori staseramisuicido, e ai quegli occhialini trendy da falsa intellettuale, proprio non la convince. E poi legge, legge in continuazione, e legge libri. Oggi canticchiava De Gregori, sfogliava La casa degli spiriti, e citava continuamente Pavese -eh lo so, lavorare stanca!-. Ma che ti citi, a chi lavorare stanca? non certo a te, non fai niente dalla mattina alla sera. De Gregori, Allende, Pavese… -ma chi sei, la figlia di Ettore?-.
Annabella pensa -ma guarda che coincidenza: Valeria è cambiata, Ettore è cambiato, Valeria sembra avere gli stessi gusti di quella mummia di Ettore…-. Annabella accende il PC, naviga un po’, digita nervosamente il numero di casa, tamburella sulla scrivania, si schiarisce la voce: "ma cosa vado a pensare, sono proprio esaurita. Ettore dove sei? Non sei a casa, non sei da tua madre, ti sto aspettando da due ore. Dove diavolo sei? Sono ancora in agenzia: richiama".
Sbatte il ricevitore così forte che Laura, la grafica di Immagine Unica, d’istinto controlla che non si sia rotto. Poi riattacca. "Lo vedi com’è Ettore? Inaffidabile." Poi ci ripensa. "No, non è vero. Ettore è uno preciso, puntuale… però è cambiato. Non so che cosa stia succedendo, ma ti dico che è cambiato. Io me lo sento, me lo sento nello stomaco che è successo qualcosa".
Non si è mai vista un’Annabella così a Immagine Unica. Tutti in agenzia la considerano granitica, qualcuno l’ha soprannominata il vescovo perché lei ha sempre una buona parola per tutti, nel senso che a tutti è in grado di dare un consiglio professionale e non. E ovviamente tutti la pensano strasicura di sé, tanto da passare a volte per supponente.
Invece questa sera Annabella traspare nella sua fragilità: è pallida, nervosa, e corre in bagno ogni mezz’ora. -Non devo aver digerito il Sonno della ragione oggi a pranzo- ovvero il panino più buono dell’universo mondo: salame, melanzane e worchester.
Fra uno sbadiglio e la nausea imperante Annabella chiede a Laura cosa ne pensa. -Tu un po’ lo conosci Ettore no? credi che potrebbe avere una storia… no, niente, sono fuori, lascia perdere-. E Laura lascia perdere e torna alla sua postazione, ma non può fare a meno di pensare che due più due fa ancora quattro persino per lei per cui la matematica è sempre stata un’opinione. Laura sa che Valeria si è presa una sbandata per uno maturo e sposato, gliel’ha confidato qualche settimana fa. E sa che stasera Valeria incontrerà quell’uomo… e se quell’uomo è Ettore come immagina lei, Annabella la licenza. E forse licenzierà tutti quanti, anche se non può farlo che lì mica sono alle sue dipendenze!
In realtà Annabella non deve temere nulla: suo marito è stato sì imbambolato da Valeria, si è persino sentito lusingato, ed è effettivamente seduto in pizzeria con lei ma non si tratta di omicidio premeditato. E Valeria, occhi annebbiati da cataratta sentimentale, sorriso implorante da semiparesi, ascolta Ettore parlare parlare parlare. Parlare di sua moglie.
-Sai come ci siamo conosciuti Annabella e io? Ah, questa te la devo raccontare assolutamente…-.
Parlare, parlare, parlare…
-…lei ancora non riesce a farsene una ragione ma io sono certo che vuole un bambino almeno quanto me… E poi sarebbe una gravidanza tranquilla, potrebbe lavorare fino all’ultimo perché lei è una roccia, non si ammala mai. Certe volte mi fa persino rabbia. Anche perché non sopporta che nemmeno io mi prenda qualcosa, non so un’influenza, un raffreddore. Anche adesso, le ho detto di farsi una visita perché non avrà niente, sarà lo stress, però ha sempre sonno, si sente debole…-.
-Ah sì, è vero- interviene all’improvviso Valeria che fino a quel momento, schiantata dalla noia, non aveva emesso suono. -Anche oggi è dovuta correre in bagno un sacco di volte: diceva di sentirsi male, aveva la nausea-.
-La nausea?!?-.
Quanta pazienza ci vuole per conquistare un uomo - pensa Valeria - troppa. Proprio non ce la fa più, sente che sta per esplodere. Lui e la sua sconsolata e deprimente voglia di paternità, la sua ossessione per questa donna così forte, così unica, e contemporaneamente così dolce…e basta. Notte persa e figlia femmina. Valeria non vede l’ora di scappare via, rimettersi a cantare Ramazzotti, leggere gli Harmony e indossare i suoi jeans tagliati alle ginocchia. E urlare -Cosa cazzo vuol dire "hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo?!?-.
Mentre Ettore, folgorato da un’idea che continua a ronzargli nella testa e dalla magica parola nausea, corre da sua moglie perché ormai ne è convinto: Annabella è incinta. E’ così? Aspettiamo un bambino? Lo sta dicendo con le lacrime agli occhi. Mentre Annabella sta per svenire e non dalla gioia.
-Ettore… perché vuoi avere un bambino?-.
-Potrei dirti che mi sembra l’ovvio completamento di qualsiasi coppia, ma non è solo questo. La nostra vita sarà piena e bella anche se non avremo un figlio. Ma è la natura che si impone, è l’onore della vita. E forse è anche l’egoismo che c’è in ognuno di noi: pensarmi vecchio, senza avere visto il sangue del mio sangue…-.
-Sai che questi discorsi mi fanno arrabbiare, vallo a dire a tutti quei bambini che hanno solo bisogno di trovare una casa, una famiglia pronta a volergli un po’ di bene anche se non sono sangue del loro sangue…-.
-E va bene, se vuoi che proviamo con l’adozione, non è semplice ma…-.
-Io non voglio niente, niente. Forse sono incinta, e allora? Io non lo so se lo voglio un bambino. Mio, adottato, in affido, cosa cambia? Io mi conosco, non ce la faccio a rinunciare a me stessa, io non mi annullo, io… Una cosa la so: i bambini ti insegnano i tuoi limiti. Io lo so di avere grandi, enormi limiti!-.
-… ti insegnano le tue risorse-.
Annabella sta ancora meditando sulle belle e rassicuranti parole di Ettore. Non sa ancora se terrà il bambino ma la sicurezza che le infonde suo marito le dà grandi speranze. E poi si sta abituando sempre di più all’idea di avere la pancia, e le piace persino il seno così gonfio come mai aveva avuto prima. Alla sua vita non sarà sottratto nulla, ma sarà mille volte più ricca. E forse finalmente in pace. Ettore infatti ha già chiesto, a partire dalla scadenza del nono mese, un anno di aspettativa. A lui non importa staccarsi per ben 365 giorni dalle sue sudate carte specie per questa ragione. Annabella, tempo tre mesi dal parto, sarà di nuovo in pista. Magari con qualche stacco qua e là, qualche week-end lungo, o forse no. Si ributterà a capofitto nel suo amato lavoro e come fanno di solito i papà, tornerà a casa alle otto di sera strafelice di riabbracciare la sua creatura e pronta a rotolarsi con lei sul tappetone e ghegheghe e fa il sorriso alla mamma, fai ciao con la manina. E sorriderà al brontolio di sottofondo di Ettore contrariato perché il suo risotto mare e monti sta scuocendo e Annabella si è scordata anche stavolta di comprare il pane e poi -ci fosse una volta che arrivi in orario, stasera proprio non ce la facevo più, non ha dormito un minuto questa frignona. Mi sa che fa altri denti…-.
