Magnolia news
Settimanale di letteratura, cinema e cultura varia
Anno 1 – Numero 5
Giovedì 2 ottobre 2003
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IN QUESTO NUMERO
Dopo aver finalmente risolto i problemi tecnici che hanno perseguitato la scorsa edizione, posso presentarvi i contenuti del nuovo numero senza ulteriori ritardi.
Partiamo, come sempre, con l’angolo delle citazioni, questa volta particolarmente calzanti con i contenuti della newsletter odierna.
Proseguiamo con "Circuiti integrati, fatine e teste mozzate", nel quale Mairi, questa volta, ci parla di un grande maestro della letteratura soprannaturale, Howard Phillips Lovecraft.
Tullio di Francesco suggerisce le nostre visioni commentando l’ultima impresa cinematografica delle Charlie’s Angels.
Marco Motta torna con "I fanciulli del sottosuolo", ma non con un testo nuovo, bensì con il medesimo della scorsa settimana che, a causa di un refuso, finiva a dare un senso diverso alla prima frase. Me ne scusino i lettori.
Ritorna Gabriella Valera Gruber, che questa volta ci parla della poesia di Raffaela Ruju.
Susanna Bonaventura, questa volta, si cimenta con un altro racconto, "L’incontro", che farà rabbrividire alcuni lettori. Anche se, forse, non per quello che temono consciamente.
Rita Marinelli prosegue le sue questioni di libri raccontandoci del suo rapporto con il Lupo. Per scoprire chi sia il Lupo, non vi resta che leggere il suo articolo.
In "Mondo nuvola" questa volta presentiamo il profilo di Gioma e del suo personaggio Ulisse.
Fabiana Gambardella ci conduce per mano nel mondo del piccolo popolo con creature ai limiti dell’impossibile.
Davide Venturi prosegue la sua analisi del complesso rapporto tra cinema e letteratura.
Infine Maria Busiello ci parla di pizze e piramidi.
Non mancano neanche questa volta le segnalazioni di alcuni concorsi, eventi e corsi.
Buona lettura e a presto,
Heiko H. Caimi
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L’ANGOLO DELLE CITAZIONI
a cura di Vincenzo Corvo
Per coloro i quali apprezzano speculare sul futuro, il racconto dell’orrore soprannaturale offre un terreno interessante. Avversato da una grossa ondata di avanzante realismo, cinica disinvoltura e sofisticata disillusione, è tuttavia incoraggiato da una uguale ondata di crescente misticismo (…) Mutamenti sorprendenti, tuttavia, non sono riscontrabili né in una direzione né nell’altra, e se da un lato possiamo giustamente prevedere un’ulteriore sottigliezza di tecnica, non abbiamo motivo di pensare che sarà mutata la posizione generale al macabro nella letteratura. E’ una branca limitata, se pure essenziale, dell’espressione umana e, come sempre, incontrerà il favore di un pubblico ristretto, dotato di speciale sensibilità. (Howard Phillips Lovecraft, Supernatural Horror in Literature)
Le parole –soprattutto di un romanziere- sono onnipotenti. Non chiedono altro che di combinarsi, di associarsi, di arricchire di significati imprevisti qualsiasi frase innocente che passa alla loro portata. (Boileau-Narcejac, Mr. Hyde)
Si può dire che la regia cinematografica consiste nel trasformare le visioni, le idee e i sogni, le stesse speranze, in immagini capaci di trasmettere poi questi sentimenti agli spettatori nel modo più efficace possibile. (Ingmar Bergman, regista)
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Circuiti integrati, fatine e teste mozzate
a cura di Mairi
Verranno tempi, nella storia dell'umanità, in cui ogni mistero sarà svelato, in cui le radici di ogni leggenda vedranno la luce. Allora ai nostri occhi compariranno civiltà perdute, edifici modellati dal tempo; le nostre orecchie udranno suoni antichi, lingue sconosciute, nomi dimenticati. O, forse, la Terra morirà e porterà con sé i suoi segreti, alla fine del Tempo, e tutto sarà dimenticato... per sempre.
Molti libri di genere fantastico rievocano spesso leggende, miti, civiltà scomparse, e riescono a tradurre per mezzo delle parole il desiderio di avventura, sogno e mistero che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, cova dentro di sé. Quando poi quei desideri diventano ossessioni e quei sogni incubi, si parla di libri Horror.
Horror è una parola di origine latina e significa orrore; ma a quale orrore si ispirano gli scrittori del genere per realizzare i loro libri? Mentre la paura è un campanello d’allarme primitivo che permette ad ogni animale di allontanarsi da una fonte di pericolo, l’orrore è un sentimento più complesso, prettamente umano, che coinvolge l’intelletto e che atterrisce a tal punto da poter arrivare ad impedire la fuga. Si può avere paura di un insetto e quindi fuggire o schiacciarlo; oppure si può averne orrore, esserne non solo terrorizzati, ma vederlo con occhi che vanno oltre la fisicità, immaginando tutti i modi in cui quell’insetto potrebbe nuocere, anche quelli impossibili. L’orrore nasce dall’ignoto, dall’immaginazione di quel che potrebbe essere e che spesso non è; terrore di qualcosa che non solo potrebbe far male al nostro corpo, ma che potrebbe arrivare a divorare la nostra anima.
Molti sono gli scrittori di libri horror, ma pochi tra loro sono capaci di creare un universo in cui l’Orrore regni sovrano. Uno di questi ultimi è Howard Phillips Lovecraft, nato nel 1890 a Providence, una cittadina degli Stati Uniti. Entrambi i suoi genitori furono ricoverati in manicomio, in tempi diversi; la madre fu molto oppressiva con lui, al punto che arrivò a non permettergli di finire di frequentare le scuole superiori. Si sposò e divorziò. Fu un narratore prolifico e pare che la mole di lettere che scrisse a varie persone (tra cui molti altri scrittori) sia enorme. Morì a 47 anni a causa di un tumore all’intestino.
E’ stato soprannominato "Il solitario di Providence", "Il Maestro"; ha creato un universo in cui gli dei non si curano quasi per nulla del destino dell’umanità, in cui l’uomo è solo il più giovane essere senziente apparso in ordine di tempo. Quello creato da Lovecraft è un universo in cui la terra è stata raggiunta in epoche preistoriche da esseri provenienti dallo spazio siderale e la cui intelligenza e le cui intenzioni sono talmente aliene per l’umanità, che sarebbe molto meglio rimanere all’oscuro della loro esistenza.
Ogni singola entità aliena viene solo suggerita nei racconti e nei brevi romanzi di Lovecraft: l’orrendo Cthulhu, che dorme nelle profondità dell’oceano e che si insinua nei sogni degli esseri umani, inondando le loro fragili menti col suo alieno richiamo; l’innominabile Yog-Sothoth, che si intuisce essere un’enorme ameba perlescente e la cui sola vista può procurare la follia; il raccapricciante Nyarlathotep, il Caos Strisciante, il cui unico scopo è quello di ridurre l’intero universo ad una massa ribollente, viva e fertile di puro caos. Sono solo tre degli innumerevoli esseri partoriti dalla fervida immaginazione di Lovecraft e che hanno ispirato film, canzoni e un gioco di ruolo, "The Call of Chtulhu", edito dalla Chaosium.
Lovecraft è riuscito a creare un universo che ancora oggi ispira e affascina migliaia di giovani e meno giovani in tutto il mondo, un universo in cui i veri protagonisti sono loro, i Grandi Antichi, i mostri dal nome impronunciabile, detentori di verità troppo grandi per l’intelletto umano, troppo aliene, così difficili da elencare e spiegare in un semplice articolo, perché i romanzi e i racconti di Lovecraft più che leggerli si sentono, si immaginano.
Pensando all’universo da lui creato riesco a vedere l’uomo Lovecraft ancor prima del maestro, il sognatore ancor prima del mito, ad immaginarlo seduto da solo in un campo, di notte, con lo sguardo rivolto alle stelle, a farsi domande senza nemmeno cercarne le risposte, poiché lui sapeva che tra quei freddi e distanti bagliori c’era qualcosa, lui che amava l’astronomia e che pubblicò a soli 16 anni sul Tribune di Providence una rubrica che trattava di fenomeni astronomici. Tra quei soli lontani, in quel silenzio siderale fatto di plasma, polvere, luce e buio, ci sono i nostri sogni riflessi, le nostre fantasie, i nostri incubi; un intero universo, infinito, alieno, che a guardarlo troppo a lungo si rischia di dimenticare tutto ciò che ci circonda; che, a pensarci si rischia di perdere l’intelletto. Allora perché lui e tanti altri grandi scrittori del genere fantastico, che sondano gli abissi del cosmo e dell’anima, non si sono persi tra le spire della follia? Perché si adoperano a trasmetterci, attraverso le loro opere, la consapevolezza che spazio e tempo sono più di quel che appare, che se ci si riduce a credere solo all’hic et nunc si rischia di perdere gran parte del fascino di questo strano, assurdo universo?
Lovecraft, come tanti altri scrittori del fantastico, aveva un segreto: lui sapeva come muoversi sul confine tra il reale e l’immaginario, tra la follia e la saggezza, senza mai cadere, senza mai sbilanciarsi, mirabile equilibrista sul filo dei sogni e dei desideri, perché, per quanto la realtà possa reclamare violentemente la nostra attenzione, la fantasia opporrà altrettanta resistenza, sotto forme diverse, in tempi diversi, con diversi linguaggi: due immortali titani in lotta fino alla fine del Tempo.
