GIUSEPPE CIARALLO



(foto Giovanni Giovannetti / Effigie / Tranchida)
In un'intervista, Giuseppe Ciarallo (scrittore milanese di origini molisane, come tiene a precisare) ha dichiarato che per lui, scrivere è come fare l'amore con la donna più bella del mondo.
Strano paragone, questo, che però lascia trasparire un amore profondo, anzi una vera e propria passione per la parola che si fa scrivere, o come sostiene Ciarallo: "questo luminoso oscuro mezzo che può essere brandito come un'arma o schioccato sulla bocca come un bacio, che può servire a nascondere o a svelare, a divertire e far riflettere, a seconda del modo in cui lo si usa".
Giuseppe Ciarallo, da amante corrisposto, colleziona vocabolari antichi e moderni, manipola le lettere, le mischia, le taglia e le ricuce, moderno dottor Frankenstein linguistico, creando "anagrammi letterari" (sua l'omonima rubrica sul sito www.pickwick.it) scovando in Delitto e castigo un fantomatico inventore di proverbi che "escogita il detto", o in L'eterno marito, sempre di Dostoevskij, il rimorso che "tormenta il reo".
Ma soprattutto la sua passione per la parola scritta l'ha trasposta in una serie di racconti pubblicati su riviste e antologie, alcuni dei quali compongono le due raccolte di novelle pubblicate dall'editore Giovanni Tranchida, Racconti per sax tenore (1994) e Amori a serramanico (1999).
Ciarallo si trova a suo agio con la forma-racconto perché più congeniale al suo carattere. Nervoso, scattante, incazzoso e incazzato, il racconto senza troppi fronzoli va dritto al bersaglio, come un pugno nello stomaco. E poi, nel racconto, nella sua brevità, è possibile riportare, senza doverle diluire in una narrazione di più ampio respiro che ne ridurrebbe la portata, le sincopi, le dissonanze, le pause, le improvvise accelerazioni pescate a piene mani dall'altrettanto adorata musica jazz… Già, il jazz, altra dichiarata cotta dell'autore, che nelle sue scorribande letterarie attinge avidamente sensazioni dai locali bui e fumosi, dai ghetti diroccati delle città, dai vicoli dove meglio si diffonde il suono rauco come una voce da tre pacchetti di Lucky Strike al giorno, di un sax tenore.
E poi c'è il Tao, nei suoi racconti, quel concetto di equilibrio naturale quasi impossibile da mantenere tra entità opposte, bene/male, luce/tenebra, bello/orribile.
Il Tao che regola la vita degli uomini, oggi quasi sempre sopra le righe, uomini sempre troppo tesi a qualcosa di irraggiungibile e in questo capaci di immensi atti d'amore o di oscene nefandezze.
I personaggi dei racconti di Ciarallo, sospesi tra l'orribile e il magnifico, estremamente innamorati del ruolo loro assegnato dalla sorte, siano essi vittime o carnefici macinano la vita fino a ottenere situazioni a volte estreme, surreali, quasi sempre al limite. Tutto però, venato da quell'ironia di fondo tesa a sdrammatizzare i comportamenti esagerati, per quel disincanto che fa dire all'autore "ogni cosa che ci capita, alla fin fine… è solo vita".

BACK