Roberta Giudetti
- Quella nata a Milano nel 1964. Quella della tesi su Bruno Munari e dei laboratori tattili del 1992. Quella della collaborazione con Salvatore Nocita del 1993. Quella che si è sposata nel 1995. Quella che è diventata mamma di Jacopo del 1997. Quella di A casa di Irma nel 1998. Quella di Un posto al sole del 1999. Quella che è diventata mamma di Francesco del 2000. Quella che insegna Lettura dell’immagine cinematografica all’ACME del 2001. Quella delle collaborazioni con le edizioni Erickson del 2002. Quella che collabora con Magnoliaitalia del 2003. Quella che scrive da sempre… Ognuno conosce una Roberta Giudetti diversa.
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QUESTIONE DI LETTURE
di Rita Marinelli
Inizia una nuova serie di racconti autobiografico–letterari sull’effetto che le riviste (e, in questo caso, i buoni e cattivi consigli) possono avere nulle nostre vite.
PARTE I – DI CORSA
Di corsa, sempre di corsa. Lascio il lavoro e corro a casa a pranzare, anche questo pasto di corsa. Insalata e fesa di tacchino ai ferri: nessun sapore. La mente è proiettata verso altro, verso la prossima corsa. Lavo i denti, afferro la borsa, guadagno terreno verso la porta. Apro, chiudo: sono fuori. Ho solo venticinque minuti per arrivare alla mia meta, 3 chilometri tutti di corsa con alcune fermate obbligate: odio i semafori. Attraverso vie e sottoportici, salto da un marciapiede all’altro, mi illudo che passare a destra della fontana, invece che sul lato sinistro, mi farà guadagnare secondi preziosi. Mi illudo, appunto.
Ancora 7 minuti e sarò definitivamente in ritardo. Non mi è mai piaciuto presentarmi in ritardo agli appuntamenti. Non mi sono mai stati simpatici i ritardatari cronici. Per me lo fanno apposta: escono di casa due minuti prima dell’incontro proprio per arrivare tardi. Li detesto. Dimostrano mancanza di rispetto per chi li attende. Io non sarò mai così. Mai.
Sono le 14.05 ed ho il fiatone. Spingo la pesante porta per entrare, un sorriso luminoso stampato in faccia –Ciao! Scusate il ritardo-.
Germano mi sorride attraverso il grande specchio; ha le mani infilate nei capelli di un’attempata signora che sfoggia, con disinvoltura, una chioma tanto fulva quanto improbabile.
–Ciao Rita. Come stai?-. E’ proprio un bel ragazzo. Dopo tanti anni ancora mi stupisco che non sia gay. Forse perché in televisione i parrucchieri da donna sono sempre omosessuali.
-Bene, grazie. Ho fatto una corsa…-.
-Ciao Rita-. La voce di Pamela mi raggiunge dal retrobottega.
–Ciao Pam-. Sono proprio contenta ci sia. È una ragazza minuta, semplice. Molto simpatica. È un po’ di tempo che lavora per Germano, almeno un anno. Tempo addietro ero venuta qui per un taglio di capelli. Germano, stracolmo di lavoro, mi chiese se poteva farmi fare la messa in piega da lei. Non ne ero particolarmente contenta, ma c’erano altre 4 persone in attesa di essere serviti e tutti pretendevano lui. Volevo dare il buon esempio, volevo fare la signora. Accettai. Ora non cambierei Pamela con nessun’altro esperto del capello. Ogni volta che esco dal negozio mi sento straordinariamente bella.
-Fammi strafiga che ho un appuntamento- dico sorridendo maliziosa.
-E’ quello dell’altra volta?-. Ha il tono sinceramente interessato.
-No, nuovo, mai uscita prima-.
-Ma quanti uomini ti girano intorno? Mi pare proprio tu non abbia difficoltà a trovarne uno-. Sembra un po’ stupita della cosa. Posso capire la sua perplessità: non sembro una che acchiappa. Eppure è qualche mese che mi capita questa cosa. Piaccio, forse perché mi piaccio io. Forse perché faccio in modo di piacere.
-Già, è un periodo che sono fortunata. Difficilmente passo un sabato o una domenica in casa-.
Mi accomodo al lavello, è il mio momento preferito. Ci sono stati giorni in cui sono venuta a farmi i capelli solo per farmeli lavare. Perché la particolarità di questo posto è il massaggio che ti regalano quando ti lavano i capelli. Ti viene voglia di staccarti la testa dal collo e di lasciargliela lì per un paio di mesi.
-Ti va un caffè?-. Speravo proprio che Germano me lo offrisse, ero uscita di casa senza avere il tempo di berlo.
-Magari-.
Accende la macchina dell’espresso nel retro, poi torna da noi. La signora fulva è già andata via.
-Stavamo ridendo prima con Pamela su una cosa. Ho comprato un giornale nuovo per uomini, Fox. Ci sono delle cose incredibili scritte lì sopra. Tu sai cos’è la balanite? È una malattia dei genitali maschili. Ma ti rendi conto di quanto è ridicolo il nome? Come si fa a dire "sai, ho la balanite"? Ti ridono in faccia se lo dici-. Ride divertito. Ha ragione, è ridicolo, e rido con lui.
-Fammi vedere un po’ questo giornale-.
Lo sfoglio mentre mi asciugano i capelli. È la prima volta che leggo un giornale da uomo. Ho sempre creduto che fossero tutti come Quattroruote (motori, motori ed, in alternativa… motori!), come la Gazzetta dello Sport (calcio, calcio o, in alternativa, motori o qualche maltrattato sport minore –nessuna notizia dal mondo reale) o, al limite, come Max e GQ (spettacolo, sport, motori e donne nude –un’alternativa velata a Playboy). Questo no. Sembra un giornale femminile, ma i destinatari sono uomini.
Un paio di articoli attirano la mia attenzione. Il primo insegna a slacciare con disinvoltura il reggiseno, passo dopo passo, disegno dopo disegno. Allacciature davanti, allacciature dietro, ogni segreto svelato. Ma è davvero necessario spiegare come si slaccia un reggiseno? Non è come smontare il carburatore di una Ferrari. Non sarà mica complicato slacciare due gancetti? Forse noi donne siamo meglio degli ingegneri del cavallino rampante? In fondo sappiamo anche allacciarli i reggiseni. E ce li vendono pure senza libretto di istruzioni! Sorrido incredula e vado oltre.
Passo all’altro articolo. Porta avanti una bizzarra teoria: insinua che, da come mangia una donna, si possa capire come questa si comporta a letto. Se prima ero perplessa ora sono davvero sconcertata. Qui dice che se assaggia di tutto è una donna fantasiosa a letto; se è monotematica nella scelta dei cibi lo sarà anche a letto; se mangia lentamente bisognerà armarsi di pazienza. Ed io che salto i pasti?
Rabbrividisco, chiudo il giornale. Certo che ne mettono di idee bislacche in testa agli uomini.
-Finita. Come ti vedi?-.
-Bellissima, come sempre-. Pago, lascio la mancia, sorrido, saluto tutti e ricomincio a correre.
Al sabato pomeriggio il supermercato appare come un formicaio in piena attività. A guardarlo dall’alto non si direbbe che ogni formichina abbia un suo preciso compito. Eppure tutte sanno dove andare, cosa fare e perché. Proprio come i forzati dello shopping.
