Magnolia news

Settimanale di letteratura, cinema e cultura varia

Anno 1 – Numero 4

Giovedì 25 settembre 2003

 

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IN QUESTO NUMERO

 

Gentili lettori,

 

mi scuso ancora per il ritardo nella spedizione di questo numero della newsletter, dovuto ad un malfunzionamento (ancora una volta grazie, Bill!).

 

Ritornano, dopo una settimana di pausa, due rubriche molto apprezzate: "I fanciulli del sottosuolo" e "Circuiti integrati, fatine e teste mozzate".–

Davide Verazzani e Marco Vanelli ci parlano del film "Segreto di stato", reduce da Venezia ed in sala in questi giorni.

 

Susanna Bonaventura ci fornisce alcuni commenti profani sul romanzo "Flatland".

 

Maria Matera, invece, esordisce su queste pagine con un racconto, "Dario", che ho fortemente desiderato pubblicare. Ne consiglio vivamente la lettura.

 

Rita Marinelli, nella terza parte delle sue avventure librarie, ci introduce nel mondo dei Kevin.

 

In "Mondo nuvola" Giuseppe di Bernardo ci presenta una sua creazione, Desdy Metus l’Insonne.

 

Fabiana Gambardella ci accompagna nuovamente nel mondo dei folletti.

 

Davide venturi prosegue il suo discorso sul rapporto su cinema e letteratura.

 

Infine non mancano le segnalazioni di concorsi e di altre interessanti novità.

 

Ci sono alcuni ritorni ed alcune sorprese. Gradirei molto i vostri commenti.

 

Buona lettura,

 

Heiko H. Caimi

 

 

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L’ANGOLO DELLE CITAZIONI

a cura di Vincenzo Corvo

 

La libreria Seeber è come l’antro dei tesori (…). Da Seeber, comodamente disposto, mi sono letto ogni libro che mi interessava almeno fino alla metà: è mia usanza non tirarmi mai in casa un perfetto sconosciuto, che potrebbe deludermi o tradirmi; un libro, una volta entrato, non lo puoi mettere all’uscio come un umano qualsiasi. (Linda Di Martino, L’incidente di via Metastasio)

 

Scrivere, ed anche poetare, esprime il desiderio di decifrare il mondo, di segnarlo, con ritmi e formule musicali che in sé hanno la dinamica ossessione di tutte le cose del mondo. (Giuseppe Bonaviri)

 

In ultima analisi, quello che conta è l’intero corpo dell’opera che ci si lascia dietro quando si scompare. E’ la totalità dell’oeuvre che deve dire qualcosa di speciale riguardo al tempo in cui è stata realizzata. Altrimenti è inutile. (Rainer Werner Fassbinder, regista)

 

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Circuiti integrati, fatine e teste mozzate

a cura di Mairi

 

Conoscete la canzone di Angelo Branduardi "Il signore di Baux"? Ha molte caratteristiche fantasy: canta di castelli, dame, cavalieri, fuoco, danze, e ascoltandola sembra quasi di venire trasportati in pieno Medioevo, tra splendidi uomini armati, pronti a partire per la caccia, e dame il cui cuore palpita d’amore per loro… ma qualcosa non va! Dove sono le strade sterrate simili a latrine a cielo aperto, i cani lasciati liberi nelle sale dei banchetti per permettere agli uomini di pulirsi le mani sul loro pelo (non esistevano i tovaglioli), i denti marci, la scarsissima pulizia, le malattie, le ferite infettate, i muri anneriti dal fumo che si innalzava dalle candele di sego? Scorrendo un libro sugli usi e costumi del Medioevo ci si rende conto che l’Età Oscura non aveva tutto quel fascino che gli scrittori fantasy, attraverso i loro romanzi, gli attribuiscono. Come se non bastasse, la magia veniva considerata opera del diavolo, mentre il periodo storico durante il quale rifiorì il pensiero magico fu il Rinascimento. Si può quindi dire che buona parte del fantasy si ispira principalmente a due periodi storici, Medioevo e Rinascimento, per dar vita ad un'epoca fantastica che esiste solo nei romanzi e nei racconti del genere.

Esistono comunque alcuni autori fantasy che tengono conto della vita quotidiana del Medioevo storico e ne riportano per filo e per segno gli usi e costumi, come, ad esempio, George R.R. Martin, nelle "Cronache del Ghiaccio del Fuoco", Poul Anderson nel romanzo "La Spada Spezzata", dove non risparmia scene cruente e impietose che si rifanno ai miti e leggende del nord Europa premedievale, l’italiano Valerio Evangelisti, con i suoi libri sull’inquisitore Nicholas Eymerich dalla rara accuratezza storica, e molti altri ancora che, come sempre, lascio a voi il piacere di scoprire.

Cosa dire poi di draghi, unicorni e altre bestie simili, ospiti quasi fissi dei romanzi fantasy? Nell’attuale età del mondo diamo molte cose per scontate, ci affidiamo quasi del tutto alla scienza che ci trasmette certezze e sicurezze, ci cura, ci protegge, spiega quasi ogni fenomeno conosciuto e tenta di dare spiegazioni logiche ai fenomeni sconosciuti. In un’era ad alta tecnologia, sappiamo che unicorni e draghi non esistono, che è puerile credere ancora nelle fate, eppure una volta immerse in un romanzo Fantasy molte persone sperano quasi di veder comparire in una notte di luna piena un rappresentante del popolo fatato, e qualcuna crede sul serio di averlo veduto. Se oggi la tecnologia e la scienza non hanno potuto fermare la voglia di straordinario, nel passato, quando la scienza muoveva i suoi primi passi, come potevano non nascere i mostri? Dall'unione di elementi bestiali ed umani, o tra bestie diverse, simbolo di difformità, emanazione del volere divino che nasconde un "altro" significato, i mostri non sempre sono brutti esteriormente, ma la loro esistenza viene da sempre considerata innaturale. Secondo San Paolo "Videmus nunc per speculum in aenigmate" (al presente vediamo come attraverso uno specchio, in maniera confusa) e quell'aenigma, il monstrum, è ciò che verrà svelato in futuro; è un simbolo che nasconde altrove la sua natura, ben oltre la semplice parola che lo indica o la forma che lo definisce. Ebbene, proviamo a svelare insieme la natura di alcuni di questi mostri!

 

Unicorni

Cavalli dal candido mantello, simbolo di castità e purezza. Il loro segno distintivo è il lungo corno ritorto che spunta dalla fronte. Proprio il corno trasse in inganno le genti del passato. Sulle spiagge del mare del nord spesso furono rinvenuti corni ritorti lunghi fino a due metri. Dalla scoperta al tentativo di dare una spiegazione il passo fu breve e fu così che dalla fantasia popolare nacque l'unicorno; ma quel lungo corno era in realtà un dente di narvalo, un mammifero marino. I maschi di questo parente del delfino posseggono solo due denti di cui uno si sviluppa e cresce fino a raggiungere circa i due metri di lunghezza, arma micidiale contro gli altri narvali maschi nella lotta per la difesa del territorio.

 

Ciclope

In Sicilia, molti secoli fa, furono ritrovati teschi enormi con due zanne che sporgevano dalla bocca ed un'unica orbita centrale. Sembrava senza dubbio il teschio di un umanoide alto più di due metri con un unico occhio al centro della fronte. Questa convinzione rimase in piedi fino all'inizio dell'800, quando qualcuno si rese conto che il teschio del gigante da un solo occhio altro non era che il cranio di un elefante nano vissuto in Sicilia migliaia di anni fa e l'orbita al centro della fronte era la cavità da cui partiva la proboscide dell'elefante.

 

Sirene

Splendide donne dalla coda di pesce che cantano attirando ignari marinai tra le loro braccia e verso la morte. Nella nebbia, all'alba, è facile prendere abbagli e credere che quelle figure dal canto melodico e il corpo sinuoso, adagiate sugli scogli, possano essere sirene. Niente di più sbagliato! Sono i sirenidi (Lamantini e Dugonghi), mammiferi marini o d'acqua dolce dal carattere mite, erbivori. Il loro richiamo somiglia al dolce canto di una fanciulla.

