L’acchiappasogni

Il film di Lawrence Kasdan recensito da Marco Onorato

L'ACCHIAPPASOGNI
di Lawrence Kasdan


recensione di
MARCO ONORATO

credits

Regia: Lawrence Kasdan Sceneggiatura: Lawrence Kasdan, William Goldman Fotografia: John Seale Montaggio: Carol Littleton Musiche: James Newton Howard Interpreti: Morgan Freeman, Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Tom Sizemore, Produzione: USA- Canada 2003 Distribuzione: 01 Durata: 132'


Jonesy, Henry, Pete e Beaver sono ancora dei bambini quando salvano dalle angherie dei coetanei Duddits, un ragazzino ritardato. Duddits li ricompensa col dono di un potere soprannaturale che, vent'anni dopo, manterrà ancora salda la loro amicizia e soprattutto li aiuterà a fronteggiare gli imprevisti e catastrofici risvolti di una semplice battuta di caccia.
E' la trama de "L'acchiappasogni", probabilmente il film a più alto tasso di ibridazione dell'intera annata cinematografica: parte come una commedia fantasy, in cui i protagonisti sfruttano con divertito cinismo i loro poteri telepatici; poi sembra strizzare l'occhio a "It", sempre tratto da Stephen King ed incentrato su un gruppo di adulti che hanno condiviso ai tempi dell'infanzia un'esperienza ben oltre i confini della normalità; infine - e con un ennesimo strappo di tempo e di genere - sembra approdare ad un horror in cui si mescolano antiche credenze indiane, attualissime paranoie da contaminazione chimica e immaginario verminoso alla "Tremors". In realtà le acrobazie dello script non si fermano qui, perché si materializza anche lo spettro dei "body snatchers" (con tanto d'inedita focalizzazione sul mutante alieno) e si abbozza una sorta di mini-western contemporaneo e tecnologico (la pistola di John Wayne cede il passo al mitra di un elicottero) tra gli alti papaveri dell'esercito.


Di materiale, insomma, ce ne sarebbe a sufficienza per girare altri tre o quattro film, e invece "L'acchiappasogni" tenta un'impossibile sintesi in cui ciascuno spunto resta poco sviluppato e, soprattutto, non armonizzato con gli altri. Ci troviamo dinnanzi ad un pessimo esempio di trasposizione cinematografica di un romanzo, e per motivi opposti a quelli abituali: di solito, infatti, si rimprovera agli adattamenti filmici l'eccessiva o arbitraria selettività nei confronti delle molteplici sfaccettature dell'opera letteraria; qui, invece, la pecca consiste nell'assoluta abdicazione ad una qualunque rilettura che attenui (pur a malincuore) la ricchezza tematica e narrativa dell'universo kinghiano incardinandola nei canoni di una "leggibilità" cinematografica. E se essere aderenti a tutti i costi al modello letterario significa, come in questo caso, procedere per accumulo e giustapposizione senza troppo criterio, allora ben venga la cosiddetta "infedeltà".


Kasdan, poi, è un autentico oggetto misterioso. Divenuto famoso per un discreto film che oggi si definirebbe (con aria di sufficienza) "generazionale" e che è stato seguito da altri più tracurabili, è stato riportato a galla dalla bassa marea hollywoodiana di questi tempi. La sua regia asseconda supinamente i mille cambi di direzione della sceneggiatura, e restituisce ben poco sia della grossolana goliardia di King che affiora in vari snodi della storia (e ne diventa il vero fattore unificante), sia dell'interessante esplorazione psichica dell'insolito malvagio di turno (un alieno), filmata con tinte luciferine e scenari digitali ma anche con esiti stilistici inferiori a quelli del pur mediocre Tarsem di "The Cell".


Imperversano quindi gli effetti speciali della "Industrial Light and Magic", che con la loro crudezza regalano qualche istintivo sussulto, pur creando un'iconografia poco originale e talvolta ridicola (si veda la prima apparizione dell'invasore extraterrestre). E imperversa - purtroppo - anche uno stuolo di attori vanitosi e gigioni, tra i quali una nota di demerito va al bolso Morgan Freeman, che da "Seven" in poi non ha azzeccato più un film. Decisamente, de "L'acchiappasogni" resterà ben poco nel nostro personale "magazzino della memoria".

Marco Onorato


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