Prendo lo stretto necessario: yogurth, frutta, pane, prosciutto crudo, baccalà mantecato, deodorante, carta igienica, bagnoschiuma alla vaniglia. Coda interminabile alla cassa. Finalmente un po’ di riposo. Sarebbe persino piacevole avanzare lentamente verso il tapis-roulant della cassa se tutti quelli in fila la piantassero di lamentarsi della lentezza della cassiera. Ma hanno mai provato loro a passare prodotti allo scanner ed imbustare per 4/6 ore di fila? Credo mi si spappolerebbe il cervello solo per la ripetitività del lavoro. E dover anche sopportare i musi lunghi e i rimbrotti di tutti quelli che ti passano davanti deve essere da istigazione all’omicidio. Tocca a me.
-Buongiorno- dico con un sorriso a 32 denti. La cassiera è tesa e seria, sembra abbia un dolore dentro. Mi pare abbia le lacrime agli occhi.
-Buongiorno signora- risponde con gentilezza ma con il viso tirato.
Attendo finisca il conto, pago con il bancomat. Approfitto dell’attesa e le dico sempre sorridendo: -Ha un profumo buonissimo. Cosa usa?-.
Mi guarda, si illumina, sorride. Forse sono la prima a dirle qualcosa di carino oggi.
-Cacharel. E’ buono, vero?-.
-Buonissimo. Eau de toilet o profumo?-.
-Eau de toilet, è più leggera-.
La cassa sputa fuori la mia ricevuta bancomat; la ringrazio di avermi fatto il conto e dell’informazione sul profumo. La saluto e corro via. Mentre mi allontano mi giro a guardare la ragazza. È sorridente. A volte basta poco per cambiare lo stato d’animo di una persona. Basta essere gentili, anche se si deve raccontare una piccola bugia sulla bontà di un profumo.
Doccia bollente. Ne avevo proprio bisogno. Infilo l’accappatoio rosso: chissà perché, prima di uscire con un uomo lo indosso sempre. Forse mi fa sentire erotica. Mi trucco. Indosso la camicia goffrata bordeaux ed i pantaloni neri, scarpe basse. Un ultimo sguardo d’insieme e poi corro all’appuntamento.
Parcheggio l’auto. Non riesco a vederlo in giro, ma anche lo vedessi non lo riconoscerei. È un appuntamento al buio. Lo chiamo al cellulare: -Dove sei?-.
Ride al telefono. -Sono fermo in macchina all’inizio del parcheggio-. Scende e si fa notare. Scendo anch’io, mi avvicino e gli sorrido.
Decidiamo di andare a prendere un aperitivo. Lo porto alla Terrazza, all’ultimo piano di un centro commerciale: lui non è della zona, non conosce la mia città.
Ci sediamo dapprima uno di fronte all’altra. Chiacchieriamo e ridiamo. Ci stiamo scoprendo l’un l’altro. Sondiamo il terreno per vedere se il feeling che avevamo notato al telefono si ripresenta anche in questa occasione. Il rumore nella sala aumenta con l’aumentare delle persone. Non mi va di urlare per farmi sentire. Mi alzo, giro intorno al tavolo e mi siedo accanto a lui. Giochiamo con gli altri avventori. Proviamo ad indovinare chi sono e che cosa gli passi per la testa.
-No, ti sbagli- dico io, –è una ragazzina, cerca solo di impressionarlo. Lui è molto più grande-.
-Sei tu che ti sbagli. Io le capisco queste cose. Basta vedere quello che sta facendo-.
-Chiacchiera e mangia un toast... cosa c’è di strano in questo?-.
-E’ il modo in cui mangia. Guarda come assapora il toast e come passa dalla salsa rosa alla senape. È un’ingorda. È una che a letto fa scintille-.
Com’è che mi sembra un argomento già sentito oggi? Cerco di diradare la nebbia che mi offusca il cervello.
-In che senso, scusa? Come fai a dire una cosa del genere? A me sembra non sia particolarmente attraente come ragazza-.
-Sono bravo a capire le donne-.
-Hai tutta questa esperienza?-.
-Basta un po’ di allenamento. Basta abituarsi a notare le cose. Io ho visto, per esperienza personale, che le donne che mangiano in un certo modo, a letto sono estremamente fantasiose. Altre, che mangiano in maniera diversa, sono diverse a letto-.
-Quindi le porti tutte fuori a cena per sapere come andrà il dopocena?-. La nebbia comincia a diradarsi.
-Certo. Se non credi alla mia teoria, questa sera vieni a cena con me e ti dimostrerò che ho ragione-.
-Non era prevista la cena a questo appuntamento-.
-Se vuoi sapere, devi restare a cena-.
-Va bene, così mi dirai come dovrei essere io, secondo te, a letto-.
Ci spostiamo al ristorante. Pizza per tutti e due. Lui prende la Diavola, io una Margherita. Continuiamo la nostra conversazione. Passiamo a parlare di erotismo e di quello che è erotico per noi. Parliamo di baci, di indumenti, di reggiseno. Un flash nella mia mente: "Gli uomini di solito hanno molte difficoltà con la biancheria femminile. In genere sono obbligata a slacciare da sola il reggiseno. Siete proprio degli imbranati", e rido della trappola che sto tessendo.
-E’ questione di arte. Basta un gesto solo a slacciare il reggiseno. Basta capire a tatto che tipo di chiusura ha. Due dita e il reggiseno è già per terra. Non sono come gli altri uomini io. Forse non l’hai ancora capito-.
"Certo che l’ho capito. Eccome. Sei anche peggio. Pieno di sciocchi stereotipi". Addento la mia pizza. La mangio volutamente con estrema lentezza, e nel frattempo assaggio vorace le patatine fritte che abbiamo ordinato. Raggiungo il massimo della sfacciataggine ordinando alcune salsine. Voglio mandarli in crisi, lui e il suo giornale da idioti.
-Ordiniamo il caffè?- chiedo ormai satolla. Ho mangiato troppo. Ma ne valeva la pena.
-Si-, e mi lancia uno sguardo da sesso. Da fesso. -Così adesso posso dirti come sei a letto- dice sorridendo sornione.
-Dimmi, sono curiosa- e abbasso il tono della voce per renderlo più erotico.
-Sai, le donne che a tavola assaggiano di tutto a letto sono molto fantasiose-.
-E quindi?-.
-Altre donne, che mangiano lentamente, l’ho provato sulla mia pelle, sono difficili da soddisfare. Lì bisogna avere molta pazienza e resistenza fisica-.
-Davvero?- faccio perplessa.
-Se invece mangiano normalmente ma sempre la stessa cosa, a letto sono monotematiche. Lo fanno sempre allo stesso modo-.
Sorrido: è in trappola! -E io come sarei secondo te?-.
-Hai mangiato di tutto e hai provato persino la mia pizza-. Risorride, sempre più sornione. -Dovrebbe dirti qualcosa questo. Hai assaggiato dal mio piatto. A letto dei un’amante fantasiosa, e adesso vuoi fare l’amore con me. Altrimenti non avresti assaggiato anche la mia pizza-.
Accidenti, è riuscito persino a elaborare un pensiero complesso: ha creato un collegamento fra il suo piatto ed il suo corpo. Sono sbalordita da tanta grazia.
-Ho qualche perplessità sull’equazione piatto uguale letto. Sei sicuro che assaggiare com’è venuta la tua pizza significa che voglio fare sesso con te? Perché sono certa che questa cosa non c’era scritta sull’articolo di Fox-.