 

Streghe

Donne dai grandi poteri, malvagie o benevole a seconda della loro indole, dedite alla magia bianca o alla magia nera. Nel XV secolo, per non morire di fame, spesso le donne macinavano con al posto del grano la segale, per fare la farina  e poi il pane. I chicchi di segale, a differenza di quelli di grano, vengono attaccati da un fungo chiamato Claviceps purpurea contenente l'ergotina, un potente allucinogeno. Seicento anni fa l’Inquisizione condannò e bruciò sul rogo non potenti e malvagie streghe, ma solo povere contadine affamate che avevano visioni infernali causate dall'ergotina e dai sermoni troppo vividi di zelanti preti.

 

Lupi mannari e vampiri

Uluati nella notte, zanne, sangue, morte.

Poveri esseri umani, quanta fantasia! Eppure la natura ne ha ben di più. Il lupo mannaro è un essere umano in preda ad una malattia psichica che gli fa credere di potersi trasformare veramente in lupo. Il vampirismo è una malattia chiamata fotofobia, che costringe a non sopportare la luce del sole, a rinchiudersi in casa per evitare i raggi luminosi facendo così assumere alla pelle un pallore mortale.

 

Tutti sappiamo che non esistono unicorni, ne' sirene, né tanto meno draghi, probabilmente emersi dalla fantasia popolare dopo il ritrovamento di qualche scheletro di dinosauro, eppure siamo innegabilmente affascinati da simili esseri e questo fascino si trasmette alle opere fantasy, spesso considerate alla stregua di brutte favole troppo lunghe. In questi ultimi anni il genere fantasy sta attraversando un nuovo periodo di splendore, forse grazie anche ai tre film basati su "Il Signore degli Anelli", ai libri su Harry Potter di J.K.Rowling, e ad una notevole fioritura di siti su internet dedicati alle fate.

Sembra proprio che le favole esercitino ancora su di noi, tecnologici uomini moderni, lo stesso fascino di sempre, come se non fossero passati secoli da quando la gente credeva sul serio a unicorni e draghi e danzava in sale illuminate da decine di candele, come se quei mostri e quei cavalieri esistessero ancora, da qualche parte, tra le pagine di un libro o tra le circonvoluzioni della nostra anima…. Ops… scusate, volevo dire mente!

 

Mairi si muove in bilico tra sogno e realtà, a partire dal suo nome che ne nasconde uno vero: Roberta Verrecchia. Laureata in Scienze Naturali, ha collaborato alla realizzazione di uno spettacolo imperniato sulle fate, "Ballate di fate e folletti del parco dell'Acquafredda", allestito lungo un sentiero naturale a Roma e sta lavorando per la realizzazione di un altro spettacolo. Ha pubblicato sulla rivista di fantascienza "Fanucci News"; scrive racconti a cento mani su mailing lists a tema fantasy. Sul suo sito "Somnium" ha creato un mondo incantato dove muoversi tra miti, leggende, racconti, poesie, creazioni artigianali, fate e sogni: www.fdsoftware.it/mairi

 

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MAKING MOVIES

a cura di Davide Verazzani

 

SEGRETI DI STATO di Paolo Benvenuti

 

Il film: Italia 2003. Durata: 85' Regia di Paolo Benvenuti. Soggetto e sceneggiatura: Paola Baroni, Paolo Benvenuti, Mario J. Cereghino. Fotografia: Giovanni Battista Marras

 

L’atteso film di Paolo Benvenuti racconta metafilmicamente i tentativi di ricostruire la verità circa la strage di Portella delle Ginestre.

Il film si apre e si chiude con due personaggi emblematici. All’inizio vediamo la sagoma scura di un uomo, col cappello, che porta con sé, per visionarle, delle pellicole. È un onorevole dalla mole wellesiana che dà il via al racconto, in quanto le pizze che si fa proiettare all’interno di un carcere sono brani di repertorio, cinegiornali riguardanti Salvatore Giuliano e suo cugino Pisciotta. Dall’individuazione di quest’ultimo attraverso le immagini documentarie, parte la ricognizione che Paolo Benvenuti ha dedicato a una delle tristi pagine del nostro passato recente, forse la prima di quelle stragi che hanno punteggiato con una certa regolarità la storia della Repubblica Italiana: Portella delle Ginestre.
Chi conosce il cinema di Benvenuti sa della sua attenzione a quei personaggi troppo facilmente accantonati dalla storia ufficiale: Giuda, Tiburzi, Gostanza hanno trovato sullo schermo, grazie a lui, la possibilità di affermare la loro propria verità, di offrire allo spettatore un punto di vista alternativo e spiazzante. Come è spiazzante il modo di far cinema di Benvenuti, caparbiamente antimoderno, recluso negli spazi ridotti di un formato (1:1,33) desueto, classicamente impostato secondo una figurazione che trova le sue origini in Dreyer e prima ancora in secoli e secoli di arte figurativa.
L’elemento per noi più interessante di questa nuova indagine messa in atto dal regista pisano è la dimensione metalinguistica del racconto, basato sui tentativi dell’avvocato di Pisciotta di districare la matassa di mezze verità, menzogne e reticenze relative all’episodio di sangue del primo maggio 1947. L’avvocato, come il regista stesso, inizia a raccogliere testimonianze, fa sopralluoghi, interroga i testimoni. Non solo, dimostrando un’abilità non indifferente nel disegno, inizia a fissare su carta o su lavagna le tappe ricostruite, predisponendole entro dei riquadri dall’identico formato come si fa con uno storyboard. E ancora, facendosi aiutare da un esperto balistico, ricostruisce il plastico della zona in questione, vi colloca, a mo’ di soldatini, i personaggi implicati, usa una lampada per indicare la luce del sole e quale incidenza può aver avuto sul paesaggio: in altre parole fa un set in miniatura. Sullo schermo vediamo susseguirsi le tavole dei fumetti disegnati dall’avvocato, quasi in un cartone animato a immagini fisse, mentre la sua voce ripercorre i tratti salienti degli episodi. Ma il massimo del gioco ambiguo tra la ricostruzione d’epoca e lo svelamento di quella ricostruzione lo si ha durante la sentenza del processo, quando in aula compaiono quattro "bruti", come venivano chiamati i riflettori usati per illuminare i teatri di posa, giustificati nella realtà dal fatto che in quell’occasione erano presenti anche gli operatori dei cinegiornali, e al tempo stesso scelta straniante in cui si dichiara tutta la falsità di una ricognizione filmica pur basata su documenti verificabili.
Altri si occuperanno di valutare l’attendibilità di quei testi e dell’uso che ne fa Benvenuti; noi non siamo in grado di stabilire cosa realmente Giuliano volesse dimostrare con quella strage, chi fossero i veri mandanti, chi e perché ha ucciso il testimone Pisciotta. Ci limitiamo a riconoscere come merito del film questo stimolante gioco di rimandi tra finzione e realtà, tra l’indagine avvenuta cinquanta anni fa da parte dell’avvocato e quella che Benvenuti deve aver operato in questi anni per realizzare il film, la penetrazione dei segreti di stato e quelli del cinema.
Dicevamo dei due personaggi emblematici. Alla fine l’avvocato si imbatte anche in un professore comunista, vecchio saggio contornato dai libri e dalle icone della sua appartenenza politica. Egli espone al nostro indagatore un teorema relativo ai fatti siciliani e non solo, ricorrendo a una successione di carte illustrate che dispone sul tavolo come in un solitario fanta(?)politico, con nomi e cognomi illustri di politici, militari, porporati. È il tipico "castello di carte" costruito su una logica stringente, tesa a dimostrare come tutto si tiene e come i vertici del potere, qualunque potere, si toccano. Una ventata scompiglia all’improvviso tutte le carte, costringendo a mischiare il mazzo di nuovo e a dover ricominciare il solitario. Qualcuno lo farà, magari un nuovo storico, o forse un magistrato, o anche qualche spettatore. Ma – sembra dire Benvenuti – come succede nel "mercante in fiera", per quanto si mescolino le carte, le figure in gioco restano sempre quelle. (Marco Vanelli)


Davide Verazzani è sceneggiatore, scrittore, critico, poeta e musicista, ma nella vita, per sopravvivere, fa tutt’altro. Insegna sceneggiatura a Magnolia Italia, e collabora con i siti
www.16noni.it e www.mymovies.it

 

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I FANCIULLI DEL SOTTOSUOLO
piccola rubrica di letteratura ultra–contemporanea

a cura di Marco Motta

Questa rubrìca (non rùbrica) vorrebbe tentare di promuovere scrittori ancora per lo più sconosciuti. Una cosa che di questi tempi sembrano voler far tutti –a volte mi domando perché.