Mairi si muove in bilico tra sogno e realtà, a partire dal suo nome che ne nasconde uno vero: Roberta Verrecchia. Laureata in Scienze Naturali, ha collaborato alla realizzazione di uno spettacolo imperniato sulle fate, "Ballate di fate e folletti del parco dell'Acquafredda", allestito lungo un sentiero naturale a Roma e sta lavorando per la realizzazione di un altro spettacolo. Ha pubblicato sulla rivista di fantascienza "Fanucci News"; scrive racconti a cento mani su mailing lists a tema fantasy. Sul suo sito "Somnium" ha creato un mondo incantato dove muoversi tra miti, leggende, racconti, poesie, creazioni artigianali, fate e sogni: www.fdsoftware.it/mairi
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MAKING MOVIES
a cura di Davide Verazzani
CHARLIE’S ANGELS PIU’ CHE MAI
di McG
Il film:
(Charlie’s Angels – Full Throttle, 2003) REGIA: McG. SCENEGG: John August, Cormac Wibberley, Marianne Wibberley. FOT: Russell Carpenter. SCENOG: J. Michael Riva. MONT: Wayne Wahrman. COST: Joseph G. Aulisi. EFF. SPECIALI: Matt Sweeney. PROD: Drew Barrymore, Leonard Goldberg, Nancy Juvonen. ORIGINE: USA. DURATA: 1h:46’ INTERPRETI: Cameron Diaz (Natalie), Drew Barrymore (Dylan), Lucy Liu (Alex), Barnie Mac (Jimmy Bosley), Crispin Glover (Thin Man), Justin Theroux (Seamus O’Grady), Robert Patrick (Ray Carter), Demi Moore (Madison Lee), Rodrigo Santoro (Emmers), Shia LaBeouf (Max), Matt LeBlanc (Jason), Luke Wislon (Pete), John Cleese (Mr. Munday), Ja’net DuBois (Momma Bosley).Natalie, Alex e Dylan sono tornate. Questa volta devono recuperare un paio di anelli che, appaiati, permettono di accedere ad un data base con tutti i nomi della lista del programma di protezione testimoni del FBI. Tra questi vi è anche il nome di Dylan, che, in gioventù, aveva testimoniato contro il suo ragazzo (veramente un pessimo elemento), il quale gliel’ha giurata e ora, uscito di galera, non desidera altro che la vendetta. Mentre è costretto a badare ai focosi e letali assalti dell’ex spasimante, il trio di belle angiolette deve contendersi la preda con un angelo caduto, la bella e demoniaca Madison Lee, la vera entità oscura di questo sequel, colei che darà alle sexy segugie pane per i loro denti…
Charlie’s Angels più che mai, recita il titolo, e noi ci arrendiamo
riconoscendo che per una volta un sequel non delude le aspettative ed è
all’altezza dell’originale. Che poi queste aspettative siano basse e non ci si
aspetti nient’altro che un prodotto scacciapensieri da periodo estivo, questo
è un altro paio di maniche. Sì, perché lo spettatore che entrasse in sala
senza rendersi conto che assisterà ad un ennesimo blockbuster fracassone e ad
alto sfoggio di mirabolanti effetti speciali computerizzati, sarebbe soltanto
uno sprovveduto. Ed ecco allora questo inevitabile "numero due" dove
l’attrattiva non è dettata dai picchi del Q.I. della trama o delle battute
della sceneggiatura (plateale la scatologia della conversazione anale a
cinque), ma dall’interesse risvegliato dalle curve abbondantemente esibite
delle protagoniste che, da parte loro, salvano capra e cavoli con una buona
dose di umorismo e simpatia. E perché no? La formula di partenza, secondo la
stessa Drew Barrymore produttrice e motore del film, è quella di uno
spettacolo da cui possano uscirne soddisfatti maschietti e femminucce, un
intrattenimento da famiglie, aggiungiamo noi, che non creerà particolari
problemi ai ragazzini già assuefatti allo stile video clip e playstation, e
che soddisferà anche il nonnino al quale non resta altro dopo la pace dei
sensi.
Se si può azzardare un’analisi critica, dato il valore che essa può avere in
casi simili (a chi può interessare veramente, se non agli incessanti
rivalutatori del TUTTO, e quindi anche della spazzatura che aspira allo status
di trash, ma che è piuttosto puro merchandising?), è che il film si lascia
vedere malgrado molta carne buttata al fuoco e male rosolata.
Pessimi i siparietti comici del loffio Barrie Mac che sostituisce il compianto (termine d’obbligo, in questo caso) Bill Murray, e assolutamente sprecato un caratterista come John Cleese in una parte che non porta nemmeno a compimento le sue potenzialità. Gli altri personaggi sono la prosecuzione dei caratteri già impostati nel primo film, e lasciano supporre una continuity che si dipanerà ben oltre il terzo episodio, purché gli incassi e le smagliature delle signore coinvolte reggano. Eh sì, perché il computer non si dà da fare solo per creare strabilianti effetti speciali, ma anche per far sembrare più appetibili le presenze femminili (vedere per credere: non c’è un’inquadratura di Cameron Diaz e Demi Moore sulla spiaggia che non sia pesantemente filtrata e rielaborata). Lucy Liu che pesta i maschioni val sempre la pena, Cameron Diaz che balla è pur sempre uno spettacolo e contagia con la sua simpatia. Il resto è noto: citazionismo pop di un regista la cui memoria non sembra andare oltre gli anni ottanta (I predatori dell’Arca perduta, Cape Fear, Starsky e Hutch) e camei autocitazionisti (Bruce Willis che però non incontra mai l’ex signora Willis, Jaclyn Smith ex angelo dell’omonima serie televisiva). Anche per questa volta il gioco è fatto, appuntamento al prossimo episodio. D’altra parte chi se lo perde: se una volta le varie Edwige Fenech ed Eleonora Giorgi erano il cruccio delle femministe, ora che sono le donne a produrre i film malandrini lo spettatore maschio può permettersi di assistere senza nemmeno sensi di colpa.
(Tullio Di Francesco)
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I FANCIULLI DEL SOTTOSUOLO
a cura di Marco Motta
Questa rubrìca (non rùbrica) vorrebbe tentare di promuovere scrittori ancora per lo più sconosciuti. Una cosa che di questi tempi sembrano voler far tutti –a volte mi domando perché.
Diciamo però: invece che il solito spazio dove codesti scrittori possano dimostrare al mondo di avere doti di grandi artisti e d’essere perfettamente in grado di inserirsi correttamente nella grande e iperplastica macchina della letteratura italiana, vorremmo (tanto perché bisogna sempre trovare un modo nuovo di far sciroppare all’utenza le solite vecchie cose) tentare di scrivere specie di recensioni di singoli autori che sono parsi (mi sono parsi) rilevanti, dando poi all’utenza stessa i modi e i mezzi per andarsi a visionare da sé, chi lo vorrà, i testi dei di cui sopra, tanto per vedere se chi scrive questa rubrìca dice cose più o meno sensate.
Riguardo al nome della rubrìca non chiedetemi spiegazioni perché non ne do mai.
Francesca Genti scrive poesie che tutti dicono essere bellissime. A volte scrive anche dei racconti, ma più raramente, racconti che finiscono per essere prontamente inseriti in una qualche rivista (tipo la mia, tipo Nephos etc.), giacché, tanto quanto le sue poesie, anche i suoi racconti sono molto belli.
Certo, il suo legame con Gioventù Cannibale non si discute e molte delle sue poesie ricoradano da vicino quello che più di tutti viene considerato il poeta di GC: Aldo Nove.
Ma c’è differenza tra i due: Aldo Nove è un ricercatore, uno speleologo della tecnica, atteggiamento che, per quanto assolutamente costruttivo, sembra spesso tenere in ombra quella che gli addottrinati chiamano ispirazione, quella che noi meno colti e ortodossi possiamo identificare con la matrice sensistica della poesia. In breve: Aldo Nove è, di frequente, prepotentemente tecnico. Francesca Genti, invece, volendo per una questione anche storica, sembra aver assorbito l’insegnamento dei Cannibali così com’è, introducendvi però una personale, potente ispirazione che io trovo essere la chiave di lettura del suo lavoro tutto, un’ispirazione bella e diretta, adolescente (mi viene in mente Saba e il suo fiore/amore) come ogni buona ispirazione dovrebbe essere, una capacità di concentrarsi su un particolare e renderlo poetico, un’ispirazione, dicevo, che spesso è talmente buona da tenere in piedi una poesia che stilisticamente non potrebbe reggersi sulle sue gambe.
La Genti, personalmente, non mi è mai parsa in cerca di soluzioni tecniche: appare evidente come quel linguaggio che le è stato dato, per lei, sia assolutamente sufficiente così com’è, che sia esattamente il linguaggio adatto a dire quello che lei aveva bisogno di dire. E in effetti, se non si vuole essere per forza maligni –giacché non sempre è necessario-, anche a chi scrive sembra così.
Una breve biografia di Francesca Genti è reperibile su:
www.cadnet.org/decadance/biografie_n_1.htm
Alcuni racconti di Francesca Genti sono reperibili su:
www.cadnet.marche.it/decadance/ giochi_della_gioventu.htm
www.nephos.it
Alcune poesie di Francesca Genti sono reperibili su:
www.municipio.re.it/manifestazioni/ ricercare99/Genti.html
http://www.matteobb.com/tina/issue010fgen01.html
http://www.edizionijoker.com/settanta3a.htm
Marco Motta
è autore di racconti e direttore di una sua fanzine via mail (o off-line come a lui piace di più dirla –perché fa molto fashion).Décadance è la suddetta fanzine off-line di racconti inediti. E’ gratuita e viene distribuita via mail ai soli iscritti. Per maggiori informazioni potete scrivere a
decadance_narrazioni@hotmail.com o dare un’occhiata sul sito www.cadnet.org/decadance_____________________________________________________________________________________________________
INCONTRO CON LA POESIA
A cura di Gabriella Valera Gruber
Il dubbio e la speranza: incontro con la poesia di Raffaela Ruju
Ho incontrato Raffaela attraverso la sua poesia, prima di conoscerla personalmente. Mi sono disposta dunque a scoprire la chiave del suo linguaggio, il segreto rapporto che la scrittrice sembrava intrattenere con se stessa, prima e oltre la comunicazione, mentre cercava la radice profonda da cui nasceva la sua parola. Percorrendo i suoi testi, fra spazi vuoti e versi, fra versi che scivolavano via come acqua che scorre e asperità di frasi spezzate, ho cominciato a riconoscerne il ritmo e ad entrare quasi in sintonia con il suo respiro, espressione fisica della sua emozione.
La poesia di Raffaela Ruju (Raffaela Ruju, Interferenze, Franco Puzzo Editore, Trieste, 2002, pp.9-55, € 7.80) nasce da una sensibilità dilatata fatta di sguardo e di ascolto, sintesi di interni ed esterni, fisicità e interiorità.