Lo guardo ironica, dritto dritto negli occhi. In una situazione differente avrei anche potuto volermici tuffare, in quegli occhi.
Mi guarda come se fosse stato folgorato sulla via di Damasco. Ora sa che ho mangiato la foglia fin dall’inizio. Me lo immagino mentre con le unghiette dei piedi scava una fossa per nascondersi. È in evidente imbarazzo.
-Leggi Fox?- mi chiede malcelando la delusione d’essere stato scoperto.
-Mi è capitato proprio oggi fra le mani. È istruttivo sapere che gli uomini si bevono quelle sciocchezze. Ma è un po’ sconcertante scoprire che ne fanno un baluardo per conquistare una notte di sesso. Sorddio, acida, e aggiungo: -Ma per mia fortuna tu non sei come gli altri uomini, giusto?--
-Giusto-.
-Vieni, è tardi, ti accompagno alla tua macchina-.
Continuiamo a chiacchierare del nulla fino al parcheggio. Ci salutiamo. Ognuno sulla propria auto, in direzione della propria casa. Non credo proprio che lo rivedrò.
Mi fiondo sul divano, tolgo le scarpe, accendo la tv, slaccio il reggiseno che mi soffoca da ore. Rido sommessa della serata che ho vissuto.
È la prima volta in vita mia che esco con una rivista mensile maschile.
Speriamo non capiti più.
Rita Marinelli -
Dopo aver smesso di sprecare il suo tempo nella ricerca di una marito, ha deciso di impegnare le sue energie nella realizzazione di qualcosa di più importante. Non avendo ancora individuato quel qualcosa continua a lavorare come impiegata in una piccola azienda del veneziano… salviamola!
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MONDO NUVOLA
Viaggi nell’universo delle nuvole parlanti
PROFILI: WONDER PIG
di Danilo Loizedda
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Wonder Pig è una miniserie di dieci numeri che potremmo definire di fanta-umorismo. In sostanza non si tratta della solita parodia del super eroe o della storiellina leggera che si può leggere in cinque minuti. E’ un po’ un esperimento: incrociare una trama fantascientifica complessa con gag umoristiche, a volte legate al gusto del paradosso. Questo io come autore me lo posso permettere in quanto la serie è un’auto-produzione. E posso permettermi anche di variare la tecnica di realizzazione delle copertine albo per albo, cosa per cui credo un editore storcerebbe il naso. In sostanza il personaggio è un maiale dagli infiniti poteri fisici ma assai limitato in quanto ad intelligenza. La società è completamente composta da animali antropomorfi e vive intorno ad un’oasi protetta creata dopo che un’immane catastrofe atomica ha sconvolto tutta la vita sulla terra. Alcuni scienziati hanno infatti decontaminato un’area e vi hanno riportato un’esistenza normale escludendo tutti i contaminati. Gli scienziati però costituiscono una vera e propria casta di potere, e sia all’interno che all’esterno di quest’area si creano dei dissensi. In mezzo a questa situazione estremamente esplosiva si muove Wonder Pig combinando una serie di disastri e modificando inconsapevolmente lo svolgersi degli eventi. Attualmente è appena uscito il numero nove e la miniserie si concluderà col decimo numero a Marzo.
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CRONACA DI UN GIORNO DI SCUOLA
di Fabiana Gambardella
Fiabe e bambini, si sa, sono sempre andati d’accordo. La recente esperienza, concretizzata attraverso Magnolia, presso la scuola elementare consortile di Ponte Capriasca e Origlio (CH) me l’ha confermato per l’ennesima volta.
Il nostro intervento formativo era inserito in un contesto più ampio, volto a stimolare i bambini di terza, quarta e quinta a partecipare ad un concorso confederale di racconti fantastici. La scuola ha quindi organizzato una serie di iniziative in questo senso e la nostra lezione doveva, da un lato, fornire elementi utili alla stesura di un racconto; dall’altro essere di stimolo alla creatività degli alunni. Le tre lezioni, una per ogni corso (terza, quarta e quinta) sono state tenute dalla sottoscritta da Heiko H. Caimi e dalla sottoscritta.
Abbiamo chiesto di sistemare i banchi a ferro di cavallo, così appena suona la campanella e i bambini vengono a prendere posto, li abbiamo tutti di fronte. Gli insegnanti e le mamme che hanno collaborato ad organizzare questa giornata restano indietro, alle spalle dei bambini.
Aspettiamo che si faccia silenzio poi una maestra ci presenta. Abbiamo concordato di costruire una lezione leggera: di dedicare poco spazio alla teoria e il più possibile alla stimolazione della loro fantasia. Così, dopo un breve accenno alle regole base sull’impostazione di una storia, passiamo ad un gioco creato apposta per inventare una fiaba.
Il gioco è semplice: ci sono quattro buste nelle quali abbiamo inserito altrettante serie di bigliettini da estrarre che contengono, rispettivamente, possibili protagonisti, antagonisti, donatori magici e mezzi magici.
Estraiamo il primo, il protagonista, e chiediamo ai bambini di definirlo meglio. In tutt’e tre le lezioni i pargoli sono entrati subito nello spirito del gioco. I primi aggettivi sul protagonista arrivano con ordine: un bimbo alza la mano, gli si da la parola, espone la sua idea. Ma poi il gioco si fa interessante e gli interventi più disordinati: alcuni, per farsi notare, fanno numeri da circo con la mano alzata (dagli esercizi di contorsionismo ai balzi improvvisi). Altri sono un po’ più lenti nell’afferrare il gioco, o forse un po’ intimiditi, ma poi prendono il via e diventano irrefrenabili. Ad ogni domanda volta a far procedere il racconto c’è una selva di mani alzate ed un coro di "Io, io lo so!". Quando arriva il momento di pescare un secondo bigliettino, praticamente tutte le mani sono alzate!
La partecipazione dei bambini coinvolti in questa iniziativa è stata grande, come la loro capacità di mescolare insieme gli elementi più improbabili, appunto perché pescati a caso. Sono nate tre storie totalmente nuove ed assolutamente originali, come originali erano le soluzioni che ognuno di loro trovava alle difficoltà che mettevamo, a bella posta, sulla strada dei personaggi.
Una cosa mi ha colpita molto, come scrittrice di storie per l’infanzia: la capacità di inserire elementi di modernità in contesti fiabeschi. Val la pena di fare un paio di esempi. Quando abbiamo estratto una "principessa furiosa" e abbiamo chiesto ai bambini perché fosse furiosa, qualcuno ci ha risposto "perché le hanno rubato la Lamborghini". Io, da vecchietta quale sono, la principessa l’ho sempre mandata in carrozza! Oppure, quando abbiamo cercato di elencare le armi per il "cavaliere rosa", altro che spada e scudo: i bambini hanno inserito nella storia le più fantascientifiche armi offerte dai cartoni animati di matrice televisiva. Perciò, d’ora in poi, anche i principi di cui scrivo io avranno in dotazione almeno una spada laser, facendo tesoro della lezione appresa dai bambini di Ponte Capriasca e Origlio. Grazie bambini, e buon lavoro!
P.S. Un particolare ringraziamento a Maura Benazzo ed agli altri organizzatori dell’iniziativa.