Diciamo però: invece che il solito spazio dove codesti scrittori possano dimostrare al mondo di avere doti di grandi artisti e d’essere perfettamente in grado di inserirsi correttamente nella grande e iperplastica macchina della letteratura italiana, vorremmo (tanto perché bisogna sempre trovare un modo nuovo di far sciroppare all’utenza le solite vecchie cose) tentare di scrivere specie di recensioni di singoli autori che sono parsi (mi sono parsi) rilevanti, dando poi all’utenza stessa i modi e i mezzi per andarsi a visionare da sé, chi lo vorrà, i testi dei di cui sopra, tanto per vedere se chi scrive questa rubrìca dice cose più o meno sensate.

Riguardo al nome della rubrìca non chiedetemi spiegazioni perché non ne do mai.

 

Francesca Genti, che tutti dicono essere bellissima. A volte scrive anche dei racconti, ma più raramente, racconti che finiscono per essere prontamente inseriti in una qualche rivista (tipo la mia, tipo Nephos etc.), giacché, tanto quanto le sue poesie, anche i suoi racconti sono molto belli.

Certo, il suo legame con Gioventù Cannibale non si discute e molte delle sue poesie ricoradano da vicino quello che più di tutti viene considerato il poeta di GC: Aldo Nove.

Ma c’è differenza tra i due: Aldo Nove è un ricercatore, uno speleologo della tecnica, atteggiamento che, per quanto assolutamente costruttivo, sembra spesso tenere in ombra quella che gli addottrinati chiamano ispirazione, quella che noi meno colti e ortodossi possiamo identificare con la matrice sensistica della poesia. In breve: Aldo Nove è, di frequente, prepotentemente tecnico. Francesca Genti, invece, volendo per una questione anche storica, sembra aver assorbito l’insegnamento dei Cannibali così com’è, introducendvi però una personale, potente ispirazione che io trovo essere la chiave di lettura del suo lavoro tutto, un’ispirazione bella e diretta, adolescente (mi viene in mente Saba e il suo fiore/amore) come ogni buona ispirazione dovrebbe essere, una capacità di concentrarsi su un particolare e renderlo poetico, un’ispirazione, dicevo, che spesso è talmente buona da tenere in piedi una poesia che stilisticamente non potrebbe reggersi sulle sue gambe.

La Genti, personalmente, non mi è mai parsa in cerca di soluzioni tecniche: appare evidente come quel linguaggio che le è stato dato, per lei, sia assolutamente sufficiente così com’è, che sia esattamente il linguaggio adatto a dire quello che lei aveva bisogno di dire. E in effetti, se non si vuole essere per forza maligni –giacché non sempre è necessario-, anche a chi scrive sembra così.

 

Una breve biografia di Francesca Genti è reperibile su:

www.cadnet.org/decadance/biografie_n_1.htm

 

Alcuni racconti di Francesca Genti sono reperibili su:

www.cadnet.marche.it/decadance/ giochi_della_gioventu.htm

www.nephos.it

 

Alcune poesie di Francesca Genti sono reperibili su:

www.municipio.re.it/manifestazioni/ ricercare99/Genti.html

http://www.matteobb.com/tina/issue010fgen01.html

http://www.edizionijoker.com/settanta3a.htm

 

Marco Motta è autore di racconti e direttore di una sua fanzine via mail (o off-line come a lui piace di più dirla –perché fa molto fashion).

Décadance è la suddetta fanzine off-line di racconti inediti. E’ gratuita e viene distribuita via mail ai soli iscritti. Per maggiori informazioni potete scrivere a decadance_narrazioni@hotmail.com o dare un’occhiata sul sito www.cadnet.org/decadance

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COMMENTI PROFANI

di Susanna Bonaventura

 

In questo numero Susanna ci parla di un romanzo che anch’io ho amato molto,"Flatlandia" di Edwin A. Abbott.L’autore di questo romanzonacque aLondra,il20 dicembre del 1838; studiò a Cambridge, dove fu ordinato pastore e si sposò;a ventisette anni tornò a Londra come preside della City of London Schoool,dove aveva studiato da ragazzo. Come uomo,aveva numerosi interessi intellettuali, che si concretizzarono nella scrittura di numerose opere di teologia e di grammatica e, in particolare, di un saggio su Bacone e di alcuni testi eruditi sul Vangelo di Giovanni, nonché di una versione romanzata della vita di Gesù. La sua unica incursione nel mondo della letteratura vera e propria fu, appunto, il romanzo "Flatlandia". La traduzione italiana è pubblicata da Adelphi.

 

Un giorno un amico mi ha regalato FLATLANDIA, un libro che come sottotitolo riporta "racconto fantastico a più dimensioni". Confesso che se non avessi temuto la classica domanda Ti è piaciuto il libro che ti ho regalato? probabilmente non avrei nemmeno iniziato a leggerlo. Mi aspettavo di trovarmi di fronte ad una storia di fantascienza, con UFO e improbabili mostriciattoli in un mondo spaziale.

E invece no.

 

Il libro si apre spiazzando subito il lettore, catapultandolo in un posto molto particolare. La voce narrante è un abitante di questo luogo che inizia dichiarando: "…Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati che avete la fortuna di abitare nelle Spazio".

Perbacco! mi sono detta. Vuoi vedere che adesso l’extraterreste diventa il lettore? Questo incipit mi ha incuriosito al punto che sono andata avanti, leggendo poi l’intero racconto tutto d’un fiato.

La presentazione continua: "…Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Quadrati, dei Triangoli, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure Geometriche, invece di restar ferme al loro posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un’idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compagni…".

 

Sembra assurdo impostare un racconto così, o almeno a me era parso all’inizio, ma con queste due frasi (l’ho capito in seguito) l’autore ha indicato dei punti, delle regole fisse, entro le quali si sarebbe svolta la storia. È stato come quando, da bambini, si gioca a "facciamo finta di…?". Una linea impostata all’inizio ci permette di immedesimarci in un personaggio, in un luogo o in una situazione che nella realtà non esistono. Se una bambina si trasforma con la fantasia in una principessa, lei parlerà, si muoverà e farà tutte le cose che, nella sua immaginazione, fa il suo personaggio. E chi gioca con lei, deve per forza ammettere di avere a che fare con una vera principessa.

 

Una volta "accettato" di trovarsi in un luogo inconsueto, ho visualizzato subito i personaggi, suddivisi in vari gruppi sociali, e mi è sembrato ovvio che più lati aveva un abitante di Flatlandia, più esso era considerato importante. Le case, il modo di relazionarsi, la vita stessa avrebbero assunto caratteristiche particolari, addirittura assurde se si fossero svolte al di fuori di Flatlandia.

Partendo da questa breve presentazione del luogo e dei suoi abitanti, l’autore ha raccontato la sua storia: semplice, quasi banale, nella prima parte del libro. Si descrivono dettagliatamente la vita e le relazioni a Flatlandia, compresa la Rivolta Cromatica. In un paese piatto (di forma e di fatto) un evento sconvolgente poteva essere solo l’introduzione dei colori. Una gran trovata. Forse è da qui che nasce il modo di dire "…ne combina di tutti i colori"!

 

Bellissima la descrizione delle donne, che ho giudicato tra le più piacevoli del romanzo. Senza differenza di ceto, "…una Donna è un ago, essendo, per così dire, tutta punta, almeno alle due estremità. Si aggiunga a ciò la sua facoltà di rendersi praticamente invisibile quando vuole, e vi renderete conto che in Flatlandia una Femmina è una creatura con cui c’è assai poco da scherzare…". Buffo pensare che una tale concezione delle donne possa esserci anche nel paese di Flatlandia. Ma sono sempre così pungenti le donne?

 

La seconda parte racconta della scoperta, da parte del personaggio-voce narrante, che esistono altri mondi oltre a quello a due dimensioni dove è sempre vissuto lui, da buon Quadrato. Una rivelazione sconvolgente, cui come lettrice ho partecipato con emozione perché ormai immedesimata nella vita a due dimensioni. Solitamente ci si aspetta un colpo di scena leggendo un racconto ma, trovandomi già in un mondo particolare, non immaginavo ci potesse essere dell’altro.

 

Terminata la lettura, sono tornata indietro andando a dare un’occhiata alla premessa (che avevo colpevolmente saltato) per avere notizie sull’autore. Sono rimasta sbalordita quando ho scoperto che il racconto è stato scritto 120 anni fa! Sì, è un’opera del 1882. Ed è questo aspetto che ha regalato ancora più emozione a quanto avevo appena finito di leggere: la fantasia non ha tempo e le emozioni non hanno confini.

