Amores Perros

Il film di Inarritu visto attraverso gli occhi del valente Marco Cavalleri

 

AMORES PERROS
di Alejandro Gonzalez Inarritu

credits

Titolo originale: idem
Regia: Alejandro Gonzalez Inarritu
Sceneggiatura: G. Arringa
Interpreti: E. Echevarria, G. Garcia Bernal, V. Bauche, G. Toledo
Fotografia: R. Prieto
Musica: G. Santaolalla
Produzione: Messico, 2000
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 147’.

 

Città del Messico, oggi. Uno spettacolare e tragico incidente d’auto fa collidere tre storie. Nella prima il giovane Octavio spera di scappare con Susana, moglie di suo fratello Ramiro e decide di utilizzare il suo cane Cofi nei combattimenti clandestini per raggranellare soldi a sufficienza al progetto: ma le doti da combattente dell’animale finiranno per suscitare le ire del Biondo, fin lì padrone incontrastato del giro delle scommesse. Nella seconda Daniel, editore di un giornale di moda, decide di lasciare la famiglia per andare a vivere con la bellissima modella Valeria: ma proprio nel primo giorno della nuova vita la donna rimane vittima di un incidente che, in un crescendo di circostanze avverse e paradossali, le farà perdere una gamba. Infine El Chivo, ex professore universitario ed ex terrorista ridottosi a fare il sicario e a vivere come un barbone, deve portare a termine un contratto, ma il suo pensiero è rivolto costantemente alla figlia abbandonata prima di iniziare la sua inutile lotta rivoluzionaria.

Questa la Trama di Amores Perros, opera prima di Alejandro Gonzalez Inarritu che arriva sugli schermi italiani con un biglietto di presentazione costituito da una serie impressionante di premi vinti ai quattro angoli del mondo e da una nomination per il miglior film straniero agli ormai prossimi Oscar. Entrambe, a mio parere, meritatissime: siamo di fronte a uno dei migliori film dell’anno. Inarritu sarà anche al debutto ma dimostra una capacità tecnica e una conoscenza del cinema che fu superiore a quella di molti registi assai più navigati. Tanto da mescolare una struttura narrativa alla Pulp Fiction con suggestioni bunueliane, la nevrotica mobilità della m.d.p. dello Scorsese degli esordi con la capacità di sintesi visiva del Wenders che amiamo. Il tutto senza fare però del mero citazionismo, anzi. Grazie anche una sceneggiatura per una volta davvero di ferro l’opera compone il quadro di una società che sembra avviarsi freneticamente all’apocalisse. La Città del Messico che fa da sfondo alle storie, megalopoli di ventuno milioni di abitanti che - sono parole del regista - è ormai più un esperimento antropologico che una città, vale New York o Rio de Janeiro, diventa segno di un mondo senza più valori e certezze. Un mondo dove il fratello si pone biblicamente contro il fratello, i legami familiari sono esplosi e sussistono solo sulla base della mera convenienza, l’utopia è andata perduta di fronte alla brama del denaro o del soddisfacimento più immediato e bestiale dei desideri. Una società dove non a caso sono del tutto assenti i padri, rappresentanti archetipici dell’ autorità ma anche memoria storico/etica che è andata perduta: tanto che l’unico a meritarsi un destino migliore è proprio il sicario, che almeno tenterà di trasmettere un’eredità non solo materiale a una figlia per cui nemmeno più esiste. Temi forti risolti però senza alcun ricorso a schematismi o sermoni, ma tutti e solo in immagini la cui forza è sempre forza espressiva e mai sterile compiacimento. Alla fine siamo tutti cani che combattono senza ragione o che cadono nel buco di un parquet senza saper ritrovare l’uscita: L’ultima possibilità di salvezza, sempre che sia tale, è quella di andarsene. Ma il cielo scuro che fa da sfondo all’uscita di scena del Chivo non comunica affatto la sensazione di un futuro migliore: la rovina, come dimostra la splendida location finale dove appena dietro uno sfasciacarrozze comincia un terreno lunare, è ormai troppo diffusa per porre rimedio. Non sarà facile trovarlo in giro, se non vivete in una grande città: ma cercate di non perderlo. Vale qualunque pena sia necessaria a vederlo.

Marco Cavalleri


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