Il suo ritmo rivela dell’autrice le molte "psicologie" e nello stesso tempo la sua prevalente attitudine contemplativa. Entriamo nel libro e già il primo testo, brevissimo, dà il senso dell’ espansione, invita a respirare a pieni polmoni. "Oziando/ tra antiche radici//Mi espando": tempo e profondità di legami (antiche radici), spazio e libertà di pensiero (mi espando), quiete. Ci troviamo subito in una dimensione grande, coi "sensi aperti", come è scritto nella poesia "Il salice". E inoltre: "Ho contemplato a lungo/plasmando parole/ il luogo dove stare": un luogo dello spirito ma anche, quasi metafora, un "luogo" della vita.
Raffaela è sarda di origine. Trasferita a Trieste. Ha perseguito gli studi umanistici, ma li ha abbandonati per dedicarsi ad una professione, quella di erborista, cui si dedica con passione, perché (possiamo credere) la fa "stare" più vicina alla natura. Ma la natura non le basta: la sua più profonda esigenza è quella di "plasmare parole" (e colori e immagini, visto che si dedica anche alla pittura). Ciò che "sta" fuori diventa, allora, "forma" interiore. Così, infine, lei può contemplarsi nei luoghi del suo spirito e del suo corpo: "E guardo i pensieri miei/ ridendo di questa luce/ che muore dentro il mare ("Malinconia").
E "guardo i pensieri": è una scrittura interiore che sembra compiersi prima ancora di prendere la forma scritta del testo, come l’autrice suggerisce in "Sussurri": "il tempo ascolta ciò che il cuore scrive".
Tra ascolto e sguardo, tra interiorità e fisicità, si declina il senso del tempo. Dilatato o fragile, è la forza dell’ "antica radice", è l’ essere che scorre immutabile (come nella metafora dell’ "acqua" nella poesia "L’ulivo"); è memoria che non può essere scalfita, come nella complice "ora che non è mai passata" e sovrasta l’alternanza delle presenze e delle assenze, traccia di vita non passeggera (in "Lascia che il vento"). Il tempo è anche labirinto in cui ci si perde e ci si ritrova perché "nella fine è il principio della ricerca" ("Appartenenze"). E incontriamo quindi il motivo del seme, della fecondità, della rinascita, affidati a immagini intense (Sei stato a lungo/ il mio canto fecondo, nella poesia"Il salice" e Rinasco dal buio sepolcro della terra/mi manifesto all’antico dai mille occhi nella poesia "L’ulivo") o a versi che cantano, come nella bellissima "Germogli": Nel centro della terra/ dorme il mio cuore/ che più non riconosco,/ tante son le radici/ cresciute intorno al rosso[…] Ora il mio frutto è un cuore/ che il vento porta con sé, dove ritroviamo le radici, il vento, il frutto, e il rosso, colore dominante: vita, carne, sangue.
Il percorso psicologico e intellettuale che si riflette nelle poesie di Raffaela Ruju è fatto anche di inquietudini tenaci e profonde. Raffaela si confessa "erede di una spiritualità traditrice", "con l’anima che avanza in un corpo ritratto" e avverte l’estrema tensione di uno "scrivere senza penna", di un "guardare senza occhi", "sentire senza orecchi" e "toccare senza mani": interiorizzazione che qualche volta estenua. "Si ritrae la mia espansione", è scritto nella poesia "Il cielo riflette", in contraddizione con l’iniziale slancio del libro (mi espando); e tuttavia la vita riprende e sfida: Ho giocato,/ rischiato con la morte del sentire,/ masticando l’amaro di genziana, // ma il dado è rimbalzato sul velluto.
Contrastata fra inquietudine e pace la personalità dell’autrice, oscillante fra leggerezza e sonorità il verso in una poesia che Ruju non teme qualche ermetismo. Il lettore farà bene a non cercare di risolverlo sul piano della logica o con la trasposizione realistica delle immagini suggerite, per comprenderlo invece nella chiave alogica delle associazioni di pensiero e di sensazioni che ampliano gli orizzonti di esplicitazione della realtà. Un esempio del procedere seguendo semplicemente il flusso interno dei pensieri e delle sensazioni è la poesia senza titolo che si legge a p. 30 del libro (di cui si deve notare la particolare organizzazione degli spazi fra verso e verso, che qui non può essere riprodotta): Riaffiora una musica dentro/ un organo interno ora suona/ una linea/ un punto[…]Il punto è fermo/ …silenzio…/ il punto/ è il mio tempo fermo/ lo spazio è breve// mentre il tempo diventa una linea/ il punto esce dal presente…Sabbia…/granelli di punti…/ miliardi/ di punti fermi…smossi dai miei piedi/……….
Proprio dove massimo sembra il livello di astrazione (linea, punto) si fa sentire anche la concretezza: quel camminar sulla sabbia godendone lo stimolo fisico e mentale.
In fondo la poesia è anche questo: un andar per strade a cogliere i frammenti della vita che ci incanta: un pieno di stelle/ sul sentiero della via lattea;/ un sogno morto in una stagione./ In via delle conce,/ odore di patate fritte/ e mari in tormento, […] tra vite e vino/ l’odor del mosto/ ondula il tuo vento.// Vento di Grazia ("Via delle conce" dedicata alla Sardegna).
Infine conosciamo Camilla. Sapevamo già che il libro le era dedicato. La poesia che troviamo quasi alla fine della raccolta ci rivela la sua identità. E conosciamo così davvero anche Raffaela: "Il senso del mio futuro/ lo vedo in te,/ nei tuoi occhi sinceri,/ profondi,/ nel tuo sorriso ingenuo,/ nello stupore gioioso/ dell’ultima scoperta./ Un giorno capirai tua madre/ per aver scelto te,/ scegliendo se stessa./ Capirai/ quanto mi sono aggirata/ tra dubbi e incertezze […] L’estate guarda/ il femmineo tormento/ di una madre/ incapace di annullarsi per te.// Adesso conosco il privilegio della quiete.
Madre e figlia in un solo sguardo; ma soprattutto madre e figlia dentro un’ unica scelta, che è scelta di vita e si fa cammino di comprensione (un giorno capirai), concedendo la quiete dopo il tormento nei solitari giorni assolati.
Potremmo a questo punto riprendere la lettura dall’inizio del libro, riconoscere nel dubbio la molla profonda di un pensiero che si fa poesia radicandosi nella concretezza delle esperienze della vita. "Il dubbio", scrive Raffaela "si assopisce per risvegliarsi sempre nella stessa stazione", "appartiene al silenzio di una panchina vuota". Metafora o realtà della memoria che siano, quella stazione e quella panchina vuota sono vita che ora ci pare di conoscere dal di dentro. Quando ho incontrato Raffaela, dopo avere letto il suo libro, in occasione di una sua prima presentazione al pubblico, è stato davvero facile abbracciarci. I suoi occhi di donna sarda splendevano paghi di quel nostro incorno nell’anima attraverso la poesia.
"Interferenze" è il titolo del libro. La poesia da cui è tratto si trova quasi al centro della raccolta. Leggiamo: Pensieri/ come quadri appesi,/ finestre inesistenti/ in alte torri silenziose[…]Il mio deserto riflette/ la mia tristezza/ bella e seducente[…]Dietro il velo di me stessa,/ in notti buie e oscure/ gli occhi sognano lontananze. Sono i diversi piani di un mondo interiore complesso le interferenze fra oscurità di notti, chiusura di alte torri come prigioni e pensieri che aprono scenari, occhi che sognano: le interferenze e gli intrecci che annunciano il destino di una tristezza che infine seduce, bella come la vita e i suoi cieli lontani.
Gabriella Valera Gruber
(Docente di Storia della Storiografia in età moderna e contemporanea Università di Trieste - e-mail Valera @units.it)
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IL RACCONTO
Susanna Bonaventura, questa volta, ci introduce nel mistero di una casa e di un appuntamento al buio. Un incontro che sembra una sfida, ma che si trasformerà molto presto in un incubo.
L’INCONTRO
di Susanna Bonaventura
Si vantava di essere un gran cuoco, tanto che nessuna poteva resistergli, e di ammaliare le donne con le sue prelibatezze. Lei lo aveva sfidato, e lui non era certo il tipo da tirarsi indietro: ecco perché Mariùs si trova davanti a quel portone.
In mano una borsa. Non di quelle usa-e-getta, ma di tessuto plastificato come quello delle tovaglie da cucina di campagna. L’aveva pagata 20 sterline da Harrowds e solo a casa si era reso conto di quanto gli era costata.
Ma, in queste occasioni, faceva la sua figura.
Mariùs, da quando ha capito che l’hobby della cucina lo rende irresistibile agli occhi delle donne, non perde occasione per proporsi come cuoco e preparare una buona cena (a casa loro, ovviamente) per poi proseguire con quanto l’ospite di turno gli permette di fare. La borsa di Harrowds ha il solo scopo di contenere gli ingredienti necessari, ma con un tocco di classe. O almeno così pensa lui.
Ti aspetto alle otto, ha detto lei, non mancherò, ha risposto lui. Ma sulla bocca di entrambi c’era un sorrisetto malizioso, che nessuno dei due, però, ha potuto scorgere nell’altro. Infatti la sfida è nata da un battibecco in un forum di un sito Internet. Definiti i dettagli tramite e-mail, ecco arrivata, finalmente, la sera della sfida.
Mariùs, sicuro di sé, suona il campanello sfoderando il suo migliore sorriso. Non che sia un granché, ma è l’unico che ha a disposizione. Si schernisce al pensiero che è la prima volta che accetta un appuntamento alla cieca, come fosse un teenager; ma, se lei lo ha invitato a casa sua, certamente qualche idea la deve avere.
L’imponente casa del primo novecento, situata in fondo al viale alberato in periferia, sembra quasi minacciosa alla fioca luce dei rari lampioni. Il campanello emette un suono straziante, che farebbe la gioia di una comune famiglia della Transilvania così come ce l’immaginiamo noi. Ma non siamo in Transilvania.
Senza rumore la porta si schiude e Kimmi appare: una donna di età imprecisata, dai capelli neri con qualche ciuffo chiaro che incorniciano il viso dalla pelle diafana e levigata, e sul quale spicca una bocca disegnata da un’artista dalla mano ferma.
Come inizio non c’è male, pensa Mariùs mentre la sua mano si allunga ad incontrare quella di lei. Resta con il corpo proteso e le labbra raccolte a bocciolo di rosa, mentre lei gli volge le spalle fingendo di non aver notato il goffo tentativo di baciamano.