 

La grandezza di questo libro è di saperci accompagnare in luoghi impossibili, facendoci credere che sia tutto normale, per poi tornare alla normalità, anche credendo che sia una cosa impossibile.

 

 

Susanna Bonaventura è sposata, ha due figli ed un lavoro da impiegata di banca. Si dice che il raggiungimento dei fatidici 40 anni porti a riflettere. Anche a lei è successo, e la cosa positiva è che le ha fatto scoprire la voglia di scrivere. Attualmente pubblica racconti brevi su vari siti letterari, tra cui www.ioscrivo.net , www.scrivi.com e www.neteditor.it con lo pseudonimo di Kim H.

 

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IL RACCONTO

 

Questo è un racconto che ho fortemente voluto pubblicare. Quando l’ho letto, mi ha colpito nel profondo. L’ho trovato toccante. Senza mai scivolare, nemmeno per un attimo, nel patetismo. Un po' "Grande freddo" e un po' mito scolastico. Proprio quelli che stanno sui muri. E non vengono via. Nemmeno quando il Comune decide che il murale va cancellato: nemmeno quando la calce lo ricopre. Perchè non si possono cancellare i ricordi, non si possono cancellare le esperienze. Il diritto, il privilegio di ricordare, di avere dei ricordi. Di averne anche in comune. Di avere degli anni sulle spalle che non sono scivolati via senza significato. Di aver vissuto. Di aver convissuto. Di essersi emozionati. Di aver pensato, e di aver cambiato i propri pensieri. Ripensamenti e crescita. Qualcosa davvero è importante. Lo sappiamo bene. Anche quando ce lo neghiamo.

 

DARIO

di Maria Matera

 

Stavo passeggiando nel vecchio quartiere dove avevo abitato con i miei fino a qualche anno prima e, distrattamente, voltai la testa verso un grande murales.

Catturò la mia attenzione il bellissimo volto dai lineamenti che ricordavano vagamente i pellerossa e che ammiccava sorridendo. Sorrisi a mia volta con un cenno d’intesa e lessi la scritta che, gigantesca, formava un serpentone.

"Drago" diceva.

Eppure quel volto aveva un che di familiare.

Guardai meglio e lessi una poesia scritta con uno stile semplice posta a sinistra del disegno.

"Hai percorso sentieri infiniti", diceva, e parlava di un bianco destriero e di esperienze fatte e di amicizia.

"Parole forti", pensai, "Caspita, amico, devono volerti molto bene". In fondo alle parole c’era un nome ed un cognome: Dario Bellinetto.

"Dario? Ma si, è lui, come ho fatto a non riconoscerlo? E’ Dario. E’ sempre stato un tipo matto", mi dissi.

Sotto il nome c’era una data, presumibilmente di nascita, e poi un’altra data, recente. Rilessi il testo, guardai il volto e poi le date. Ci misi un po’ a capire. Dario era morto. Sul suo bianco destriero.

"Rimarrai per sempre nei nostri cuori. Non dimenticheremo mai le esperienze fatte durante i nostri pellegrinaggi". Dario e la moto.

Fu un attimo. Mi vennero in mente tantissimi ricordi. Rividi la scuola che avevo frequentato e il ragazzino con i capelli rossicci e quel sorriso che ti faceva a pezzi ogni volta che lo guardavi. Sarcasmo, intelligenza, estraneità. Erano racchiusi lì, in uno sguardo, nei bellissimi occhi a mandorla e nel sorriso. Lo rividi con i jeans azzurri e il maglione sopra la camicia a quadri. Non portava cappotti o giubbotti nemmeno nelle giornate più fredde, pronto a sfidare l’inverno così come le sorprese che la vita riserva a tutti noi. Era diverso, come se fosse giunto lì da un altro pianeta. Ci parlava, ma le sue parole scivolavano via perché eravamo troppo stupidi per capirne a fondo il significato. E’ stato il primo ragazzo che ho baciato, durante uno dei quei giochi cretini che si fanno alle feste di compleanno. Se solo chiudo gli occhi, riassaporo il bacio umido sulle mie labbra. Non ci siamo mai frequentati se non sporadicamente fuori dalla scuola, eppure c’era qualcosa che, indissolubile, ci univa. Deve essere stato il marchio di Caino, perché Dario questo marchio ce l’aveva stampato in fronte ed era grandissimo.

"Non ce la farai mai", mi aveva detto, "a laurearti".

"Ma che liceo e liceo", diceva, "la gente come noi non va al liceo".

"Facciamo i picchetti, c’è lo sciopero generale", urlava davanti al portone della scuola media, ma nessuno gli dava retta. Non sapevamo nemmeno cosa fossero i picchetti.

"Mio padre lavora all’Unità e io sono comunista", diceva, "Non sono stato battezzato e sono ateo". "Ma che stai scherzando? Non dire cazzate!", rispondevamo noi.

"Siete tutti dei cretini e non capite niente, nemmeno tu che fai la letterata", diceva a me.

E sorrideva, sorrideva con quell’aria di superiorità che spiazzava persino i professori.

Dopo il diploma di scuola media non l’ho più visto se non qualche volta su moto sempre più grosse, con capelli sempre più lunghi.

Io ero immersa in mondi in cui le parole si aprivano come spazi infiniti, infilata in mezzo a libri che mi portavano a dimensioni che mai mi sarei sognata esistessero e che divennero via via la mia dimensione. Era lì che mi sconvolgevo e mi perdevo.

Dario era immerso in mondi più concreti, fatti di esperienze vive, fisiche, reali, tangibili, in cui le parole contavano poco, in cui le persone, i luoghi, le sensazioni fisiche e concrete davano alla vita varietà e ricerca di varietà. Era lì che Dario si sconvolgeva e si perdeva.

Di lui si dicevano tante cose. "Ha preso una cattiva strada", dicevano gli adulti. "Quello si fa", dicevano i ragazzi, "e gira il mondo".

Dario e la sua leggenda. La leggenda di Dario. "La vita sprecata di Dario", pensai.

Lo guardai mentre mi sorrideva dal murales e rilessi le parole che i suoi amici avevano scritto sul muro.

Sorrisi a mia volta.

"Hai ragione, non ho capito nulla. Oggi come allora. Non hai sprecato nemmeno un attimo della tua esistenza, Drago".

Raccolsi una margherita, la baciai, la appoggiai ai piedi del disegno.

"Laureata con il massimo dei voti", gli dissi ad alta voce.

Diedi un ultimo sguardo alle labbra che avevo baciato e con le lacrime agli occhi continuai la mia passeggiata.

 

 

Maria Matera, 40 anni, laureata in filosofia, scrive per l'Azienda Trasporti Municipali .... risposte ai reclami dei clienti. Ha due figli ed un marito che, spesso, la guardano perplessi. Legge da quando ha imparato ed in continuazione. Adora alla follia John Fante tanto che, almeno una volta all'anno, legge Chiedi alla polvere, il più grande dei suoi romanzi. Questo è il suo primo pezzo che viene pubblicato.

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QUESTIONE DI LIBRI

di Rita Marinelli

 

Prosegue la miniserie di racconti autobiografico–letterari sull’effetto che i libri possono avere nulle nostre vite.

 

PARTE III – KEVIN & CO.

 

Eravamo inseparabili. Facevamo tutto insieme. Più sorelle delle sorelle: Amiche con la "A" maiuscola.

Ci eravamo conosciute a scuola, in prima superiore. Per me fu questione di fato: Sono convinta che se fossi andata a scuola il primo giorno di lezione invece che il secondo, come invece avvenne, mi sarei seduta in un posto diverso. Probabilmente avrei scelto di stare vicino a ragazze che già conoscevo dalle medie. Il caso volle che l’unico banco rimasto libero fosse quello accanto alla finestra e contiguo al suo. Bastarono pochi giorni e divenni la sua migliore amica, suscitando l’ostilità di colei che, per anni, aveva goduto di questo privilegio prima di me.

Bella, intelligente, ottimi voti a scuola, attorniata di ammiratori e di amiche devote: questa era Raffaella. Ma anche un passato di sofferenze e una gran voglia di superarlo.

Era diventata la musa ispiratrice per i miei racconti umoristici: la trovato molto buffa. Lei, con il suo corpo stupendo, era il soggetto ideale. Potevo esagerare le sue caratteristiche fisiche e farla diventare un fenicottero rosa che si addormentava su una zampa nel buio della casa (aveva gambe lunghissime), o un’alga pescata nel mare (i capelli le arrivavano fino alle cosce, tanto erano lunghi).