Fabiana Gambardella
è una strana creatura che si aggira con circospezione per le strade di Milano, alla ricerca di una fiaba o una creatura mitica che ne abitino i misteriosi vicoli. Ha pubblicato il libro per ragazzi "Lo specchio magico" e collabora in veste di insegnante con Magnolia Italia: www.magnoliaitalia.com
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COMMENTI PROFANI
di Susanna Bonaventura
UNA STORIA AD EFFETTI SPECIALI: DESTROY di Isabella Santacroce
Un giorno mi rivolsi ad un’amica e le chiesi consiglio su come avrei potuto avvicinarmi ai vari stili di narrazione e allo stesso tempo stimolare la mia creatività. La sua risposta fu di consegnarmi una lista di una cinquantina di libri, ordinata per autore, rigorosamente in ordine alfabetico. Io la guardai perplessa. Lei, con un sorriso, mi disse semplicemente: leggi.
Adesso, periodicamente mi dirigo in libreria con l’immancabile lista segnando con una crocetta il libro acquistato. L’ultima scelta è caduta su DESTROY di Isabella Santacroce.
DESTROY, distruzione.
Il libro si apre con una lista di Track numerate. Si intuisce un personaggio, ma ancora non si conosce. […] Track 1: adori il tuo seno. Rotondità che sfiori orgogliosa […] Track 5: è arrivato il momento della scopata n. 23. Tutti i giorni a quest’ora lei arriva. […] Track 14: la tua immagine difficilmente si annulla dopo qualche minuto. A volte mi insegue per ore con allucinazioni di mani e seni grandiosi […] Track !7: Ripeto: la tua testa esplode. Come inizio è decisamente esplosivo. L’autrice non indugia a portare il lettore in un vortice devastatore. Fatico a capire il senso di quel che sto leggendo, mi sembra di essere in uno di quei sogni dove tutto gira attorno in modo irreale. Mi sento presa da una morsa feroce che mi attrae e intimorisce allo stesso tempo.
Dopo un paio di pagine entra in scena Misty, la protagonista, che presenta la sua abitazione, la sua città, e si racconta. […]la casa è vuota, solo una TV al centro di una stanza con tre finestre senza tende Ho sempre dormito per terra. L’incubo di cadere è più forte della classica comodità […] da 3 mesi e 12 ore vivo a Londra […].La metro che mi porta a Glouchester Road puzza di vomito scaduto e urina etilica.[…] Ascoltami. Sono sola e in lacrime dentro una chiesa vuota […]Guardami. Le mie tasche hanno rubato santini sacri. Non ho paura. Sto solo tremando. Tremando e piangendo con la testa china sulle fiamme.[…]
Leggendo la descrizione del luogo in cui Misty vive e delle emozioni che la accompagnano sentiamo crescere un istintivo affetto che ci spinge ad essere protettivi nei suoi confronti. Lei è una ragazza giovane che cerca di aggrapparsi al mondo nel modo migliore che conosce. Ma per vivere si deve anche guadagnare: Misty ha bisogno di soldi. Ed è a questo punto che la sua immagine si fa meno limpida e, man mano che la trama si svolge, il pensiero si ricollega alle Track iniziali rendendole meno oscure.
La giornata di Misty è scandita dall’uso di sostanze stupefacenti, che hanno l’effetto di amplificare ogni sensazione vissuta e di prepararla agli incontri per i quali è pagata. Deve dare il meglio di sé in ogni occasione. […]toccami. Ti piace l’odore del mio collo. Sono così fragile e indifesa, inginocchiata davanti alla tua ombra. […] Ma anche una vita al limite delle regole ha degli orari da rispettare. […] La tizia del cesso mi aspetta ansiosa. Ha addosso una vestaglia di nylon […] Sotto, un tanga nero […] "Sai carina. Ti pago bene e potrei anche incazzarmi."[…] A Misty piace il suo mondo, lo vive appieno, o almeno sembra che sia così seguendo il racconto delle sue imprese. Ma appena l’effetto esaltante delle droghe si attenua, ecco i veri pensieri affiorare. […]Voglio pensare a quanto il mio esistere mi piaccia[…] Solo per un attimo, però. Il tempo di ritornare nel vortice della distruzione e scrivere a casa alla sorella. […] "Cara Telly, qui a Londra la vita è a dir poco stupenda. Come dicevi tu, era ora che me ne andassi e la scelta è stata giusta. Guadagno 100 sterline al giorno" […].
DESTROY si conclude in un modo brutale che non ispira simpatia. Senza nemmeno la classica parole "fine". […] Vorrei guardare le vostre teste esplodere. Vorrei esplodeste tutti. Come fuochi d’artificio in una notte nera e brillante. È la corretta chiusura di un libro zeppo di immagini psichedeliche, di momenti scabrosi raccontati con assoluta schiettezza, usi e abusi di sostanze, persone, luoghi, di situazioni al di fuori di ciò che si ritiene sia la normale vita di una ragazza di venticinque anni.
Questo libro mi ha fatto conoscere uno stile narrativo decisamente forte, carico di situazioni che entrano con violenza nel lettore lasciandolo stordito. I riferimenti e le citazioni di oggetti e beni di consumo conosciuti rendono la storia molto vicina al lettore che, anche se non si identifica nel personaggio, grazie a questi accenni riesce ad entrare nella vicenda. Scoprire questo libro ha dato un intenso stimolo alla mia creatività, facendomi immergere in un mondo ad effetti speciali, quasi che le sostanze allucinogene fossero passate dalla protagonista a me.
Narrare la quotidianità di una giovane donna può risultare banale. Ma l’autrice ha dato un’impronta speciale alla storia, facendocela vedere con occhi diversi: quelli di Misty.
Susanna Bonaventura
è sposata, ha due figli ed un lavoro da impiegata di banca. Si dice che il raggiungimento dei fatidici 40 anni porti a riflettere. Anche a lei è successo, e la cosa positiva è che le ha fatto scoprire la voglia di scrivere. Attualmente pubblica racconti brevi su vari siti letterari, tra cui www.ioscrivo.net , www.scrivi.com e www.neteditor.it con lo pseudonimo di Kim H._____________________________________________________________________________________________________
LA FIERA DEL GUSTO
a cura di Oreste Colombo
Il clan dei buongustai
di Maria Busiello
Ristorante pizzeria CLAN DEI W.I.F.
Via Amore 16 - Amora (BG)
Tel.035/763118
Era domenica mattina quando alle 12.45 inizio a sentire la chiamata.
Non una chiamata particolare, ma quella più semplice, più comune, più banale, che rende umani e uguali tutti gli uomini (ma proprio tutti!): il languorino, il morso, la chiamata della fame insomma!!!
Sono in vacanza, cerco disperata una soluzione: frigo quasi vuoto, voglia di fare la spesa 0, voglia di cucinare -100 (come si cucina poi l'aria?) .
Corro fuori disperata; mi guardo in giro e, sopra quello che sembra un piccolo terrazzo, leggo un'insegna: CLAN DEI W.I.F.
Locale accogliente dai toni caldi, rosso e bianco dappertutto, quasi a far beffa al tempo che fuori è decisamente nero.
Arriva un simpatico cameriere che mi elenca i piatti del giorno: così tanta scelta (e parlo solo dei primi piatti) che, arrivati all'ultimo, mi ero già scordata tutti i precedenti, tranne un primo che mi sembrava molto invitante: gli gnocchetti al salmone.
Buoni, gustosi. Il salmone aveva un sapore squisito, come pochi assaggiati prima: nè troppo dolce nè troppo piccante. Gli gnocchetti avevano le dimensioni di piccole biglie ovali, fatti a mano con grande maestria senza essere minimamente pesanti, serviti in giusta quantità.
