L’amore non basta mai

Dopo la visione, dice la regista, vorrei che il pubblico corresse a casa a chiamare i propri cari e parlasse loro con vero affetto. Recensione di TULLIO DI FRANCESCO

L'AMORE NON BASTA MAI
di Walter Salles

recensione di
TULLIO
DI FRANCESCO

 

credits

L’AMORE NON BASTA MAI (Dalecarlians, 2005)
REGIA: Maria Blom
SCENEGG: Maria Blom
FOT: Peter Mokrosinski
SCENOG: Annelie Wemstad
MONT: Petra Ahlin, Michal Leszczylowski
COST: Nina Sandström
PROD: Lars Jönsson, Memfis Film
DISTR: Teodora Film
ORIGINE: SVEZIA
DURATA: 1h:38’
INTERPRETI: Sofia Helin (Mia), Kajsa Ernst (Elvor), Ann Petrén (Gunilla), Lars G. Aronsson (Ingvar), Barbro Enberg (Barbro), Joakim Lindblad (Jan-Olov), Inga Ålenius (Anna), Willie Andréason (Calle), Peter Jankert (Tommy), Alf Nilsson (Tore), Maja Andersson (Ida)

 

 

 

Tre donne, tre sorelle, l’una diversissima dall’altra. Gunilla, la maggiore, appena tornata da Bali dove ha avuto una storia con un americano con metà dei suoi anni, ha due figli grandi che le rinfacciano la fine del suo matrimonio, i quali non sanno che è stato il padre ad andarsene con un’altra. Eva, la più inquadrata, vorrebbe essere madre, moglie, casalinga e figlia perfetta per i suoi genitori, e proprio per questo motivo, malgrado gli accomodanti sorrisi, è sempre sull’orlo di una crisi nervosa. Mia, trentenne single in carriera, ha lasciato il paese d’origine per andare a vivere a Stoccolma: c’è chi l’ammira per questo, ma anche chi la vede come una traditrice e un’estranea; lei torna in Dalecarlia con un peso che si porta dentro e, forse, in cerca di un uomo che possa mettere un punto fermo alla sua vita. Non si sono mai capite veramente fino in fondo, forse non si sono mai nemmeno amate veramente. L’occasione per chiarire definitivamente i loro rapporti, i loro sentimenti, le loro aspettative è la festa di compleanno per i settantanni del loro caro papà. L’atmosfera è gioiosa e gli invitati sono eccentrici quanto basta, ma ognuno nasconde più cose di quante abbia il coraggio di dirne, la morte è lì che aspetta qualcuno da portarsi via, e la notte è testimone di scene da matrimoni che deragliano o faticano a rimettersi in carreggiata, si sfasciano e poi non trovano il tempo per un ricomponimento tardivo. Alcuni rimangono lì sospesi…

La Teodora film, dopo L’eredità e il recente Non desiderare la donna d’altri (giusto per dimenticare il pessimo Kops) sembra essersi specializzata nella distribuzione del cinema del Nord Europa. L’amore non basta mai è l’opera seconda della svedese Maria Blom (Fishy, la sua opera prima) e, un po’ come i precedenti appena citati, si concentra sui problematici rapporti che spesso le famiglie si portano dietro, qui focalizzandosi su donne in attesa dei loro posti delle fragole, magari sognando un sorriso in una notte d’estate e ricevendo soltanto luci d’inverno, destinate a guardarsi dentro come in uno specchio per scoprire un volto che non è neppure persona, e chiudere con un silenzio quello che solo potrebbe chiudersi con sussurri e grida.
Lo diciamo subito per sgombrare il campo dagli equivoci: il film della Blom è diversissimo da quelli del maestro del cinema svedese, Ingmar Bergman. La situazione potrebbe sembrare il pretesto per una delle sue escursioni nell’indecifrabile, metafisica solitudine dell’essere umano – un interno di famiglia durante una celebrazione –, e semmai L’amore non basta mai indica come sia possibile oggi fare cinema in Svezia sfuggendo – dopo Von Trier e il Dogma, ma loro per altre strade – al fantasma della pesante eredità lasciata dal regista svedese. Difatti, per quanto il cinema di Bergman è rigoroso e formale, tormentato e di impostazione teatrale, la pellicola della Blom è fresca e tutta giocata sull’umorismo di personaggi eccentrici che, pare, sono il pane di una regione come la Dalecarlia (parola della regista che proviene da lì e ancora ci vive). Il paesino delle tre sorelle, anzi, ha qualcosa degli sperduti villaggi western delle Montagne Rocciose, e i suoi abitanti hanno quella burbera baldanza da campagnoli inurbati che era ciò che alla regista premeva mostrare.

Il contrasto tra paesaggio e persone è il mezzo per rivelare come spesso si diano per scontati i sentimenti di chi ci sta più a cuore. Dopo la visione, dice la regista, vorrei che il pubblico corresse a casa a chiamare i propri cari e parlasse loro con vero affetto. Potrebbe sembrare un eccesso di sentimentalismo, ma bisogna riconoscere che la Blom, lavorando sui caratteri dei suoi personaggi e sul loro struggimento (bravissimi in questo senso tutti gli attori che, come sempre nella tradizione svedese, hanno ottime basi teatrali), riesce a filmare quella che in effetti è la storia di un’assenza: di ciò che sappiamo non avere mai avuto, e sappiamo di non avere il tempo di recuperare. È in questo lavorare in negativo che la giovane allieva attinge in parte al disperato pessimismo del maestro, e l’operazione è piaciuta, visti il premio come miglior film e sceneggiatura allo Swedish Film Award, il Premio del pubblico al Festival di Rotterdam e la candidatura all’Oscar per la Svezia come miglior film straniero.

Tullio Di Francesco


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