Spesso capitava, soprattutto in estate, che mi ospitasse nella sua casa per la notte. La sua famiglia aveva l’abitudine di migrare verso le spiagge nei fine settimana. Noi due sole, con la casa libera per spettegolare, avevamo l’occasione di provare vestiti, truccarci, far finta di essere grandi.

In questi speciali week-end scoprii che Raffaella, prima di addormentarsi, aveva l’abitudine di leggere alcune pagine di un piccolo libretto bianco. Incuriosita, una sera le chiesi di che libro si trattasse, quale fosse la trama. Rispose con un’espressione dolce, quasi parlasse del proprio innamorato: "Sono storie d’amore, molto romantiche. Fanno battere forte il cuore. Prova a leggerne uno, te lo presto. Ne ho diversi dello stesso genere". Si alzò dal letto, si avvicinò all’armadio, aprì l’anta centrale, quella lunga dove in genere si appendono i cappotti: stavano lì, impilati uno sull’altro in diverse colonne. Sarebbe potuto sembrare il plastico di New York, per quanto assomigliavano a file di grattacieli. Erano lì, almeno un centinaio se non di più, tutti bianchi. Su ogni copertina era stampata l’immagine di amanti colti in flagrante abbraccio. Centinaia di abbracci dinnanzi a me, centinaia di titoli diversi l’uno dall’altro. Affascinata e stordita da quella particolare visione, feci l’unica cosa che mi venne naturale: entrai in quell’armadio e ci rimasi un tempo infinitamente lungo.

Leggere un Harmony era delizioso come mangiare un cioccolatino. Uno seguiva l’altro: mentre saggiavi il primo già pregustavi quello successivo. Non aveva importanza quale fosse il loro ripieno: quello che contava era il sapore dolce di cioccolata. Sarà per quello che qualche anno più tardi divenni cioccolata-dipendente.

Le storie erano romanticissime, e dire issime è poco. I personaggi maschili erano tutti uomini forti, di quelli che non devono chiedere mai! Bastava un loro sguardo e le protagoniste si invaghivano di Loro. Erano decisamente fuori dal comune, come i loro nomi: John, Jack, Brandon, Stephen. Non mi pare che i Mario e i Giovanni fossero contemplati in quelle pagine. Del resto poteva solo suonare strano leggere cose del tipo "Sharon" (chissà perché si chiamavano tutte così) "sentì le mani di Lui sfiorarle il collo e scendere lungo la schiena. I loro corpi quasi nudi si arcuarono per raggiungere il contatto completo. Con voce tremante di passione Lei disse << Luigi, non posso>>". E CERTO CHE NON PUO’! COME SI FA CON LUIGI?! Vuoi mettere Kevin?, o Judd? No, Luigi non è adatto come nome, come non lo erano i Mario o i Giovanni.

Ma la mia anima era così intrisa di quelle storie, che cominciai a sognare di incontrare il mio Kevin: alto, bello e muscoloso . Anche se a me i muscoli non sono mai piaciuti. E infatti mi innamoravo solo di ragazzi brutti e panciuti o alti e magrissimi cui la madre aveva saggiamente affibbiato un nome nostrano tipo Francesco. Perché l’equazione non cambia se si invertono i fattori: come infatti Francesco non sarebbe mai potuto andar bene come nome dell’affascinante protagonista di un Harmony, così Hugh non sarebbe stato adatto a rappresentare l’essere umano (credo, ma non ho la certezza scientifica che lo fosse) che mi camminava accanto.

La confusione in me crebbe. Sognavo di avvinghiarmi all’aitante Patrick: com’è che trovavo solo Patrizio sulla mia strada? Il mio bisogno di essere amata e protetta veniva puntualmente frustrato. Il mio ideale d’uomo era rappresentato da personaggi creati dalla fantasia di altre donne, probabilmente anch’esse frustrate nella loro ricerca dell’amore. Più mi rendevo conto che l’aitante Patrick era impossibile da trovare fra gli esseri umani (forse anche fra gli Dei avrei avuto qualche difficoltà!), più mi aggrappavo a questi libercoli per non perdere i miei sogni.

Avevo smarrito il mio cammino, mi aggiravo in una realtà alterata (sai che novità per me!). Le mie aspettative, decisamente troppo alte, erano un ostacolo al coronamento di una storia d’amore. Se tenete anche conto che non ero una bellezza da calendario, capirete che fare la difficile non era certamente la scelta migliore.

Pareva a quel punto che non avessi via di scampo: c’ero dentro fino al collo. Ero Harmony-dipendente, sogno-dipendente, cioccolato-dipendente. La mia vita era segnata, la strada lunga e dritta portava verso il niente. Ma il fato volle che accadesse qualcosa che non ci si aspetta nella vita, qualcosa che ti obbliga a cambiare direzione anche se non vuoi. Oltre non puoi andare, devi per forza girare a destra o a sinistra. Improvvisamente, senza nessun apparente motivo, Raffaella smise di comperare Harmony ed io, che non percepivo una paghetta settimanale come lei, non ero in grado di continuare a coltivare la mia passione. Fui così costretta a cominciare la mia cura disintossicante.

Fu la più piccola delle mie sorelle ad indicarmi il mio metadone: portò a casa la prima copia del fumetto di Lupo Alberto.

 

Nota dell’autrice.

I personaggi maschili citati in questo racconto sono di pura fantasia.

Qualora i lettori di nome Francesco, Mario, Giovanni, Patrizio o Luigi si fossero sentiti offesi da quanto scritto, l’autrice si scusa del disagio creato.

Nel caso in cui i lettori di nome John, Jack, Kevin, Judd, Patrick o Hugh si fossero sentiti trattati ingiustamente nelle righe di questo racconto, sono pregati di contattare l’autrice al più presto…!

 

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MONDO NUVOLA

Viaggi nell’universo delle nuvole parlanti

 

PROFILI: Desdy Metus l’Insonne

di Giuseppe Di Bernardo

 

 


Desdy Metus l´Insonne è pubblicata per la prima volta nel 1994 dalla B.B.D. Presse, una piccola casa editrice romana. Vengono realizzati tre episodi più un numero 0, che riceve un discreto successo di pubblico e soprattutto di critica. Infatti, per la prima volta, un personaggio a fumetti agisce sul territorio italiano, e più specificatamente su quello fiorentino. Il personaggio principale è Desdemona Metus, Desdy per gli amici, speaker di una radio privata, Radio Strega. Desdy trasmette la notte, e s´imbatte negli incredibili personaggi e negli incubi generati dal buio della notte stessa.

Il numero 0, "La bella e la morte", illustrato dal magico pennello di Marco Nizzoli, è scritto da Giuseppe Di Bernardo e Andrea J. Polidori. L´albo fa subito discutere, perché Desdemona esordisce con la frase "Io sono atea..." , scatenando un vespaio di polemiche.

Il numero 1, dal titolo "Giustizia è fatta!", è scritto da Polidori e disegnato da Di Bernardo. L´albo affronta il difficile tema della violenza sessuale, ed è l´unico vero episodio "giallo" della serie.

Il secondo episodio, "Ingranaggi umani", è una delle storie più amate della serie, scritta da Graziano Galletti e disegnato da Anna Filannino (matite) e Simonetta Avanzato (chine). L´episodio tratta l´alienazione umana di un casellante e di un padre di famiglia che, per scappare dalla vita, decidere di vivere sempre in viaggio, senza mai uscire dal percorso autostradale.

E siamo al terzo ed ultimo episodio della serie da edicola. Il titolo è ermetico: "Meclet! Meclet!". Questa volta si parla del diavolo e delle sue sette: congreghe credibili, reali. Fin troppo. Scritto da Di Bernardo e Polidori e disegnato dall´astro nascente del fumetto erotico italiano Marco Turini.

Nel 1996, per la T.B.C. Presse, vede la luce Desdy Metus Special, con due storie brevi inedite. Il primo episodio, dal titolo: "Chi ha ucciso Desdy Metus?", vede Di Bernardo e Polidori ai testi e Burchielli ai pennarelli, ed è la metafora della chiusura prematura della serie a fumetti. "Dimensioni parallele", di Galletti e Stefano Realdini, è il primo esperimento di racconto onirico dell´Insonne.