Come secondi piatti c'era altrettanta scelta. Ma io ho sempre avuto un debole per la carne "non comune", per cui ho optato per il capretto: mia nonna andava matta per queste carni di asino, cavallo, e questo capretto così ben servito mi ha fatto ricordare antichi sapori - capretto a tocchetti morbidissimo evidentemente tenuto a bagno il giusto tempo nel vino rosso e poi cotto a puntino.
Rimango lì senza affrettarmi, lasciandomi coccolare dai camerieri e dai proprietari così simpatici e sempre sorridenti.
Un servizio veramente ottimo.
Scelgo poi come dessert una torta al limone: me la presentano ancora calda, appena sfornata. Mi colpisce.
Di solito la servono sempre a temperatura ambiente. Era deliziosa.
Il tutto accompagnato da un Valcaleppio del 1997, leggermente frizzante e non pesante ma gentile e morbido al palato.
Esco proprio soddisfatta (la fame era tanta ma eppure non tutto mi avrebbe soddisfatto, credetemi).
Ottimo il locale.
Ottimo il servizio.
Ottimo il menù.
Ottimo il conto.
Ci tornerò ancora.
Così la chiamata si è conclusa.
Maria Busiello
è prodigalmente dedita alla buona cucina, ama la letteratura, il cinema, la pittura ed è fidanzata con un regista italiano. Attualmente sta terminando il suo corso di studi universitari in lettere moderne con indirizzo storico.
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Magnolia m@il
la posta dei lettori
Gentile redazione, vi scrivo per avere un’indicazione.
Mi ha molto interessato l’articolo su Lovecraft, che mi ha fatto venire la voglia di leggere questo autore di cui, fino a oggi, conoscevo solo il nome. Non è che potreste consigliarmi qualche lettura di questo autore? In libreria ci sono parecchi volumi, e non so bene come orientarmi.
Grazie,
Manuele Sessa
La produzione letteraria di Lovecraft è vasta e molto articolata; comprende racconti, romanzi brevi e lunghi, poesie, saggi, revisioni, collaborazioni e articoli a carattere scientifico. La lista sottostante elenca solo le opere narrative alle quali va aggiunto, a parte, il Necronomicon ("Al Azif" – 1927), un saggio concepito da Lovecraft come scherzo letterario, che illustra attraverso la voce dell’arabo pazzo Abdul Alhzraed la cosmologia inventata dallo scrittore.
Per compilare la lista ho fatto riferimento al sito
http://members.tripod.com/~cthulhoid/biblio.html e alle edizioni della Tascabili Economici Newton.Altri due siti molto interessanti sono:
http://www.geocities.com/fictionpub/autori/lovecraftbib.htm
bibliografia contenente i titoli delle opere suddivise per argomentohttp://www.geocities.com/castamrk/biblio_dx.htm
contenente i titolo italiani delle opere di Lovecraft, le antologie in cui sono stati inseriti, la casa editrice e l’anno di pubblicazione.Sempre riguardo la lista sottostante ho
evidenziato in grassetto alcuni dei titoli più importanti. Fanno parte del Ciclo di Cthulhu e del Mondo dei sogni e se vuoi avvicinarti alle opere di Lovecraft forse ti conviene iniziare proprio da quei titoli, seguendo per quanto possibile l’ordine cronologico; consiglio che non vale per il Necronomicon che, dal mio punto di vista, è meglio prendere in considerazione solo dopo aver letto tutti i lavori del Ciclo di Cthulhu.Buona lettura!
Mairi
NOTA: La lista, per problemi di spazio, è stata pubblicata sul nostro sito. Per raggiungerla è sufficiente andare sulla prima pagina (
www.magnoliaitalia.com) e cliccare sull’indicazione di MAGNOLIA NEWS – in fondo alla pagina che si aprirà c’è il collegamento per la pagina contenente tutta la produzione narrativa di Lovecraft.
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CONCORSI
a cura di Luigi Pennino
In questa rubrica segnaliamo (e segnaleremo) concorsi letterari, cinematografici e di interesse vario dei quali verremo a conoscenza.
Sul nostro sito è presente una pagina con i concorsi in scadenza, per ordine di data:
www.magnoliaitalia.com sezione: CONCORSI.
CONCORSO DI POESIA "BEATO GAETANO ERRICO"
Il comitato "Autunno al Casale", in collaborazione con i Missionari dei
Sacri Cuori, bandisce la V edizione del Concorso di Poesia "Beato Gaetano
Errico".
Ogni partecipante può presentare fino a due poesie in lingua italiana sul
tema:
"Caino, uno di noi. Da una cultura di morte all'amore per la vita".
L'uomo è insieme vittima e assassino. La violenza, sia fisica che morale, ha
una logica, mette in moto una macchina e crea una cultura di morte. Gaetano
Errico, nel suo tempo, ha spezzato la spirale dell'odio con la logica del
perdono e dell'amore. A noi, nel nostro tempo, il compito di pensare e creare
condizioni di vita umanizzanti.
Tutti gli elaborati devono essere inediti e mai premiati in altri concorsi. Le
opere dovranno pervenire al comitato, entro e non oltre il 25 ottobre
2003 in forma dattiloscritta presso Casa Madre dei Missionari dei Sacri Cuori
(via Dante, 2 b - 80144 Napoli) o attraverso la posta elettronica all'
indirizzo autunnoalcasale@libero.it. Le opere devono essere rigorosamente
comprensive di generalità del partecipante (nome, cognome, indirizzo,
recapito telefonico fisso). Le opere non saranno restituite e verranno
pubblicate in una raccolta che sarà consegnata gratuitamente ai partecipanti.
La Giuria, composta da cinque elementi, sceglierà le opere vincitrici.
L'operato della Giuria è insindacabile. La premiazione si svolgerà il giorno
22 novembre alle ore 18 presso la Casa Madre dei Missionari dei Sacri Cuori
(via Dante, 2 b) Tutti i partecipanti accettano di cedere ai promotori del
concorso i diritti riguardanti la pubblicazione dei componimenti inviati. La
partecipazione implica la piena accettazione delle norme del presente bando.
Per tutto quanto non esplicitamente indicato i concorrenti si rimettono alle
decisioni della Giuria.
Per informazioni:
CONCORSO LETTERARIO "INCONTRI IN BIBLIOTECA"
La settima Comunità montana Mont Rose
, LA BIBLIOTECA COMPRENSORIALE DI DONNAS (Valle d'Aosta) e la casa editrice Stylos propongono il CONCORSO LETTERARIO "Incontri in biblioteca" dedicato al racconto - EDIZIONE 2003
Se il libro è il luogo di incontro tra scrittore e lettore, incontro magico, aldilà del tempo e dello spazio, la biblioteca è il luogo dove è facile e bello concretizzare questa magia. Basta allungare una mano e il viaggio nel possibile e nell’impossibile comincia. E dopo avere letto può prendere una irresistibile voglia di scrivere…
Scadenza per la presentazione dei lavori: 31 dicembre 2003 (farà fede il timbro postale).
REGOLAMENTO
Il concorso è riservato ai partecipanti individuali.
Ogni autore può concorrere con un racconto, originale ed inedito, in lingua italiana o francese, o in dialetto (specificando di che dialetto si tratta ed allegando la traduzione) sul tema della biblioteca.