"Prego, accomodati. Possiamo darci del tu, vero?".
"Certamente, ne sarei onorato!".
"Che bella borsa".
"Si, grazie. L’ho comprata durante il mio ultimo viaggio a Londra".
"Viaggi spesso?".
"No, ecco perché ho voluto tenermi un ricordo".
Ma che cazzate sto dicendo, pensa Mariùs, forse è l’ambiente che mi innervosisce.
"Dov’è la cucina?" chiede, smarrito nel lungo corridoio dell’ingresso, dal pavimento di legno scuro. Alle pareti, di un’insolita tonalità beige spento, nota alcune serigrafie antiche raffiguranti edifici della città vecchia, che si alternano a quadri che riproducono scene dell’Africa Nera ed a stampe in carta di riso di chiara origine giapponese. Qui e là sono sparsi oggetti e soprammobili provenienti da varie parti del mondo, assortiti con un gusto unico.
"E’ stato il mio primo marito ad arredare la casa in questo modo. Con lui ho girato il mondo", gli spiega Kimmi facendogli strada.
"Il primo?".
"Si, sono rimasta vedova presto".
"Ah….scusa, non volevo…".
"No, non scusarti. In fondo non lo potevi sapere…".
Cazzo, devo fare attenzione. Con queste gaffe, mi sto giocando il fine serata! pensa Mariùs, sfoderando un altro dei suoi mitici sorrisi a sessantotto denti, quasi si sentisse un cavallo in vendita.
"Se ci fosse Arturo, ti avrebbe sistemato quella carie" afferma con garbo la sua ospite, per nulla colpita.
"Arturo?…".
"Si, il mio secondo marito era dentista". E, così dicendo, apre la porta della cucina.
Mariùs rimane cn il fiato sospeso: sembra di essere sulla soglia di una nave spaziale. Tutta la tecnologia conosciuta (e forse anche quella solo immaginata!) è lì, a sua disposizione.
In nessuno dei suoi molteplici e costosi corsi di arte culinaria si era trovato di fronte ad una cucina così ben attrezzata. Tutto è in acciaio satinato, tranne un angolo con il piano di marmo grigio. "Per stendere meglio la pasta fatta in casa", si affretta a spiegare Kimmi con noncuranza. Mariùs osserva perplesso l’ambiente e la padrona di casa.
"Lo so", continua Kimmi, "anch’io all’inizio pensavo che non si accordasse con il resto della casa, ma Berto non ha voluto sentire ragioni".
"…Berto?".
"Si, lui era uno chef ".
"Hai lasciato che un cameriere arredasse la tua cucina?".
"Berto era mio marito!".
"….il terzo?".
"No, il terzo era Augusto, uno psicologo con l’hobby dell’occulto. Da lui ho imparato molte cose, ma… Non fare complimenti, mettiti ai fornelli. Nel frattempo io apro questa bottiglia di buon vino. Sai, nei sotterranei ho una discreta cantina".
"Merito di….?".
"Mio. Solo mio. Mi piace il vino di qualità". E, così dicendo, allarga la bocca in un sorriso. Un po’ forzato, a dire il vero, ma forse anche lei è un tantino nervosa, immagina Mariùs, che comincia ad avvertire uno strano disagio crescergli dentro. Forse è per il vestito che lei fa ondeggiare ad ogni passo, o per quella sua acconciatura scompigliata che le dona un fascino inquietante.
"Che nome particolare, il tuo".
"È il frutto di un compromesso".
"Compromesso? Tra chi?".
"Mio padre non voleva che io portassi quel nome. Ma mia madre insisteva: Kimera è sempre stato il nome di tutte le donne di famiglia. E voleva poter tramandare anche quello".
Come anche quello? Cos’altro ha avuto in dote?
La cena, servita nella sala grande, è deliziosa. Mariùs ha dato il meglio di sé, aiutato non poco da tutta la tecnologia disponibile grazie al terzo (o era il quarto?) marito della sua ospite.
Mariùs non riesce a rilassarsi. Il pensiero di tutti quei mariti scomparsi (chissà di che cosa sono morti?) e di quegli scricchiolii insistenti - colpa delle vecchie assi in soffitta, assicura Kimmi - alternati a leggeri gemiti - sai, gli spifferi di una vecchia casa! - non gli fanno apprezzare la compagnia.
"Sei un’ospite deliziosa" mente, cercando di distogliere dai suoi pensieri la frase di sfida. "Vieni a cena da me", gli aveva detto lei, "ti divertirai da morire!".
Per gustare meglio il dessert, Kimmi propone di accomodarsi in salotto. Mariùs la segue. Nella stanza aleggia uno strano odore, probabilmente causato dalla polvere impregnata sui pesanti tendaggi di velluto bordeaux che coprono le uniche due finestre. Probabilmente.
Non deve esserci molta luce in questa stanza, nemmeno di giorno. Ma l’atmosfera è eccentrica, con tutti quei candelabri in argento sparsi ovunque nella stanza.
"Accendo delle candele…" lo informa lei con voce mielosa e insinuante, lasciando intenzionalmente in sospeso la frase.
Mariùs sorride al pensiero che forse è arrivato il momento "magico". Con gesto cavalleresco si avvicina d’un balzo, offrendo la fiamma del proprio accendino ‘bic’ e trovandosi così a non più di dieci centimetri dal viso della donna. Ma le candele sono misteriosamente già accese, mentre si diffonde una leggera puzza di zolfo.
Lui non lo aveva notato prima, ma gli occhi di Kimmi hanno una stana tonalità. Si, certamente ambigua. Sembrano viola, con un riflesso vitreo, innaturale.
Forse è la tensione, ma un’impellente necessità di andare in bagno lo assale. Con un leggero imbarazzo, dopo aver ricevuto le indicazioni necessarie, lui richiude la porta della toilette dietro di sé.
Non si tratta di un semplice bisogno corporale, ma di veri e propri spasmi che squassano il suo ventre. Gocce di sudore spuntano sulla sua fronte mentre il volto, riflesso nello specchio, appare leggermente giallognolo.
Che strano odore di mandorle aveva quel vino, ricorda tra un crampo e l’altro, forse se bevo dell’acqua mi sentirò meglio.
No, non può avermi messo qualcosa nel cibo: sarebbe stato rischioso anche per lei!
Ma le provocazioni che, all’inizio della sfida, sembravano essere semplici scherzi, ora ritornano prepotenti nella testa di Mariùs. Io sono una strega… so fare pozioni… se qualcuno mi stuzzica non sa a che va incontro… In questo momento non ne ricorda altre, ma sono sufficienti a provocargli un lieve mancamento.
Improvvisamente, gli pare di cogliere, nel silenzio di quella enorme casa, dei suoni, quasi dei bisbiglii, e anche dei gridolini soffocati.
Basta, non resterò un minuto di più. Quella è una pazza, e lo sono stato anch’io ad accettare il suo invito. Le voci, queste voci… sono certamente i lamenti di quei poveri mariti… ben quattro!
"Mariùs, tutto bene?".
E’ lei, che vuole sapere a che punto di "cottura" sono… No, non mi avrà!
"Fai pure con comodo.Ti aspetto di là, in salotto. Nel frattempo preparo qualcosa da bere, per finire bene la serata".
Passi svelti e silenziati accarezzano il parquet del corridoio, scomparendo dietro il fragore del portoncino che si chiude alle spalle di Mariùs. Una risata scoppia all’interno della casa.
"Ragazze, eravamo d’accordo che avreste assistito alla scena, ma vi avevo detto di non farvi sentire!" afferma imbronciata Kimmi. "Non avevo ancora finito tutto quello che avevo in programma!".
"Sei stata davvero mitica. Ha pure dimenticato la sua borsa di Harrows!".
"Sì. Mi diverto da matti quando uno di questi galletti se la fa sotto".
"Ma come hai fatto?".
"Merito del mio terzo marito…".
"Il terzo che…ò?".
"Quello che faceva lo psicologo. Basta creare l’atmosfera giusta, e si può far credere ciò che si vuole. E adesso aiutatemi a togliere queste lenti a contatto…sono fastidiosissime".
"Kimmi...ma tu non sei mai stata sposata!".
"Avete ragione. Ma Mariùs non lo sapeva…".
Susanna Bonaventura
è sposata, ha due figli ed un lavoro da impiegata di banca. Si dice che il raggiungimento dei fatidici 40 anni porti a riflettere. Anche a lei è successo, e la cosa positiva è che le ha fatto scoprire la voglia di scrivere. Attualmente pubblica racconti brevi su vari siti letterari, tra cui www.ioscrivo.net , www.scrivi.com e www.neteditor.it con lo pseudonimo di Kim H.
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QUESTIONE DI LIBRI
di Rita Marinelli
Prosegue la miniserie di racconti autobiografico–letterari sull’effetto che i libri possono avere nulle nostre vite.
PARTE IV – IO E IL LUPO
Abbiamo tutti le nostre piccole abitudini. Consuetudini da soddisfare nei brevi, ma intensi, momenti che dedichiamo a noi stessi. E’ inutile negarlo, lo facciamo tutti. E tutti sanno riconoscere, nei movimenti furtivi degli altri, che il rituale sta per essere messo in atto.
Il mio capo lo fa con una rivista informatica, mia sorella con l’ultimo numero di Gente, Andrea (un mio collega) con il Sole24ore; io vado in bagno accompagnata dai fumetti di Lupo Alberto.
A dire il vero il Lupo mi segue un po’ ovunque: nella camera da letto, in salotto; a volte lo puoi notare appoggiato sul tavolo della cucina. Non importa quante volte hai letto la stessa copia: lui è sempre lì pronto a farti ridere.
Il primo numero lo portò in casa la mia sorella minore. Per me si trattò di un vero e proprio evento: non solo scoprivo un altro mondo in cui potermi immergere, ma anche l’animo gioioso di mia sorella . La guardavo leggere quelle pagine piene di tavole in bicromia; gli occhi neri, dal taglio orientale, luminosi e divertiti. Il sorriso aperto rivelava l’allegria che le trasmetteva l’opera di Silver e dei suoi collaboratori. Quell’immagine suscitò in me la curiosità di leggere il libricino. Risi dalla prima all’ultima pagina. La sfiga del Lupo era senza confini, come pure la sua ostinazione ad introdursi nel pollaio per incontrare, di nascosto, la sua bella Marta, una giovane gallina. Il loro amore anticonvenzionale era un chiaro messaggio antirazzista. Non esisteva ostacolo insormontabile per loro se non Mosè, il cane a guardia della fattoria. Gli scontri tra Alberto e quest’ultimo erano il pegno da pagare per raggiungere la meta finale: l’amore.