E siamo al 2001, con "Desdy Metus l´Insonne: Onda Anomala", uno splendido albo edito dalla Titivillus con tre storie brevi tutte scritte da Di Bernardo e Polidori e disegnate da Di Bernardo e Brandi. "Djambas", il primo episodio, affronta il tema dell´extasy; "La stirpe di Horus" racconta come Desdy ha avuto i suoi famosissimi orecchini egizi; in  "La tana del coniglio"  sogno e realtà sono indistinguibili.

Ed eccoci al 2002, con il "Re Linchetto", albo realizzato in occasione di Comicstrip, il salone del fumetto di Firenze. Gli autori sono gli stessi di Onda Anomala, l´editore anche. La storia, invece, è molto diversa dalle precedenti. Niente impegno sociale, ma un´avventura leggera, fiabesca e natalizia.

Ci avviciniamo al decennale di vita di Desdemona, e gli autori stanno organizzando numerose iniziative, una mostra, una pubblicazione e una sorpresa per tutti gli appassionati. Una vera sorpresa, perchè si tratta di un film. La trama, il regista e gli attori sono ancora top-secret, ma le riprese inizieranno probabilmente in febbraio - marzo 2004. Intanto l'Insonne viene pubblicata a strisce da una casa editrice rumena sul quotidiano Rasunetul, e presto verranno editati in Romania anche gli albi di 64 pagine.

 

 

"Con chi ama la notte, con chi vive la notte, con chi non dorme la notte..." 

Non conosco un modo migliore per cominciare la presentazione del personaggio a fumetti che amo di più. Infatti iniziano con questo jingle le trasmissioni radiofoniche dell'Insonne, alias Desdemona Metus, una bella D.J. che accompagna, dalle frequenze di Radio Strega, migliaia di nottambuli assetati di storie misteriose, piene di incredibili personaggi.

Erano le fredde notti dell'inverno del 1993 quando Andrea J. Polidori, l'altro creatore di Desdemona, ed io ci ritrovavamo spesso a passeggiare la notte, nella nebbia che avvolge la periferia fiorentina. Cammina cammina, chiacchiera chiacchiera, abbiamo iniziato a ideare una serie a fumetti che doveva essere un po' sopra le righe, ma comunque legata alla tradizione del fumetto popolare italiano. Prima di tutto il personaggio doveva vivere a Firenze, non per campanilismo, ma perché eravamo veramente stufi dei fumetti d'importazione o, peggio, dei personaggi nostrani che scimmiottavano gli eroi delle metropoli americane. Era inconcepibile! Che cosa aveva di meno una provincia italiana rispetto all´equivalente inglese o americano? Di "mostri" da noi ce ne sono tanti. Noi fiorentini, purtroppo, lo sappiamo bene. Oggi penso che ci avevamo visto lungo: lo dimostra la grande popolarità della nuova corrente "nera" della narrativa italiana, capeggiata dal bravissimo Carlo Lucarelli. Ma non ci bastava ambientare le nostre avventure in Italia: il nostro personaggio doveva anche essere donna. Fino ad allora le donne, nel fumetto, erano comunemente state le "spalle" degli eroi. Volevamo andare conto corrente ma senza stravolgere troppo i lettori dell'epoca. Ecco che, anche grazie alla mia breve militanza in una radio locale fiorentina, è nata l'Insonne, la Dee Jay nottambula che indaga sui segreti e sui mostri della notte.

Poi è arrivata la grande opportunità: abbiamo proposto Desdy alla Fenix, una casa editrice romana, che ha deciso di pubblicarla come mensile di taglio "bonelliano" anche se di sole 64 tavole.

Nel primo numero Desdy si occupa di un tema scabroso e scottante come lo stupro (tanto per iniziare con un argomento tranquillo!), nel secondo episodio si trovava di fronte un casellante d'autostrada che impazzisce a causa del suo lavoro alienante, nel terzo si trova coinvolta da una setta demoniaca molto plausibile e reale. Abbiamo sempre cercato di rendere le storie di Desdemona il più reali possibile: il nostro personaggio doveva essere una ragazza qualsiasi, senza superpoteri, senza pistole laser, senza risorse illimitate di denaro etc. Forse è questo che piaceva e piace tanto ai suoi lettori, che la vedono come una persona in carne ed ossa e non come un eroe bidimensionale.

Scrivere e disegnare Desdy per me è una grande emozione. Forse dovrei dire una droga. Sono passati gli anni in cui dovevo "inventarmi" il lavoro, correre da editori a destra e a manca. Da due anni sono approdato in una grande casa editrice, l´Astorina, dove, oltre a pubblicare Diabolik, si respirano un´aria di familiarità ed un grandissimo rispetto per il lavoro degli altri. In più ho preso a collaborare anche con gli Humanoides Ass., un editore d´oltralpe che non ha bisogno di presentazioni. Eppure Desdy mi manca: come può mancare la prima fidanzata, quella che ti ha lasciato e non sei mai riuscito a capire perché. Allora la notte, di ascosto, abbandono il rassicurante giaciglio delle pubblicazioni sicure e mi metto a scrivere e disegnare le strane avventure di questa ragazza, che fuma come un turco e regge l´alcol meglio del suo regista, perché nelle vita ha imparato a reggere di tutto. Non sono io che scrivo, non sono io che disegno. Sintonizzo la frequenza della mia fantasia su radio Strega, mi faccio cullare dalla sua musica e ascolto le storie della mia Dee Jay preferita. La mattina spesso mi sveglio ancora chino sulle tavole. Desdy non è più in onda, ma le sue avventure sono di nuovo diventate inchiostro. Ah, dimenticavo! Desdy regge l´alcool anche meglio di me.

Nel chiudere queste poche righe che parlano di Desdy non posso non citare un bellissimo articolo che le ha dedicato Antonio Faeti. Nella sua rubrica "Segni e Sogni" su l'Unità del dicembre del 1995 diceva: "Desdemona sembra consapevolmente provenire dalle nostre migliori storie patrie; ci sono elementi per dire che vuol ragionare, che vuol capire, che teme gli eccessi, che ama la civiltà, che odia, lei fanciulla notturna, proprio il sonno della ragione e i sogni malefici da esso generati, o meglio i mostri che tutti conosciamo, e lei con la metafora dell'insonnia, ha scelto di essere vigile tra tanti giovani belli ma addormentati (...)" 

 

Sito di Desdy Metus: http://www.desdymetus.com/

 

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IL CERCHIO MAGICO

Rubrica su fiabe, miti, leggende e dintorni

a cura di Fabiana Gambardella

 

Il bello dei folletti è che non sono né cattivi né buoni: proprio in ciò sta il segreto dello loro straordinaria popolarità. Si trova traccia del "piccolo popolo" in racconti di tutta Europa: dal Mediterraneo alla Scandinavia. Le tradizioni di Irlanda, Galles e Scozia ne sono particolarmente ricche, ma anche in Bretagna si narra di creature magiche con le caratteristiche tipiche di folletti. In diverse valli alpine, così come nelle campagne pugliesi, esistono racconti i cui protagonisti sono senz’altro Fairies.

Nella tradizione, più che protagonisti di grandi storie, queste creature sono intese come presenze nella vita quotidiana: spesso sono esseri servizievoli, che aiutano gli uomini nelle varie incombenze, o li avvertono dei pericoli. In cambio chiedono soltanto un po’ di cibo, quando addirittura non chiedono nulla, ma guai ad offenderli o scacciarli dai loro luoghi preferiti: nel migliore dei casi si finirà con l’essere vittime dei loro dispetti; nel peggiore, li si perderà per sempre.

Ad esempio ci sono i folletti delle miniere, che fanno cadere sassi e polvere sulla testa del minatore che si fermi a riposare in un luogo pericoloso. Sempre i folletti delle miniere lanciano delle grida quando sta per accadere qualcosa di pericoloso; quando poi gli uomini scampati al pericolo si interrogano su chi abbia dato l’allarme, scoprono che nessuno di loro si era accorto del pericolo.

In alcune valli alpine risuona un grido: "Lasciami la falce con qualcosa sopra". Sono dei folletti a lanciarlo, ed è sufficiente lasciare la falce nel campo con un po’ di cibo sopra: le creature, in cambio di pochi bocconi, falceranno una parte del fieno.

Spesso i buoni servigi delle piccole creature non vengono ricompensati bene, anzi: secondo alcune credenze i crudeli trattamenti inflitti loro dagli uomini, in alcuni paesi, avrebbero affrettato la loro migrazione verso luoghi più tranquilli. Si narra, ad esempio, dei teuz ar pouliet che lasciarono la Bretagna per non tornarvi più, poiché una fattoressa aveva sparso le braci sull’aia, la sera in cui avrebbero dovuto danzarci.