Ogni testo dovrà avere una lunghezza compresa fra le 3 e le 5 cartelle dattiloscritte (1 cartella = 1800 battute), ossia fra le 5400 e le 9000 battute, spazi compresi.
La giuria, composta da Gianni Barbieri – bibliotecario, Sabrina Brunodet – direttore editoriale, Giulio Cappa – giornalista culturale televisivo, Alberto Cavaglion – storico e critico letterario, Daniele Gorret – scrittore, Marco Jaccond – artista e organizzatore culturale, Maria Pia Simonetti – scrittrice e consulente letteraria, e presieduta dallo scrittore Alessandro Barbero, selezionerà i racconti migliori che saranno pubblicati in un volume della casa editrice Stylos, nella collana Fantastylos, in apposita serie (distribuito su tutto il territorio nazionale).
La giuria assegnerà inoltre i seguenti premi:
al 1° classificato EURO 500,00;
al 2° classificato EURO 300,00;
al 3° classificato EURO 200,00.
Ad ogni partecipante verrà inviata copia del volume.
La premiazione avverrà nel salone della 7a Comunità montana Mont Rose, via Perloz, 44 a Pont-Saint-Martin, venerdì 26 marzo 2004.
PER LE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE ED OGNI ALTRA INFORMAZIONE è sufficiente
consultare il nostro sito (
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SEGNALAZIONI
a cura di Luigi Pennino
Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto segue.
CONCORSOMORTO: 5 RACCONTI ON LINE
Sono stati inseriti sul sito
http://www.latelanera.com sulla pagina dedicata 5 racconti partecipanti al premio. Sono:
Il Discepolo
di Enrica Rizzi
Sabato ne verranno pubblicati altri.
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I PERSONAGGI E LA LORO PSICOLOGIA – Corso per scrittori e sceneggiatori
Schema base del corso:
IL CARATTERE DEI PERSONAGGI (Profili di personalità)
-
LO SVILUPPO PSICOLOGICO DEI PERSONAGGI
-
LE DINAMICHE DI GRUPPO
-
GLI ARCHETIPI NELLA REALIZZAZIONE DELLA STORIA
-
Docente: Fabrizio Leonardi, psicologo, si occupa di formazione e selezione del personale. Appassionato di arte, letteratura e cinema, ha scritto diverse poesie e racconti e vinto alcuni premi internazionali tra cui il Premio CITTA’ DI SAN BONIFACIO e il premio GRONCHI. Interessato ad approfondire gli aspetti relativi alla psicologia dei personaggi sta attualmente scrivendo una pièce teatrale a sfondo psicologico. Dal 2003 studia psicoanalisi in Svizzera presso lo Junginstitute (Lugano, Zurigo).
PRESENTAZIONE DEL CORSO: GIOVEDI' 16 OTTOBRE ALLE ORE 20.00
Presso la sede di Magnolia Italia – Via Paolo Mantegazza 25/2 – Milano – Tel. 02/39257430 – e-mail:
magnoliaitalia@libero.itPer maggiori informazioni
: www.magnoliaitalia.com_____________________________________________________________________________________________________
RINNOVATO IL SITO DI ANOMALIE
Il nostro sito Internet è stato rimesso a nuovo! All'indirizzo www.anomalie-net.com troverete la presentazione, la storia e le news dell'associazione, gli articoli di tutti numeri di AnomaliE, i fumetti prodotti da noi e il calendario dei nostri appuntamenti. Tutto questo e molto altro ancora.
Segnalandovi che questo mese non si terrà il tradizionale mercatino dei fumetti, rinnoviamo l'appuntamento a presto.
AssociazionE AnomaliE
- ass. di promozione sociale che si occupa della diffusione della cultura del fumetto e dell'animazione - TRENTO
www.anomalie-net.com
redazione@anomalie-net.com
Mercoledì 20.00 - 22.00; venerdì e sabato 16.00 - 19.00 presso l'Informagiovani in Via Roma 60 a Trento.
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LE NUVOLE DEL FOGLIO
IL FOGLIO LETTERARIO & EDIZIONI IL FOGLIO
Sono stati pubblicati dalle Edizioni Il Foglio ( www.ilfoglioletterario.it ) alcuni saggi dedicati al mondo dei cartoni animati e dei fumetti.
Alessia Martini - "All’ombra del Fuji Yama
230 pagine euro 8,00 - edizione economica
E' una raccolta incentrata sui più noti cartoni animati giapponesi trasmessi in Italia nel decennio 1978-1988 e passa in rassegna, attraverso un centinaio di schede monotematiche suddivise cronologicamente, tutti gli anime ( dalla contrazione della parola inglese animation ) le cui immagini e storie adolescenziali hanno segnato i gusti e l’immaginario collettivo degli attuali trentenni. Il saggio non trascura le implicazioni psicologiche e sociali scatenate dall’arrivo delle serie nipponiche nei nostri palinsesti nè dimentica l’impatto esercitato dalla censura su questi prodotti. Tra robottoni ( Goldrake ) e orfanelle ( Candy Candy ), spadaccini ( Lady Oscar ) e ladri ( Lupin III ), streghe ( Bia ), animali parlanti ( Hallo Spank ) ed eroi dello sport ( Holly e Benji ), questo libro consente a tutti i ragazzi di oggi di tornare i bambini di ieri in un suggestivo, e a tratti struggente, viaggio a ritroso fino ai giorni della propria infanzia.
Alessandro Del Gaudio - L'identità segreta-supereroi e dintorni
pagine 150 - euro 8,00 - edizione economica
Daniel Ciberio - "Dottor Banner & Mister Hulk"
pagine 100 - euro 10,00 - edizione di lusso cop. plastificata a colori
Un libro esauriente e puntuale che analizza la figura di Hulk in oltre quarant’anni di albi a fumetti Daniel Ciberio, critico di cinema e fumetto per La Nueva Prensa di Porto Rico, cataloga tutti i villains della saga e descrive il mondo di Hulk con protagonisti e comprimari. I miti di Frankenstein, dell’Uomo Lupo, del Dottor Jekyll e Mister Hyde, della Bella e la Bestia rivivono in un personaggio che ha fatto molta strada dai tempi di Stan Lee e Jack Kirby. Il nuovo Hulk di Peter David è un’affascinante figura a tre dimensioni che entra di diritto nella letteratura a fumetti. Daniel Ciberio non si limita al fumetto ma ripercorre la storia di un Hulk televisivo interpretato da Lou Ferrigno, dei cartoni animati, della strisce giornaliere fino ad arrivare all’analisi dello straordinario film di Ang Lee che ha riportato il tormentato mostro dalla pelle verde all’attenzione del grande pubblico.
ULISSE by Gioma" –
Euro 3,00 - Pagine 20 - 60 Daily Strips
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ITINARRARI
Vi diamo notizia delle nostre prossime iniziative narrative. Da quest'anno Le Città Invisibili collabora con la neonata associazione palermitana "Gli amici di Oblomov" .
L'idea è quella di creare una rete di collegamento fra diverse realtà che si occupano di narrazione in Sicilia, in modo da ampliare il ventaglio delle proposte e arricchirsi nell'integrazione e nello scambio.
