Antenna

La recensione del film di Kazuyoshi Kumakiri, di Michele Andromeda

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recensione di Michele Andromeda

Un film confuso e imprevedibile intriso di cultura giapponese

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Giappone 2003; Regia: Kazuyoshi Kumakiri; Interpreti: Kase Ryo, Kobayashi Akemi, Kizaki Daisuke, Koichi Mantarò (la madre) Sceneggiatura di Ujita Takashi e Kumakiri Kazuyoshi, tratta da un romanzo di Taguchi Randy
Stagione
 

 

Yoshiro è uno studente di filosofia, tormentato da complesse vicende familiari: la sorellina è scomparsa, lo zio si è suicidato impiccandosi in casa, il fratello è estremamente coperseguitato dal fantasma della sorella e vorrebbe prenderne il posto, il padre è morto, la madre non si rassegna e organizza preghiere di gruppo per far ritornare la bambina scomparsa. In questa atmosfera sul limite del delirio Yoshiro reagisce masochisticamente, infliggendosi punizioni crudeli e violente.

Il masochismo è il tema centrale di questo film, perché tutti i personaggi cercano, più o meno scientemente, di farsi del male. E le antenne , non sempre invisibili, dovrebbero portare le anime a ritrovarsi per la felicità o la maledizione di chi è ancora vivo, muovendosi tra l’aldilà e l’aldiqua.

Un film quasi metafisico, che rischia di scontentare sia i fans dell’horror che quelli di un cinema più medidativo, con grandi momenti di tensione e divagazioni esacerbanti. Non si capisce se quella del regista sia una scelta coraggiosa o semplicemente confusa. Comunque un film godibile che può far meditare sulle vie possibili del cinema.

Chissà se anche questo demi-horror giapponese verrà saccheggiato da Hollywood, come accede sempre più di frequente? La cosa non mi stupirebbe affatto. Peccato, perché i prodotti hollywoodiani ultimamente sono così patinati da perdere tutto il fascino ambiguo che solo produzioni minori come questa riescono a possedere.  

Michele Andromeda


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