Invece i Bràgolo della Valcavargna sono talmente veloci ad infilarsi nelle case per rubare una manciata di castagne o una fetta di focaccia, che i valligiani costruiscono le loro case con finestre molto piccole e protette da un’inferriata a forma di croce.

A prescindere dalle ipotesi scientifiche sull’origine delle credenze sul "piccolo popolo", credo che queste fossero decisamente preesistenti rispetto al mito sulla loro origine (angeli decaduti), e che esso sia stato ispirato, invece, dal carattere bizzarro ma benigno di queste creature.

 

 

Fabiana Gambardella è una strana creatura che si aggira con circospezione per le strade di Milano, alla ricerca di una fiaba o una creatura mitica che ne abitino i misteriosi vicoli. Ha pubblicato il libro per ragazzi "Lo specchio magico" e collabora in veste di insegnante con Magnolia Italia: www.magnoliaitalia.com

 

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CINEMA E LETTERATURA

Una breve lettura di un rapporto complesso

di Davide Venturi

 

SECONDA PARTE – FABULA E RACCONTO: PROBLEMI DI SCAMBIO

 

In questo capitolo analizzeremo il caso in cui il film venga tratto da un'opera letteraria. La prima domanda da porsi nell'ambito di questo "scambio" riguarda la valenza di questa procedura, o meglio i limiti entro i quali questo "scambio" si può muovere.

Sicuramente va evidenziato che un film ricavato da un romanzo può avere una sua autonomia, un suo essere indipendente "purché ne rappresenti la riscrittura e non l'inerte parafrasi" per usare le terminologie di Mascariello.

Per spiegare meglio l'assunto bisogna ricorrere ad una differenza basilare tra la fabula ed il racconto, entrambi utilizzarti sia dal romanzo che dal cinema. Per fabula intendiamo la storia che viene raccontata, mentre per racconto intendiamo il modo in cui viene raccontata la fabula.

Mascariello propone un'interessante riflessione: molto spesso si tende ad identificare in un unico flusso d'analisi fabula e racconto, mentre sappiamo che l'una funge da pretesto all'altro: "non è la storia che si serve del linguaggio per manifestarsi, ma è il linguaggio che si serve della storia per organizzarsi in scrittura significante.[...] Nel film, come un romanzo, si sviluppa il vero racconto che non è quello di cui sono protagonisti i personaggi, bensì le carrellate, le panoramiche, le dissolvenze."

Con l'aiuto di questa terminologia possiamo spiegare meglio ciò che è stato detto sopra. Per Mascariello il film tratto da un romanzo è indipendente ed ha una sua ragion d'essere a patto che modifichi il racconto e lasci inalterata la fabula. Accertato che il contenuto di un romanzo sia poco più che un pretesto per il racconto, non vieta al cinema di sfruttarne la fabula purché sappia approfittarne per generare un nuovo racconto.

L'indispensabilità di generare un nuovo racconto risiede nella diversità tra le due arti, nelle differenze tecnico formali delle loro specificità: certo il cinema racconta una storia, ma la racconta per immagini e non con un insieme di immagini.

Può accadere che avvenga il contrario: equivalenze di racconto con fabule diverse. Mascariello si tiene a debita distanza dall'affermare che questo sia sbagliato idealmente, ma ne sottolinea la difficoltà o la casualità. Sottolinea, infatti, la casualità di Professione reporter di Michelangelo Antonioni nel "riconfermare l'affinità profonda esistente tra la sua visione del mondo e quella tipica della tradizione narrativa francese di impronta essenzialista".

In realtà si noti che un'equivalenza di racconto tra cinema e letteratura non può esistere per definizione, tutto sommato anche il caso proposto da Mascariello non è una corrispondenza di racconto, ma una corrispondenza di poetica scaturita da racconti diversi.

Per analizzare meglio la casistica dei film tratti da un'opera letteraria ricorreremo a degli esempi.

 

LA TERZA PARTE SARA’ PUBBLICATA LA PROSSIMA SETTIMANA

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CONCORSI

a cura di Luigi Pennino

 

In questa rubrica segnaliamo (e segnaleremo) concorsi letterari, cinematografici e di interesse vario dei quali verremo a conoscenza.

Sul nostro sito è presente una pagina con i concorsi in scadenza, per ordine di data:

www.magnoliaitalia.com sezione: CONCORSI.

 

 

OrrorePirata – Maledizioni e leggende dei pirati

 

Concorso Gratuito di narrativa - Prima Edizione

Organizzato dalla redazione di Pirati.net

In collaborazione con LaTelaNera.com

 

I pirati un tempo erano i più crudeli e i più temuti esseri viventi che vagabondassero per le acque e le coste di tutto il pianeta. Non si è mai sentito narrare di pirati sconfitti dagli oceani, dalle sue tempeste o dai suoi abitanti. Essi non temevano niente, o quasi.

Capitava alle volte, ma solo a volte, che i pirati tremassero di paura, che si rifugiassero nelle stive, che sfoderassero le loro sciabole e le loro pistole nonostante di fronte a loro non vi fosse nulla.

Che cosa li terrorizzava a tal punto quindi? La superstizione.

 

Sapevano essere freddi e crudeli. Indomiti contro il mare in tempesta, eppure durante il calar del tramonto la loro fantasia prendeva il via. E allora tutto diventava possibile.

Ancora oggi i marinai pensano che non fossero così pazzi, e che certe notti appare sul serio ciò che loro una volta temevano...

 

Questo concorso si basa proprio su questo, sulle loro superstizioni, le loro leggende, le loro maledizioni. Per alcuni i "pirati" potrebbero anche essere solo un pretesto per scrivere un racconto horror, per gli appassionati invece qualcosa di invece storicamente più plausibile.

Per questo la "superstizione". Perché non c'é limite alla fantasia umana quando si ha paura, e così poteva essere per i pirati. Cosa compare nel buio? Cosa nasconde il mare? Cosa risplende sotto la luna? Sulla nave sono davvero soli?

 

Scadenza: L'elaborato dovrà giungere in redazione entro e non oltre il 25 Dicembre 2003 (il giorno di Natale)

 

Sezioni: Unica sezione dedicata a racconti che abbiano i pirati tra i protagonisti. La lunghezza delle opere non dovrà superare le 30.000 battute (spazi compresi)

 

Premi: La premiazione avverrà il giorno 1 Febbraio 2004. Non vi sarà cerimonia pubblica di premiazione.

Classificato: il nuovo videogame di pirateria prodotto dalla Halifax e in uscita nel periodo natalizio.

Classificato: il dvd del film "The Goonies".

Dal al 10° Classificato: copia cartaceo dell'Ebook "Orrore Pirata", con i migliori racconti del concorso.

 

I migliori racconti saranno pubblicati in un ebook gratuito che sarà pubblicizzato sui principali siti dedicati alla narrativa in formato elettronico. L'organizzazione non avrà obbligo di remunerazione degli autori per questa pubblicazione, ma solo l'obbligo di indicare chiaramente nell'ebook il nome dell'autore di ognuno dei racconti pubblicati; la proprietà letteraria rimane sempre e comunque dell'autore.

 

Per le modalità di presentazione dei racconti e tutte le altre notizie sul concorso andate all’indirizzo:

www.magnoliaitalia.com sezione CONCORSI

 

 

 

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA "CITTA’ DI CAMPI BISENZIO" – III EDIZIONE

 

Il "Circolo Culturale Larocca" (via Colombina, 80 - 50013 Campi Bisenzio –Fi- tel. 055/8952433), con il patrocinio del Comune di Campi Bisenzio, bandisce il premio ninternazionale di poesia "Città di Campi Bisenzio".

Il premio si articola nelle seguenti sezioni:

 

"SEZIONE A": Poesia singola

I concorrenti dovranno inviare la poesia, edita o inedita, a tema libero (massimo 3) in 6 copie, di cui solo una dovrà recare le generalità, l’indirizzo ed il recapito telefonico dell’autore.

 

"SEZIONE B": Poesia singola

Riservata a studenti delle Scuole Elementari, Medie Inferiori e Superiori. I concorrenti dovranno inviare la poesia, edita o inedita, a tema libero (massimo 3) in 6 copie, di cui solo una recante le generalità, l’età, la Scuola e la classe, l’indirizzo ed il recapito telefonico dell’autore.

