L’acchiappasogni
Il film di Lawrence Kasdan recensito da Marco Onorato

L'ACCHIAPPASOGNI
credits
Regia: Lawrence Kasdan Sceneggiatura: Lawrence Kasdan, William Goldman Fotografia: John Seale Montaggio: Carol Littleton Musiche: James Newton Howard Interpreti: Morgan Freeman, Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Tom Sizemore, Produzione: USA- Canada 2003 Distribuzione: 01 Durata: 132'
Di materiale, insomma, ce ne sarebbe a sufficienza per girare altri tre o
quattro film, e invece "L'acchiappasogni" tenta un'impossibile sintesi in cui
ciascuno spunto resta poco sviluppato e, soprattutto, non armonizzato con gli
altri. Ci troviamo dinnanzi ad un pessimo esempio di trasposizione
cinematografica di un romanzo, e per motivi opposti a quelli abituali: di
solito, infatti, si rimprovera agli adattamenti filmici l'eccessiva o arbitraria
selettività nei confronti delle molteplici sfaccettature dell'opera letteraria;
qui, invece, la pecca consiste nell'assoluta abdicazione ad una qualunque
rilettura che attenui (pur a malincuore) la ricchezza tematica e narrativa
dell'universo kinghiano incardinandola nei canoni di una "leggibilità"
cinematografica. E se essere aderenti a tutti i costi al modello letterario
significa, come in questo caso, procedere per accumulo e giustapposizione senza
troppo criterio, allora ben venga la cosiddetta "infedeltà".
Kasdan, poi, è un autentico oggetto misterioso. Divenuto famoso per un discreto
film che oggi si definirebbe (con aria di sufficienza) "generazionale" e che è
stato seguito da altri più tracurabili, è stato riportato a galla dalla bassa
marea hollywoodiana di questi tempi. La sua regia asseconda supinamente i mille
cambi di direzione della sceneggiatura, e restituisce ben poco sia della
grossolana goliardia di King che affiora in vari snodi della storia (e ne
diventa il vero fattore unificante), sia dell'interessante esplorazione psichica
dell'insolito malvagio di turno (un alieno), filmata con tinte luciferine e
scenari digitali ma anche con esiti stilistici inferiori a quelli del pur
mediocre Tarsem di "The Cell".
Imperversano quindi gli effetti speciali della "Industrial Light and Magic", che
con la loro crudezza regalano qualche istintivo sussulto, pur creando
un'iconografia poco originale e talvolta ridicola (si veda la prima apparizione
dell'invasore extraterrestre). E imperversa - purtroppo - anche uno stuolo di
attori vanitosi e gigioni, tra i quali una nota di demerito va al bolso Morgan
Freeman, che da "Seven" in poi non ha azzeccato più un film. Decisamente, de
"L'acchiappasogni" resterà ben poco nel nostro personale "magazzino della
memoria".
Marco Onorato