Ogni personaggio del fumetto racchiude in sé una delle tipiche caratteristiche dell’essere umano odierno.
Alberto è come Peter Pan: non vuole crescere. Non ama le responsabilità, e se ne combina qualcuna cerca di scaricare la colpa su altri (in genere se la prende con Mosè). E’ l’eterno fidanzato, ed è così comodo e tranquillo in questo ruolo che non comprende le esigenze di Marta. Infatti il suo è un continuo comportarsi da ragazzino dispettoso verso quasi tutti i componenti della fattoria in cui vive Marta.
Marta, anche se creata negli anni ottanta, è una donna del duemila. Autonoma (vive da sola), libera da preconcetti razziali (ama un lupo), protettiva (si arrabbia con il cane da guardia perché maltratta il suo "uomo"), materna (si preoccupa sempre che il suo Alberto stia al calduccio in inverno) e, segretamente ma neanche tanto, coltiva il sogno di essere moglie e non più eterna fidanzata.
Mosè è il cane da guardia, ma è un po’ troppo severo. Prende molto sul serio il suo dovere, forse perché madre natura gli ha dato un ruolo da leader che non gli è veramente congeniale (spetta a lui in quanto cane proteggere i membri della fattoria). Il suo impegno principale è far sì che tutto proceda per il meglio e, soprattutto, tenere fuori dal recinto il lupo. Sembra assomigliare molto agli imprenditori del nord-est italiano (i signori imprenditori non se l’abbiano a male): gran lavoratori, concentrati verso un preciso obiettivo, considerano la propria azienda come una famiglia, attenti ad ogni cosa avvenga fuori dalle mura dell’azienda per essere pronti a reagire ad ogni evenienza.
I personaggi secondari, che a turno vivono l’ebbrezza di diventare protagonisti, sono esattamente come la gente comune. Lavorano e non amano lavorare. Litigano con il vicino di casa per le più insulse quisquilie. Si aiutano tra loro in quanto Comunità, e non perché gli venga dal cuore. Ci sono lo sciocco del villaggio (Glicerina la papera), il furbo (Alcide il maiale), il cattivo (Krug il toro), l’amico fissato con le donne (Enrico la talpa) e molti altri.
"Lupo Alberto" contiene molte lezioni di vita, ma ci si rende conto di questo fatto solo quando si smette di considerarlo "soltanto un fumetto", come usano fare gli snob della cultura italiana, o una semplice lettura d’intrattenimento. Anch’io, allora, non mi resi conto fino in fondo dei contenuti di questo fumetto ed infatti, pur non abbandonandolo mai del tutto, mi dedicai a letture ben più pericolose e diseducative. Ma questa è un’altra storia.
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MONDO NUVOLA
Viaggi nell’universo delle nuvole parlanti
PROFILI: Gioma ed il suo Ulisse
di Antonio Zoppetti
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GIOMA Che dire di questo personaggio... probabilmente è nato, cresciuto, pasciuto e risiede nei pressi di Roma. La sua età è altalenante, dipende cioè da quello che sta facendo in un determinato momento: se svolge la sua attività di genitore avrà oltre i quarant’anni, se sta operando nel suo abituale lavoro ufficiale ne avrà quasi cinquanta, mentre se si trova in momenti di intensa creatività ne può dimostrare anche meno e se sta disegnando... beh, allora lì se ne sente venti, massimo ventiquattro... Intervistarlo è stato facile... pretendere da lui delle risposte serie un po' meno... Tutto quello che possiamo constatare è che disegna in modo forsennato con grande fertilità e pubblica dove può e dove riesce... sulla carta ma soprattutto sul WEB. E' qui che imperversa maggiormente e con apparenza innocua si aggira, si avvicina e dissemina le sue strisce e le sue vignette un po' ovunque. Indubbiamente è molto bravo. Ha una bella mano, un buon tratto e un preciso stile, ma soprattutto la sua satira e il suo humor sembrano reggere bene anche dinnanzi alla sua ampia produzione seriale.
L'INFANZIA E GLI ESORDI - A sentire lui avrebbe iniziato a
disegnare quando era ancora nella pancia della mamma, "tinteggiando
tutta la placenta con sgorbi e graffiti di notevole pregio artistico",
tanto che si narra che alla sua nascita "non buttarono le acque come al
solito, ma l'ostetrica vendette le frattaglie a un rigattiere che passava
di là col suo carretto pieno di famosi falsi d'autore".
GLI STUDI - Va bene nascere con l'estro del disegnatore, gli
abbiamo chiesto, ma attraverso quali studi e quale formazione si diventa
dei creatori di strisce e degli autori di satira politica?
LA SATIRA POLITICA E NON - La satira politica ha rappresentato e
rappresenta solo una parte della produzione di Gioma. Le sue vignette di "satira
socio-politica nazionale e internazionale sono molte apprezzate e
pubblicate un po' qua e un po' là, non solo in rete ma anche su carta".
Lo stile di questa produzione si differenzia abbastanza da quello delle
altre vignette... (per esempio quelle dedicate ad Ulisse...) ma Gioma è un
personaggio versatile. Ma non è la satira politica il suo tema preferito,
anzi "a dire il vero - ci spiega - la satira politica
attualmente mi risulta un po' ostica e sapete perché? Perché io stesso
trovo molto, ma molto più ridicole le esternazioni vere dei politici che
qualsiasi battuta o vignetta ci si possa ricamare sopra!!!"
ULISSE Il capolavoro di Gioma è però Ulisse, come tutti sanno... "L'avventura dell'Odissea mi ha sempre affascinato ed è sicuramente il mito più avvincente e più vicino alla mentalità moderna che un autore abbia mai potuto immaginare; io non ho fatto altro che sfruttarne l'incredibile adattabilità a qualsiasi tempo e luogo e trasformarlo in una comic strip per far dire ai miei personaggi qualsiasi cosa sul mondo di oggi e per fare, spero, della satira originale, gradevole e non volgare". Ma il "Progetto Ulisse" è anche più ambizioso. L'idea di Gioma è quella
"di riuscire a far diventare i personaggi delle strisce di Ulisse una
sorta di Peanuts del WEB (Peanuts = i celeberrimi personaggi di
Charles M. Schulz: Charlie Brown, Snoopy), famosi a tal punto che con
una parte degli introiti derivanti dalla pubblicazione su giornali,
vendita di gadgets, pubblicità, cartoons e via dicendo possa
contribuire a finanziare alcune delle iniziative umanitarie di tutto il
mondo.
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Ulisse e Gioma sul web:
http://digilander.libero.it/ulissestrips/
www.ragnacci.net
(sezione comic-strips)www.linguaggioglobale.com
(sezione artisti)www.komix.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=26
(indirizzo di una pagina interna di Komix)www.ilfoglioletterario.it/instant_book.htm
(anche la copertina di "Pilvio Tarasconi" è mia...)www.segnalidifumo.it
(sezione autori)
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IL CERCHIO MAGICO
Rubrica su fiabe, miti, leggende e dintorni
a cura di Fabiana Gambardella
Continuo la mini-rassegna di fairies iniziata la scorsa settimana.
Con il temine inglese "fairies" si indicano una quantità enorme di creature fantastiche, non solo folletti ed affini. E’ un termine che non ha una traduzione precisa nella nostra lingua, se non forse "piccolo popolo", che però potrebbe comprendere l’intera popolazione fiabesca europea, a prescindere dalle dimensioni.
Una creatura molto interessante è la Bean Sidhe, ovvero Donna Fatata, più nota con la grafia di Banshee.
Udirne la voce è sempre un cattivo presagio: lancia lamenti prima della morte di un membro di qualche antica famiglia irlandese. Alle volte è nemica della casata, e le sue grida sono di trionfo; ma è un caso raro: più spesso ne è amica.
E' diffusa la convinzione secondo cui la Banshee non sia un vero e proprio folletto, bensì lo spettro di qualcuno che ha subito dei torti da un avo della persona morente. Alcuni sostengono, erroneamente, che non vada mai oltremare, ma risieda sempre nel proprio paese: l’Irlanda, appunto.
Il suo aspetto è spaventoso: pallida come un cadavere, ha occhi di un blu gelido, che sembrano cuciti con il filo a causa del gran piangere, e lo sguardo da moribonda. Inoltre ha capelli lunghissimi e forti, di un colore indefinibile.
I Pixie invece sono dei folletti con i capelli rossi che vestono in verde. Fanno parte della Corte Benedetta: sono folletti burloni cui piace far scherzi agli uomini. A loro si ispirò Shakespeare per creare, nel suo "Sogno di una Notte di Mezza Estate", il simpatico Puck. Andare in giro con la giacca messa alla rovescia protegge i viandanti dal loro scherzo preferito: far perdere l’orientamento.
Il Leith bhrogan, ovvero il ciabattino di una sola scarpa, di solito se ne sta nascosto all’ombra di una siepe, per riparare la sua scarpa rotta.
Questa creatura è avara fino all’impossibile: infatti ha accumulato favolose ricchezze, e se lo si cattura ci si può far consegnare le sue pentole colme d’oro. Ma attenzione: per tenerlo in proprio potere bisogna guardarlo in continuazione: se si distoglie lo sguardo da lui, anche solo per una frazione di secondo, svanisce come fumo e addio pentole d’oro!
L’ultimo personaggio di cui vi parlerò in questa puntata è un romanticone: Gean-canogh, ovvero "quello che parla d'amore". Gironzola nelle vallate irlandesi con una pipa in bocca, se la prende comoda, non lavora e trascorre il suo tempo ad amoreggiare con le pastorelle e le mungitrici. Vi posso assicurare che, nella vita, non fa altro. Decidete voi se la sua condizione è invidiabile o se lo è di più la nostra.