 

"SEZIONE C": Il concorrente deve cimentarsi nello scrivere una LETTERA D’AMORE. Le lettere dovranno essere inviate (massimo 3) in 6 copie, di cui solo una dovrà recare le generalità, l’indirizzo ed il recapito telefonico dell’autore.

E’ richiesto un contributo di partecipazione di 15,00 Є per le Sezioni A e C

Possono partecipare poeti e scrittori italiani e stranieri (con traduzioni in italiano).

 

Scadenza per la presentazione dei testi: 31 gennaio 2004

 

Per le modalità di presentazione delle opere, i premi e tutte le altre notizie sul concorso andate all’indirizzo:

www.magnoliaitalia.com sezione CONCORSI

 

PREMIO DI TESI LUCIANA SASSATELLI

E’ ufficialmente aperto il bando per il Premio di Tesi "Luciana Sassatelli", giunto alla VII edizione, è rivolto da quest’anno alle tesi di laurea e di dottorato di tutte le Università d’Italia e dell’Unione Europea, discusse negli anni solari 2001 e 2002, sempre in tema di immigrazione.

Per partecipare bisogna presentare la domanda in carta semplice, assieme alla documentazione completa che si richiede all’interno del regolamento, da far pervenire presso l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni, con scadenza al 30 settembre 2003.

Il Premio di Tesi Luciana Sassatelli è un’iniziativa originaria del Comune di Bologna volta a favorire e raccogliere le ricerche in materia di immigrazione, dedicato alla memoria di Luciana Sassatelli tragicamente scomparsa nel luglio 1994 in Niger, quando era presidente del COSPE (COoperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti).

Giunto alla VII edizione, il Premio di Tesi Luciana Sassatelli prosegue nel 2003 dopo un anno di sospensione, grazie al contributo dell’Osservatorio provinciale delle imigrazioni in collaborazione con il Comune e la Provincia di Bologna, andando ad arricchire l’archivio di tesi sull’immigrazione che l’Osservatorio rende disponibile alla consultazione.

Per le altre informazioni sul premio, andate all’indirizzo: http://www.provincia.bologna.it/immigrazione/premio_sassatelli.html

 

DRAMMA IN RETE

 

www.dramma.it e l’Associazione Nazionale dei Critici di teatro, in collaborazione con Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato HNK Ivan pl.Zajc di Fiume bandiscono la seconda edizione del premio "dramma in rete" per la drammaturgia contemporanea.

 

Art. 1 - Il concorso nasce dalla considerazione che nonostante la drammaturgia italiana contemporanea sia quanto mai viva, difficilmente trova adeguati canali di promozione e diffusione specialmente nel naturale approdo alla scena, che costituisce condizione fondamentale alla maturazione di una scrittura destinata alla rappresentazione. Tale premio intende avvalersi inoltre delle nuove tecnologie di scambio delle informazioni che hanno nella rapidità e nella potenzialità diffusive le loro caratteristiche peculiari.

 

Art. 2 - Possono partecipare al concorso testi teatrali a tema libero, originali, inediti, mai rappresentati, che non hanno ricevuto premi in altri concorsi e che costituiscano spettacolo completo. I lavori devono essere scritti in lingua italiana in forma di dramma o di commedia, di normale durata e divisi in due atti, con un minimo di 5 ed un massimo di 8 personaggi.

 

Art. 3 - Tutti i lavori dovranno essere inviati in formato elettronico, utilizzando il modulo presente sul sito internet www.dramma.it che dovrà essere compilato in tutte le sue parti, entro e non oltre il 30 settembre 2003. Ciascun autore potrà inviare una sola opera.

 

Art. 4 - La giuria del premio presieduta da Giuseppe Liotta (Presidente ANCT) e composta da: Marcello Isidori, Sandro Damiani, Valeria Ottolenghi, Francesco Tei, Nino Mangano, Elvia Nacinovich, Boris H. Hrovat esaminerà i testi pervenuti e sceglierà una rosa di finalisti tra cui voterà il vincitore del Premio "Dramma in rete 2004" e la segnalazione speciale intitolata al poeta Osvaldo Ramous. 

Se nel periodo di tempo compreso tra la consegna delle opere (30 settembre 2003) e le decisioni finali della giuria (maggio 2004) uno dei testi partecipanti risulterà vincitore in altro premio o messo in scena, questo sarà automaticamente escluso dal concorso.

 

Art. 6 - La proclamazione del vincitore e della segnalazione speciale avrà luogo entro il maggio 2004 in una occasione a cui saranno invitati operatori teatrali, giornalisti ed autorità e sarà ampiamente pubblicizzata sul sito internet Dramma.it dove saranno pubblicati, in una sezione dedicata, il testo vincitore e quello segnalato.

 

Art. 7 - L'opera vincitrice del premio "Dramma in rete 2004" sarà allestita dal Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato HNK Ivan pl.Zajc di Fiume e sarà messa in scena (minimo 10 rappresentazioni) nella stagione teatrale 2004/2005.

 

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SEGNALAZIONI

a cura di Luigi Pennino

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto segue.

 

 

CORSO BASE DI DRAMMATURGIA

 

L’Associazione Culturale dramma.it, in collaborazione con l'Associazione Culturale Sinestesia Teatro, organizza un CORSO BASE DI DRAMMATURGIA.

 

La drammaturgia è un'arte e come tale ha le sue regole. Apprendere queste regole significa porre basi solide per il talento e le idee. Non si impara a scrivere drammaturgia se non si ha talento o idee ma si può imparare a capirne i meccanismi, ciò che funziona e perchè e ciò che non funziona. Lo scopo di questo corso è di fornire questi strumenti teorici, vedere come sono stati usati nelle grandi opere teatrali e cinematografiche ed esercitarsi ad usarli con tecniche laboratoriali.

 

Quando - Il corso prevede 12 incontri di due ore ciascuno (Dalle 21,00 alle 23,00) a cadenza settimanale (giovedì), nel periodo novembre 2003-gennaio 2004, per un totale di 24 ore di lezione.

 

Dove - La sede del corso è presso il nuovo Teatro "Il piccolo Re di Roma" a Roma (zona San Giovanni).

 

Chi - Il corso è tenuto da Marcello Isidori con due interventi (2 lezioni) da parte di Giuseppe Manfridi e Edoardo Erba.

 

Quanto - Il costo del corso è di € 300.

 

Per i programmi del corso e tutte le altre informazioni andate all’indirizzo:

www.magnoliaitalia.com sezione SEGNALAZIONI

 

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ALL’OMBRA DEL FUJI YAMA

 

E’ finalmente disponibile "All’ombra del Fuji Yama", di Alessia Martini (230 pagine euro 8,00 - edizione economica). Si tratta di una raccolta incentrata sui più noti cartoni animati giapponesi trasmessi in Italia nel decennio 1978-1988 e passa in rassegna, attraverso un centinaio di schede monotematiche suddivise cronologicamente, tutti gli anime ( dalla contrazione della parola inglese animation ) le cui immagini e storie adolescenziali hanno segnato i gusti e l’immaginario collettivo degli attuali trentenni. Il saggio non trascura le implicazioni psicologiche e sociali scatenate dall’arrivo delle serie nipponiche nei nostri palinsesti nè dimentica l’impatto esercitato dalla censura su questi prodotti. Tra robottoni ( Goldrake ) e orfanelle ( Candy Candy ), spadaccini ( Lady Oscar ) e ladri ( Lupin III ), streghe ( Bia ), animali parlanti ( Hallo Spank ) ed eroi dello sport ( Holly e Benji ), questo libro consente a tutti i ragazzi di oggi di tornare i bambini di ieri in un suggestivo, e a tratti struggente, viaggio a ritroso fino ai giorni della propria infanzia.

 

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REBUS – CICLO DI CONFERENZE

 

 Rebus, Agenzia di Pubblicità
Sic (!) relazioni pubbliche

stiamo organizzando, per la primavera 2004, un ciclo di conferenze con possibilità di work shop, intorno alla scrittura e in particolar modo:

- la scrittura creativa in pubblicità
- la scrittura del giornalista
- la scrittura del romanzo
- la scrittura poetica

Vorremmo metterci in contatto con docenti, scrittori, giornalisti, professionisti per conoscere il loro interesse a partecipare alla nostra iniziativa e descriverla in più in dettaglio.

la sede delle lezioni sarà Udine.

 

Per contatti: rebusagv@tin.it

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Magnolia news è una newsletter settimanale curata da Heiko H. Caimi

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