Vi comunichiamo inoltre che fra un paio di settimane sarà attivo il nostro sito, attualmente in fase di allestimento: www.lecittainvisibili.com
Ed ecco alcuni tra i prossimi "itinarrari" (itinerari del narrare, ma anche, in siciliano: "andate a narrare"):
Progetto Mnemon:
Raccogliere le storie di vita
Un itinerario formativo per volontari che desiderino raccogliere e trascrivere le storie di vita delle persone che non hanno voce per farlo, perchè in condizoni di disagio o marginalità (anziani, malati, carcerati, immigrati, senza fissa dimora ecc.) o perchè privi di mezzi tecnici, valorizzandone le memorie e i racconti personali, e ridonando loro, alla fine del percorso, le memorie raccolte, sotto forma di "libro" della vita, per aiutarli a sentire (nuovamente) di avere una storia e di essere nel mondo.
Il percorso, rivolto a tutti coloro che intendono diventare "ascoltatori e custodi di storie", è a cura di Andrea Ciantar, sociologo docente della Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari e responsabile del progetto Mnemon di Roma, e Leonora Cupane, diplomata esperto in metodologie autobiografiche presso la L.U.A ed esperta in tecniche della narrazione. Sono previste sette giornate formative diluite nell'arco di sette mesi. Sede da stabilirsi. Costo dell'intera formazione: 50 euro.
Messaggi dall’isola:
Circolo di Scrittura autobiografica a distanza
Lo scopo primario dell’iniziativa è la comunicazione autobiografica fra persone diverse per età, sesso, cultura, ambiente, nazionalità, per far circolare le scritture e le esperienze, riscoprendo la scrittura con carta e penna.
La partecipazione è gratuita, basta inviare alla sede del circolo un proprio scritto autobiografico (in forma cartacea) seguendo una traccia data, che varierà ogni sei mesi.
Il circolo di Palermo è coordinato da Leonora Cupane, Alessandro Meli e Cinzia Zummo (animatori socioculturali).
Fra breve manderemo una Newsletter a parte dedicata interamente al Circolo.
Per le iscrizioni agli itinarrari o per maggiori informazioni mandare una mail o telefonare: al 339-6587379 oppure allo 091-333840.
e-mail: cinvisibili@yahoo.it
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PER/CORSI A CURA DEGLI AMICI DI OBLOMOV
Sede dei per/corsi: parco Letterario Tomasi di lampedusa, Vicolo della Neve all'Alloro, 2):
Il piacere di raccontare:
Per/corsi di scrittura narrativa (e lettura creativa)
Prevede due livelli, uno di base, per chi vuole cominciare a sperimentare forme e voci del racconto, apprendendone metodi e tecniche, e uno avanzato, per chi ha già intrapreso un percorso di scrittura, articolato come un percorso di approfondimento e sviluppo di progetti narrativi.
Per/corso di base: un incontro a settimana, dall’ultima settimana di ottobre a fine gennaio. Si può scegliere fra lunedì alle 21.00 e martedì alle 19.00.
Seguirà un secondo modulo da febbraio.
Per/corso avanzato: un incontro a settimana, il martedì alle 21.00, dalla prima settimana di ottobre a fine gennaio.
Il primo incontro è il 7 ottobre alle 21.00.
Il costo è di 75 euro al mese per gli over 25, di 60 euro fino ai 25 anni.
Entrambi i percorsi sono condotti da Leonora Cupane e Franco Romeo, diplomato alla Scuola Holden di Torino, esperto in narrazione letteraria e cinematografica, con interventi di Beatrice Agnello, esperta in editing e redazione editoriale e coordinatrice dei corsi del Parco Tomasi.
Racconto e incontro l'incanto:
Laboratorio di scrittura creativa per ragazzi dai 13 ai 17 anni.
Costruire un racconto a partire dai ricordi sensoriali (suoni, immagini, colori, odori, sapori, sensazioni tattili) trasformati in modo da esplorare non solo il vissuto personale, ma anche un mondo narrativo d'invenzione che ampli le possibilità creative.
Un incontro pomeridiano a settimana, da dicembre, giorno da stabilirsi.
A cura di Marcello Cataliotti, (attore, pittore, illustratore, fotografo e poeta) Leonora Cupane e Alessandro Meli.
13, 14 e 15 dicembre 2003. Costo: 100 euro (80 per i partecipanti ai nostri itinarrari e a quelli degli Amici di Oblomov)
Le iscrizioni sono aperte.
Per le iscrizioni o per maggiori informazioni mandare una mail o telefonare: al 339-6587379 oppure allo 091-333840.
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HEIKO H. CAIMI - SCRIVERE
Corso completo di scrittura creativa
In questo corso si creerà un vero e proprio laboratorio dove, tramite analisi, sintesi e sviluppo di progetti di storie con esercizi guidati sia a casa che durante le lezioni stesse, si verrà a formare un’idea precisa di cosa significhi scrivere e di come realizzare romanzi, racconti e quant’altro.
Finalità del corso è fornire ai partecipanti sia un’essenziale conoscenza tecnica degli elementi necessari a sviluppare una trama, sia gli strumenti per poter mettere in pratica il proprio talento.
Si faranno numerosi esercizi atti a comprendere nel miglior modo possibile gli argomenti presentati e si scriveranno racconti tanto per allenare gli aspiranti scrittori, quanto per individuare gli errori più comuni e poter fornire consigli su come superarli.
In momenti specifici del corso interverranno vari autori di letteratura italiana, con i quali si discuteranno gli argomenti del corso e si avrà modo di conoscere e confrontarsi con le loro esperienze nel settore.
Durata: lezioni settimanali da ottobre a fine maggio (escluse 2 settimane a Natale ed 1 a Pasua)
Sede: Magnolia Italia – Via Paolo Mantegazza 25/2 – Milano – tel. 02/39257430 – e-mail:
magnoliaitalia@libero.itDocente: Heiko H. Caimi –
Scrittore e sceneggiatore ha realizzato racconti, romanzi, opere teatrali, cortometraggi e lungometraggi. Insegna scrittura creativa dal 1999. Per ulteriori informazioni sul docente, è sufficiente consultare la pagina: http://www.magnoliaitalia.com/Curriculum%20Heiko.htm
PRESENTAZIONE DEL CORSO:
GIOVEDI' 16 OTTOBRE ALLE ORE 20.00 presso la sede di Magnolia Italia
Per maggiori informazioni
: www.magnoliaitalia.comStruttura base del corso:
PARTE I – Teoria della scrittura
Ø Le sei domande fondamentali
Ø Il progetto della scrittura
Ø I personaggi
Ø La trama
Ø L’ambientazione
Ø Il tema
Ø La struttura
Ø I dialoghi
PARTE II - L’atto creativo
Ø Introduzione all’approccio creativo
Ø Approccio creativo all’esperienza personale
Ø La sospensione dell’incredulità
Ø Spazio e tempo
Ø Il punto di vista
Ø I cinque sensi in letteratura
Ø L’atmosfera
Ø Come organizzarsi
Ø L’atto della descrizione
Ø Collaborazioni e team creativi
Ø Letteratura, cinema, teatro e fumetto: scrittura a confronto
Ø Uso della curiosità nella scrittura
Ø Come documentarsi
Ø Metagenere
Ø Fonte d’ispirazione
Ø Le idee: come trovarle
Ø L’incubo della revisione
Ø La tecnica del cut-up
Ø L’arte di comunicare
Ø Come rendere creativa un’opera saggistica
Ø Introduzione al diritto d’autore.
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Magnolia news è una newsletter settimanale curata da Heiko H. Caimi
edita da Magnolia Italia – Via P. Mantegazza 25/2 – 20159 Milano
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Tutti i diritti sulla pubblicazione sono di Magnolia Italia
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