(Tutti i personaggi citati sono stati studiati da William Butler Yeats, dai cui testi ho tratto quanto sopra)
Fabiana Gambardella è una strana creatura che si aggira con circospezione per le strade di Milano, alla ricerca di una fiaba o una creatura mitica che ne abitino i misteriosi vicoli. Ha pubblicato il libro per ragazzi "Lo specchio magico" e collabora in veste di insegnante con Magnolia Italia:
www.magnoliaitalia.com
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CINEMA E LETTERATURA
Una breve lettura di un rapporto complesso
di Davide Venturi
TERZA PARTE – DAL CINEMA ALLA LETTERATURA
Abbiamo analizzato fino a questo punto l'ispirazione (e non solo) che il cinema ha tratto dalla letteratura o, per dirla come Costa, l'effetto rebound della letteratura sul cinema. Se dovessimo invertire i campi e quindi parlare di percorso contrario, di effetto rebound del cinema sulla letteratura, troveremmo che tale percorso è giustificato da numerose argomentazioni.
E' importante distinguere anche qui due entità (per giunta molto simili alla fabula e al racconto): si tratta della tematicità dell'opera e le sue modalità linguistiche. Infatti, da un lato Rohmer e Magny sottolineano quanto il visivo del cinema abbia invaso le modalità linguistiche del romanzo, dall'altro McLuhan porta alla luce il cambiamento delle relazioni delle persone con il mondo circostante che il cinema ed i media visivi hanno attuato, di conseguenza anche il diverso modo di rappresentare il mondo e di rapportarci ad esso (da vita, insomma, ad un cambiamento tematico).
Proponiamo come spiegazione e come esempio lo scrittore Italo Calvino le cui opere teoriche e narrative fanno riferimento all'influsso del cinema e degli altri media nella costituzione dell'immaginario visivo della letteratura ponendo l'accento sul duplice percorso sopra scritto.
Se è vero che nella pubblicazione postuma Lezioni americane prende a cuore questo argomento considerandolo una componente fondamentale del suo universo poetico, è nella raccolta di racconti intitolata Palomar che assistiamo al suo concretizzarsi in narrazione. Lo scrittore sceglie il nome "Palomar" prendendo spunto da un noto osservatorio astronomico californiano, essendo quella dell'osservazione la principale attività del suo personaggio. Palomar scruta con occhio analitico oggetti ed eventi della realtà e li descrive, nel continuo tentativo di avvicinarsi alla saggezza. Prova a scomporre ogni singolo fenomeno nei sotto-fenomeni che lo compongono; immagina insiemi e sottoinsiemi, e studia le relazioni fra di essi; crea contorni immaginari con cui delimitare e circoscrivere gli oggetti che analizza, cercando di dare una sistemazione razionale alla varietà e molteplicità del mondo. Palomar scruta e recepisce come un cinepresa ed inoltre tutti gli elementi visivi che hanno ispirato questi racconti rinviano insistentemente alla tecnica di ripresa cinematografica. Infatti Costa ne trova la principale corrispondenza: "La lettura visiva del mondo di cui parla Calvino presuppone la capacità di cogliere lo scarto, la discontinuità, le differenze senza le quali lo sguardo scorre su una superficie liscia e senza appigli. Labili e intermittenti come le visioni anamorfiche, le percezioni dello scarto, della differenza sono fortemente implicate nell'economia del desiderio, in quanto aprono lo sguardo a dimensioni diverse, regolate da spazi e tempi diversi".
La corrispondenza tra tecnica cinematrogafica e le modalità operate da Calvino risiede nel cosiddetto "punto di vista", scelta che regola lo sguardo di Palomar nelle sue osservazioni: un dettaglio, un campo lungo sono derivanti dal desiderio dello sguardo del protagonista. Si aggiunga una condizione generale implicita a Palomar come personaggio: il suo voyeurismo, ovvero lo status, il requisito assolto in primis dal cinema che implica in Calvino l'utilizzo di una struttura ed un linguaggio letterario corrispondente a quello cinematografico.
Palomar è la storia di un'ossessione visiva che Calvino ammette essere autobiografica facendoci capire quanto il cinema ed i media visivi abbiano cambiato la percezione degli scrittori contemporanei: "L'esperienza della mia prima formazione è gia quella di un figlio della civiltà delle immagini" dichiara Calvino.
Probabilmente Rohmer, scrivendo che la letteratura restituiva al cinema ciò che in precedenza il cinema le aveva prestato, pensava che questo effetto rebound potesse esistere prima della creazione stessa del cinema, quando ancora la macchina dei Lumiere non esisteva, ma esisteva la voglia di fare cinema, l'ossessione visiva, il naturale voyeurismo umano che ha permesso il primo prestito del cinema alla letteratura.
LA QUARTA E ULTIMA PARTE SARA’ PUBBLICATA LA PROSSIMA SETTIMANA
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LA FIERA DEL GUSTO
a cura di Oreste Colombo
Piramidi veloci
di Maria Busiello
Pizzeria
EL PIRAMIDEPizzeria d'asporto con forno a legna, effettua consegne a domicilio. Giorno di chiusura il Lunedì, Luglio e Agosto sempre aperto anche a mezzogiorno.
Corso Milano 47-Selvino (BG)
Tel. 389/2767414
Il posto è piccolo, sufficiente per aspettare che le pizze appena ordinate siano pronte per portarle via. Piramidi e sarcofagi campeggiano un pò dappertutto, e le pizze speciali hanno nomi che rievocano l'Egitto:
LA SFINGE: pomodoro, mozzarella, speck, rucola, scamorza.
RAMSES: pomodoro, mozzarella, salmone, taleggio, zucchine.
MARE ROSSO: pomodoro, mozzarella, peperoni, salmone, frutti di mare.
CLEOPATRA: pomodoro, mozzarella, zola, taleggio, melanzane alla griglia, grana.
EL PIRAMIDE, che da il nome alla pizzeria, è la specialità del pizzaiolo.
Io sono una ragazza di animo avventuroso, quindi era inevitabile che prendessi una " famigerata" CORSARA fatta con pomodoro, mozzarella, tonno, origano, cipolla e zola.
Sottile, morbida, ben cotta: insomma, una pizza di notevole bontà.
Questo è un articolo breve e veloce, veloce come è stato il servizio della pizzeria, a modico costo.
Maria Busiello è prodigalmente dedita alla buona cucina, ama la letteratura, il cinema, la pittura ed è fidanzata con un regista italiano. Attualmente sta terminando il suo corso di studi universitari in lettere moderne con indirizzo storico.
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CONCORSI
a cura di Luigi Pennino
In questa rubrica segnaliamo (e segnaleremo) concorsi letterari, cinematografici e di interesse vario dei quali verremo a conoscenza.
Sul nostro sito è presente una pagina con i concorsi in scadenza, per ordine di data:
www.magnoliaitalia.com sezione: CONCORSI.
LO SPAZIO COMICO
La logica del concorso è quella di raccontare storie umoristiche SENZA ALCUNA PRECLUSIONE DI GENERE. Il tema può cioè essere svolto all’interno o all’esterno di qualsiasi genere letterario e cinematografico: dal racconto autobiografico alla situation comedy, dal giallo alla fantascienza e così via. Sono ammesse commistioni di genere.
Il concorso è suddiviso in 3 sezioni:
LO SPAZIO COMICO SCRITTO
LO SPAZIO COMICO SCENEGGIATO
LO SPAZIO COMICO CORTO
LO SPAZIO COMICO SCRITTO
Si partecipa al concorso con testi narrativi non più lunghi di venticinque
(25) cartelle ciascuno: per cartella si intendono 30 righe per 60 battute,
cioè 1800 battute per pagina (inclusi gli spazi vuoti), per un totale di
45.000 caratteri. Le singole pagine devono essere numerate, e su ognuna di
esse deve essere indicato chiaramente il titolo del racconto.
Si può partecipare con più racconti.
LO SPAZIO COMICO CORTO
Si partecipa al concorso con cortometraggi non più lunghi di quindici (15)
minuti ciascuno, esclusi i titoli di coda. I cortometraggi devono
essere rigorosamente presentati in vhs, e devono recare sull’etichetta SOLO ED
ESCLUSIVAMENTE il titolo del cortometraggio.
Si può partecipare con più cortometraggi.
LO SPAZIO COMICO SCENEGGIATO
Si partecipa al concorso con sceneggiature non più lunghe di quaranta
(40) pagine ciascuna. Le singole pagine devono essere numerate, e su ognuna di
esse deve essere indicato chiaramente il titolo della sceneggiatura.
Si può partecipare con più sceneggiature.
N.B. Si può partecipare anche alla sezione letteraria (LO SPAZIO COMICO
SCRITTO) con una "novelization" della sceneggiatura, purché inviata
separatamente.
NORME GENERALI
I testi vanno spediti in cinque copie, i cortometraggi in una copia vhs,
entro e non oltre il 30 gennaio 2004 (farà fede il timbro postale, ma in
ogni caso non si accetteranno racconti pervenuti oltre il 15 febbraio 2004),
a:
Magnolia Italia – via Paolo Mantegazza 25/2 – 20156 Milano
PER LE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE ED OGNI ALTRA INFORMAZIONE è sufficiente consultare il nostro sito (
www.magnoliaitalia.com) nella sezione: CONCORSI.
PREMIO PAOLA BIOCCA PER IL REPORTAGE
Per tutte le informazioni su questo concorso, è sufficiente consultare il nostro sito (
www.magnoliaitalia.com ) nella sezione CONCORSI
LA LIBERTA’ DELLA POESIA
L’Associazione non profit Il Racconto Ritrovato indice, con il Patrocinio dell’Assessorato Sistemi Culturali della Città di Torino e dell’Assessorato Cultura e Istruzione della Regione Piemonte, la prima edizione del Concorso di Poesia "La libertà della poesia".
Possono partecipare autori italiani e stranieri con opere inedite in lingua italiana.
Ogni concorrente dovrà partecipare con 5 poesie di non più di 30 versi ciascuna, inviando 5 copie dattiloscritte e ben raccolte in fascicoli separati. Sulla copertina di una copia deve essere scritto: nome, cognome, indirizzo completo, numero telefonico fisso, eventuale indirizzo e-mail, firma. Le altre 4 copie devono essere anonime.
Le poesie devono pervenire entro e non oltre il 31 gennaio 2004 al seguente indirizzo: Associazione Il Racconto Ritrovato – Corso Rosselli, 47 – 10129 TORINO.
