Amnesia
Il film di Salvatores, secondo l'opinione di Davide Verazzani

AMNESIA
Credits:
Cast: Diego Abatantuono, Sergio Rubini, Martina Stella, Maria Jurado
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Andrea Garello
Fotografia: Italo Petriccione
Scenografia: Rita Rabassini
Costumi: Florence Emir
Montaggio: Massimo Fiocchi
Anno: 2001
Nazione: Italia, Spagna
Produzione: Colorado Film, Medusa Film, Alquimia Cinema (Madrid)
Distribuzione: Medusa
Ibiza, XXI secolo. Lontani dalle pastoie italiane e dai rimpianti, vivono la loro vita due ex-amici, Angelino (Sergio Rubini) e Sandro (Diego Abatantuono). Il primo, gestisce un bar con una fianzata da cui non riesce ad avere il sospirato figlio, il secondo è un regista di film pornografici. Entrambi stanno vivendo situazioni imbarazzanti: il primo ha trovato per puro caso una valigetta colma di cocaina che potrebbe cambiargli la vita, se solo trovasse qualcuno disposto a comprarsela, mentre il secondo sta aspettando la visita di Luce, la figlia sedicenne che, parcheggiata in un collegio di lusso, non sa nulla della sua reale professione. Trait d'union delle due storie sono da una parte un losco individuo (Bebo Storti) apparentemente disposto a smerciare la cocaina trovata da Angelino, ed una banda di giovani teppisti isolani capitanata dal violento figlio del commissario di polizia locale. Tra imprevisti e colpi di scena, si giunge ad un finale consolatorio dove i valori familiari hanno la meglio, e i due protagonisti ritrovano l'antica amicizia.
E' sconsolante vedere uno dei più lucidi registi italiani, che è stato quasi sempre capace di creare un'identificazione quasi simbiotica con un pubblico sempre più vasto senza mai scadere nella banalità, ridursi a produrre un risultato così vacuo ed insensato. Dopo il mezzo insuccesso del precedente Denti, ed in attesa di risolvere i problemi contrattuali legati al progetto Cromosoma Calcutta, Salvatores ha scelto deliberatamente di girare un film interlocutorio, da lui visto come un ritorno alla freschezza e alla genuinità del passato dopo due opere così dense di significati simbolici come Nirvana e Denti .
Ma qui non c'è nulla della follia di Sogno di una notte d'estate, né dell'esistenzialismo notturno di Kamikazen; la fuga alla Peter Pan che permea Turnè ed in parte Marrakech express, qui appare solo un comodo palliativo per nascondere ansie patetiche, e la scanzonata scoperta della necessità di una scelta, individuabile in Mediterraneo e persino nell'irrisolto Puerto Escondido, diventa una tardiva conversione alle gioie di una quotidianità retorica. E la conferma di una preoccupante mancanza di idee è rivelata dallo stesso soggetto, in cui sono preponderanti atmosfere che vorrebbero essere thriller senza avere né attori adeguati (se escludiamo Storti, che si sforza di dare vita ad un personaggio lontano dai suoi schemi comici, e la Stella, che deve solo essere se stessa, tutti gli altri sembrano sfuocate comparse), né una forza visiva a supporto dello svolgimento della vicenda, né infine una sceneggiatura coerente. Il risultato è un continuo sbandamento tra generi conciliabili solo da un autore in stato di grazia, cioè quello che ora Salvatores, fatalmente, non è. Se a ciò aggiungiamo una frequente caduta verso un moralismo di bassa lega, una rappresentazione della sballata società ibizenca degna del peggior Vanzina, e l'esaltazione del politically correct implicito nel "volemose bene" finale, il naufragio è completo. Ed è pure triste, per un regista che in anni non lontani aveva saputo emozionarci, e di cui abbiamo sempre ammirato la coerenza narrativa e la lucidità espressiva.
Davide Verazzani