Un Aldo qualunque
Il film di Dario Migliardi recensito da Davide Verazzani

| UN
ALDO QUALUNQUE di Dario Migliardi
recensione di credits Regia: Dario Migliardi
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| E' il 1978, ed una
giovane coppia di sposini baresi č giunta da poco a Torino. Lei, Marisa,
č una poliziotta carrierista, che vive in sogno avventure
criminal-sentimentali, e odia il provincialismo in cui č nata e
cresciuta. Lui, Aldo, nipote di un cardinale in odore di papato, č
ragioniere capo di una azienda torinese. L'incontro-scontro con Biagio,
un nullafacente fuoriuscito dal PCI e in contatto con ambienti
malavitosi, cambierą radicalmente la vita di Aldo, che insieme a Biagio
e ad un suo amico, Caimano, progetterą un colpo per sbancare il boss
delle scommesse clandestine.
E' un buco nell'acqua l'esordio nel lungometraggio del torinese Migliardi: nonostante la verve del sempre ottimo De Luigi, non va al di lą di una stanca riproposizione degli stilemi classici della commedia all'italiana, con l'aggravante del maldestro tentativo di comporre un'opera socialmente impegnata. Gią visto, e meglio, in Ecco noi per esempio, che il '78 lo faceva raccontare a Celentano e Pozzetto. Cameo di Omar Pedrini, leader del gruppo rock Timoria, nei panni di un prete hippie. Davide Verazzani |