L’iscrizione al Concorso "La libertà della poesia" è completamente gratuita.
Il Concorso è riservato ai Soci dell’Associazione. Coloro che ancora non fossero associati e desiderassero partecipare al Concorso, potranno iscriversi all’Associazione versando la quota di iscrizione di € 20,00
Le poesie vincitrici verranno lette da un attore in occasione della cerimonia di premiazione e saranno pubblicate sul sito.
La Giuria si riserva inoltre di indicare altri 10 poeti le cui poesie risultassero di particolare interesse, che riceveranno un Attestato di Merito e saranno pubblicati nella sezione del sito Internet dedicata al Concorso.
La premiazione avverrà a Torino in concomitanza con il Salone del Libro di Torino che si svolgerà nel mese di maggio. Il giorno verrà comunicato.
Per tutte le altre modalità di partecipazione, per la composizione della giuria e tutte le altre informazioni è sufficiente consultare il nostro sito (
www.magnoliaitalia.com) nella sezione: CONCORSI.
FORZACENTRIFUGA
Concorso per scrittori esordienti:
Tema di riferimento: in viaggio verso la diversità culturale
La partecipazione al concorso è aperta a italiani e stranieri residenti in Italia ed è totalmente gratuita.
I racconti inediti della lunghezza massima di 30 pagine ( 2300 battute a pagina) dovranno essere in lingua italiana
I testi (in formato Word) dovranno essere inviati per posta elettronica al sito
www.forzacentrifuga.it - info@forzacentrifuga.it ed indicare il nome ed il recapito dell’autore.Oppure all’indirizzo:
Forzacentrifuga.it – Toschi V.le Giustiniano Imperatore 76 00145 Roma
L’invio dovrà avvenire entro e non oltre il 10 ottobre 2003.
Il concorso si concluderà con una cerimonia di premiazione a Roma Lunedì 15 dicembre 2003, Presso il Teatro de’ Servi –Via del Mortaro 22 (Roma centro)
www.teatroservi.itNel corso della premiazione sarà letto il testo premiato (o alcuni brani più significativi) da un attore professionista.
Alla premiazione parteciperanno associazioni di stranieri, addetti culturali delle ambasciate dei vincitori o addetti alla cultura della città di provenienza.
Segue un concerto di musica etnica e assaggi di cibi internazionali.
Il racconto primo classificato sarà sottoposto all’esame di varie case editrici per eventuale pubblicazione.
Per i premi, la composizione della giuria e tutte le altre informazioni sul concorso è sufficiente consultare il nostro sito (
www.magnoliaitalia.com) nella sezione: CONCORSI.
CONCORSO NAZIONALE PER CORTOMETRAGGI SULLE IMPRESE DA OSCAR
"Tutto è impresa, anche i film di Totò o l'opera all'Arena di Verona o i gol di Totti". Sembra facile..." Italo Moscati, scrittore e regista, in giuria del concorso "Che Impresa!", focalizza subito il tema.
E’ una giuria composta da esperti di cinema e del mondo della comunicazione, ma anche da imprenditori e rappresentanti istituzionali, quella del concorso nazionale per cortometraggi "per imprese da oscar". Vista la particolarità del tema, le "imprese" for e no profit che operano per il sociale, per l’ambiente e per le tradizioni, il concorso ha interessato diverse personalità e professionalità, che si sono dimostrate molto curiose di poter vedere e valutare i cortometraggi arrivati.
I presidenti della giuria sono due, una donna e un uomo: Francesca Comencini ed Enrico Ghezzi
La regista è particolarmente vicina al tema del concorso: è infatti in uscita Io lavoro, il suo ultimo film che racconta di una donna vittima di sofferenze umilianti sul posto di lavoro, il mobbing. L’altro presidente è Enrico Ghezzi, autore televisivo, critico, sperimentatore di nuovi linguaggi. Nuovi linguaggi che interessano anche Carlo Pizzati, direttore editoriale del portale Virgilio, che sottolinea come "in una societa' la cui capacita' di concentrazione e' sempre piu' ridotta, la narrativa del cortometraggio ha un futuro promettente. E i concorsi consentono di far emergere nuovi talenti per l'industria cinematografica, televisiva e pubblicitaria". Con loro, un esplosivo Oliviero Toscani che, forte della sua esperienza diretta di comunicatore attento al sociale ma al servizio dell’impresa, ha già preannunciato una acceso dibattito, in sede di valutazione, sui cortometraggi in concorso. "Solo il mercato può cambiare il mondo –dice Toscani- Anche l’arte è al servizio del mercato e del profitto, ne è inquinata ma allo stesso tempo ne ha bisogno. Dai filmakers che partecipano al concorso mi aspetto lavori inquinati". Mariangela Gritta Grainer , presidente di Donnasì, dice che l’impresa richiama un mix di sostantivi quali: immaginazione conoscenza creazione; rischio libertà responsabiltà; amore potere passione, mercato denaro profitto e che è la loro "combinazione" che può fare la "differenza.
Ma forse lo spirito del concorso è riassunto nel modo più diretto da Luciano Aiazzi, direttore di Toscana Film Commission: "in un mondo di pubblicità, finalmente si accendono i riflettori su ciò che sta dietro il prodotto".
La giuria: Luciano Aiazzi (Direttore di Toscana Film Commission ), Sandra Bonsanti (Presidente Giustizia e Libertà), Vera Butali (Imprenditrice), Francesca Comencini (Regista), Claudia Galimberti (Giornalista), Enrico Ghezzi (autore televisivo), Ugo Girardi (vice segretario Unioncamere Italiana), Mariangela Gritta Grainer (Presidente Donnasì), Patrizia Marin (Presidente Commissione Pari Opportunità Regione Veneto), Italo Moscati (Scrittore e regista), Vanda Pandoli Ferrero (Presidente nazionale AIDDA), Marina Piazza (Presidente Commissione Nazionale Pari Opportunità), Carlo Pizzati (Direttore editoriale Virgilio), Mimmina Rachini (Imprenditrice),
Rosanna Santonocito (Giornalista – Il Sole 24 Ore), Luisella Testa (Redattore capo – "Maurizio Costanzo Show"), Oliviero Toscani (Esperto di comunicazione, fotografo)
C'è tempo fino all'8 ottobre per inviare i cortometraggi!
Informazioni e bando su www.cheimpresa.it
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SEGNALAZIONI
a cura di Luigi Pennino
Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto segue.
ALAN MOORE: ON LINE ASTA DI BENEFICENZA PER LA LOTTA ALL’ALZHEIMER
Decine di tavole di fumettisti italiani e stranieri per aiutare l'AIMA e l'ADI
Un' asta on line di beneficenza, gestita in due fasi, con parte delle illustrazioni originali (e altri pezzi speciali) presenti nel volume "Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman" (Black Velvet) sarà ospitata su eBay all’ URL:
A seguire la lista dettagliata di tutti i "pezzi" offerti all’asta
Dal 6 Ottobre al 16 Ottobre 2003
-----SPECIAL -----
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BENIAMINO DEL VECCHIO – Corso di disegno a fumetti
Magnolia Italia presenta anche quest’anno il corso DISEGNARE A FUMETTI, corso per disegnatori di comics, che quest’anno verrà tenuto da
Beniamino del Vecchio, disegnatore di DIABOLIK, LAZZARUS LEDD, ZONA X, BAD MOON, INTREPIDO. La frequenza è di una volta alla settimana, tutti i martedì dalle 18.00 alle 21.00 presso la sede di Magnolia (via Paolo Mantegazza 25/2 – 20156 Milano – Tel. 02/39257430 – e-mail: magnoliaitalia@libero.it).
Presentazione del corso: il 9 e il 16 ottobre, alle ore 20:00, presso la sede.
Sintesi del corso
Attraverso lo studio del disegno, non solo teorico, ma soprattutto pratico, lo studente arriverà in maniera veloce a crearsi una reale conoscenza del lavoro del disegnatore di fumetti e formerà nel disegno a mano libera dando le base per entrare nel mondo delle nuvole parlanti.
Sono previsti una serie di incontri con vari autori del fumetto italiano.
Le lezioni si terranno una volte la settimana e dureranno tre ore l’una. Si comporranno di esercizi fatti sia in aula che a casa, con interventi mirati allo sviluppo di una tecnica personale del futuro disegnatore.
Non è richiesto l’acquisto di testi didattici.
Programma del corso (sezioni principali)
| - | Anatomia: umana, fantastica e caricaturale |
| - | Architettura e prospettiva: case, auto, città |
| - | Espressioni facciali e gestuali |
| - | La figura in movimento: muscoli, vestiti, drappeggi |
| - | Studio delle luci e delle ombre |
| - | Strumenti e tecniche d'inchiostrazione |
| - | Panoramica sul fumetto: |
il fumetto italiano
il fumetto americano
il fumetto giapponese (manga)
il fumetto francese
| - | Il linguaggio del fumetto |
| - | Applicazione del soggetto e della sceneggiatura: la tavola finita di fumetto |
| - | Tecnica del fumetto |
Ogni lezione verrà accompagnata da un piccolo fascicolo fotocopiato.
Ogni allievo verrà incoraggiato e aiutato a crearsi un proprio book con immagini utili come bagaglio visivo.
Per maggiori informazioni
: www.magnoliaitalia.com
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ULISSE by Gioma
ULISSE by Gioma"
ULISSE non è un fumetto, un fumetto vive dentro una storia... invece ULISSE
non ha una storia e ogni volta vive in appena quattro vignette... quindi
ULISSE non ha mai fine e come tale vive... ma è anche vero che ogni striscia
ha una fine, proprio come un fumetto... eppure ULISSE non è un fumetto, perchè
un fumetto vive dentro una storia... invece ULISSE non ha una storia e ogni
volta vive in appena quattro vignette... quindi ULISSE non ha mai fine e come
tale vive... ma è anche vero che... e adesso, se vuoi, continua tu...
Libro distribuito da Pan Distribuzione -
www.pandistribuzione.it - pdistribuzione@panini.itSi vagliano proposte di ulteriore distribuzione nazionale
Se siete interessati, potete scrivere a questo indirizzo:
ilfoglio@infol.it - Pagine Web: www.ilfoglioletterario.it
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LA CUCINA DEL PAESE DI CUCCAGNA
giovedì 2 ottobre 2003 alle 18.00, presso la fnac di Milano in Via Torino ang. Via della Palla - Tel. 02.869541
verrà presentato il mio libro
La cucina del Paese di Cuccagna - Passeggiate gastronomiche con Matilde Serao (Il leone verde Edizioni)
La presentazione sarà condotta dalla scrittrice
Barbara Buganza.Stralci del volume saranno letti dall'attore
Giovanni Labadessa.Seguirà una dolcissima degustazione.
Sito correlato:
http://web.tiscali.it/Fiabe_per_un_Chicco
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MORTEROTICA ON LINE
Sono on line sul sito
http://www.latelanera.com (nell'apposita pagina dedicata al concorso) altri 4 racconti partecipanti alla prima edizione del concorso MortErotica.
Sono:
I colori del male - di Paolo Petitto
Notturno n.23 - di Giovanni De Matteo
La notte del silenzio - di Elena Gatti
Possessioni - di Emanuela Corda
Chiunque tra i partecipanti volesse vedere on line il proprio racconto non deve fare altro che inviare una mail di autorizzazione all'indirizzo:
alecvalschi@latelanera.com
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INCONTRO TRA LE CULTURE MEDITERRANEE
Viviamo un tempo di migrazioni, dove le culture non sono più protette dagli steccati delle lontananze e le diverse abitudini quotidiane spesso abitano nello stesso contesto.
.La nostra città è ormai diventata un luogo di convivenza tra sistemi di vita differenti ed è sempre più urgente comprendere le ragioni storiche e culturali che stanno alla base dei mutamenti sociali che si stanno verificando attualmente.
E’ per questi motivi che per il 2003/4, continuando una tradizione che dura ormai da decenni, ItaliaNostra di Milano propone alla città una riflessione sui processi formativi della cultura Europea, sintesi di numerosi apporti, tra cui quelli provenienti dal Mediterraneo, considerato come fonte di
conoscenza ed espressione di sensibilità diverse.Nati nella remota antichità i rapporti con l’Oriente sono una costante del tempo passato e presente.
Le civiltà formatesi nel bacino del Mediterraneo si sono modificate grazie ai continui scambi senza perdere le proprie caratteristiche originarie e creando nello stesso tempo un miglioramento complessivo della società.
Il Corso di aggiornamento culturale di quest’anno verte sul tema
IL MEDITERRANEO: Oriente e Occidente - Ottocento e Novecento
Inizierà il 15 ottobre prossimo: 11 incontri al mercoledì pomeriggio presso l’Auditorium don Alberione e 6 visite di studio che si dipanano lungo l’arco dell’anno, terminando a maggio 2004.
Negli incontri saranno coinvolti esperti in vari settori:il filosofo, lo storico, l’urbanista, il geografo, lo storico delle religioni, lo storico dell’arte, lo storico delle istituzioni, il sociologo, l’architetto paesaggista. L’accurata scelta degli esperti sarà certamente una garanzia per affrontare da più punti di vista le complesse tematiche proposte da questo corso.
Per meglio comprendere i problemi attuali, la trattazione sarà soprattutto incentrata sugli ultimi due secoli. Prenderà avvio da una riflessione
filosofico-antropologica sull’importanza degli scambi culturali in una società in evoluzione e attraverso l’apporto dei vari esperti si costruirà un itinerario conoscitivo dei processi che hanno influenzato la nostra vita culturale e sociale.Secondo la tradizione dei corsi organizzati da ItaliaNostra
, le lezioni saranno supportate da visite sul territorio strettamente inerenti al tema trattato e si constaterà di persona come gli scambi e le influenze culturali sono state e sono un elemento costitutivo della nostra società.
Programma dettagliato, informazioni e iscrizioni presso:
Italia Nostra- via Pellico 1- 20121 Milano. Orario: da Lunedì a Venerdì: 14-18 - e-mail:
itnostra@tiscalinet.itTel. 02/8646 1400 - 8056920 - Fax 02/875 950 -
www.italianostra-milano.org
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ITALIANO, LINGUA INCONTRATA
Leggere, scrivere insieme - Appuntamenti per l’approfondimento dell’italiano rivolti ai cittadini stranieri in collaborazione con
l’Associazione Il racconto ritrovato
giovedì 9 e 23 ottobre 2003
giovedì 6 e 20 novembre 2003
giovedì 4 e 18 dicembre 2003
gli incontri si svolgeranno dalle ore 17.30 alle ore 19.30
Biblioteca civica Dina Rebaudengo (Aurora) - corso Vercelli 15 - tel. 011 4435790
Tiratura a cura del Civico Centro Stampa
Il Racconto Ritrovato è un'Associazione senza fini di lucro, costituita da un gruppo di persone che amano leggere e scrivere e desiderano condividere con altri questo piacere.
Le Biblioteche civiche di Torino, in collaborazione con Il Racconto ritrovato, propongono da ottobre a dicembre 2003, presso la Biblioteca civica Dina Rebaudengo (Aurora), un ciclo di incontri con cittadini di lingua madre non italiana, interessati a migliorare ed arricchire la conoscenza della nostra lingua. Durante tali incontri si tratterà inizialmente di leggere e analizzare opere prime dei soci de Il Racconto Ritrovato, per poi procedere insieme a seconda del piacere che se ne trarrà, con l’obiettivo concreto di fornire strumenti per una migliore padronanza dell’italiano. Molti di questi racconti selezionati sono stati pubblicati sul sito dell’Associazione (www.ilraccontoritrovato.it).
La lettura di esperienze "nostre" potrà far emergere il confronto con linguaggi e culture "altre": forse storie di immigrazione e di integrazione, di fatica e di sofferenza, assai simili alle nostre, ma anche ricordi di qualcosa che è rimasto altrove, distante nel tempo e nello spazio.
Conoscere le radici, le esperienze, i costumi, i percorsi culturali reciproci, non potranno che arricchirci.
Così, ancora una volta, la lettura, la scrittura e la storia individuale e collettiva potranno intrecciarsi e diventare esperienze condivise.
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NUOVO FUMETTO ITALIANO
L'associazione "Gas Incontro" e il comitato di gestione del CTS "Ponte
delle Gabelle" presentano la seguente iniziativa culturale:
"NUOVO FUMETTO ITALIANO" - dal 29 Settembre al 10 Ottobre 2003 - dal Lunedì al
Venerdì dalle 14.30 alle 18.30 (Chiuso Sabato e la
Domenica/Ingresso Libero) - al CTS "Ponte delle Gabelle", Via San Marco 45,
Milano.
Mostra permanente, laboratori e incontri con nuovi autori italiani. A cura di
Questa mostra è per far conoscere a chi già è lettore di fumetti o chi ne è semplicemente incuriosito nuovi autori che, credendo in quello che fanno, sono riusciti a far pubblicare presso un editore, italiano o straniero, i propri lavori.
Verranno presentate tavole di "Tao" scritto dai fondatori del Golden Frames
Studio Gino Udina (testi) e Fabio Bono (disegni), pubblicato dal Messaggero
dei Ragazzi di Padova, e dello "Studio Settemondi" di Giovanni Gualdoni
(autore dei testi dei fumetti presentati e che lavora principalmente per il
mercato d'oltralpe) tra cui "Akameshi" disegnato da Stefano Turconi e
pubblicato da Soleil, "L'anello dei Settemondi" disegnato da Matteo Piana e
pubblicato dagli Humanoids, e "Glauco" disegnato da Cristian Cari e pubblicato
da Delcourt.
Il Venerdì dalle 17 ci
saranno incontri con gli autori dei lavori presentati e un omaggio ai presenti
(fino ad esaurimento scorte).
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FERNANDEL – Le presentazioni di ottobre
Mercoledì 8 ottobre a
l Moquette Bar + Shop di Forlì in via dall’Aste 17, alle ore 22 Paolo Nori e Marco Raffaini presentano Storia della Russia e dell’Italia.
Sabato 11 ottobre
alla Libreria Noseda di Como in via Cantù 51, alle 18 Gianluca Morozzi e Marco Rossari presentano Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte e Perso l’amore (non resta che bere).
Domenica 26 ottobre a
lla libreria Biblion Book & Coffee di Granarolo (Bo) in via S. Donato 104/a, alle ore 10.30 Michele Pellegrini presenta Grand Tour.
Martedì 28 ottobre a
lla Biblioteca Villa Spada Oriano Tassinari Clò in via di Casaglia 7 a Bologna, alle ore 21.30 "Dieci cose non sono le cose", incontro con gli scrittori Paolo Nori e Gianluca Morozzi.
Fernandel al Moquette di Forlì
Mercoledì 8 ottobre
Ore 22: Paolo Nori e Marco Raffaini presentano Storia della Russia e dell’Italia.Mercoledì 5 novembre
Ore 22: Gianfranco Mammi presenta Uomini senza Mercedes.Mercoledì 19 novembre
Ore 22: Michele Pellegrini presenta Grand tour.Mercoledì 3 dicembre
Ore 22: Gianluca di Dio presenta L’Emiliano innamorato.Mercoledì 17 dicembre Ore 22:
Marco Rossari presenta Perso l’amore (non resta che bere).Mercoledì 14 gennaio
Ore 22: Gianluca Morozzi presenta Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte.Mercoledì 28 gennaio Ore 22:
Michele Governatori presenta Venere in topless.Per informazioni, Moquette Bar + Shop, via dall’Aste 17 a Forlì, tel. 0543 32751
Fernandel - via Col di Lana, 23 - 48100 Ravenna - Tel./Fax 0544 401290 - e-mail: fernandel@fernandel.it - web: www.fernandel.it
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RILL news
RiLL - Riflessi di Luce Lunare
Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico
I risultati finali del premio letterario, stabiliti dalla Giuria Nazionale
(fra i cui membri citiamo ad
esempio Donato Altomare, Sebastiano Fusco, Gordiano Lupi, Massimo Mongai e
Giampiero
Rigosi) saranno resi noti dal 15 ottobre, sul nostro sito (
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Magnolia news è una newsletter settimanale curata da Heiko H. Caimi
edita da Magnolia Italia – Via P. Mantegazza 25/2 – 20159 Milano
Tel. 02/39257430 – e–mail: magnoliaitalia@libero.it – sito: www.magnoliaitalia.com
I diritti sui testi sono dei singoli autori
Tutti i diritti sulla pubblicazione sono di Magnolia Italia
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