Alila

Il film di Amos Gitai recensito da Davide Verazzani

 

ALILA
di Amos Gitai

recensione di
DAVIDE VERAZZANI

 

credits

Alila
Sceneggiatura: Amos Gitai Marie-Jose Sanselme basato sul racconto Returning lost Love di Yehoshua Knaz Fotografia: Renato Berta Scenografia: Marco Dentici Montaggio: Kobi Netanel Interpreti: Yaël Abecassis, Uri Klauzner, Hanna Laslo, Ronit Elkabetz, Amos Lavie, Lupo Berkowitch

 

 

Un condominio di Tel Aviv, dove si consumano splendori e miserie umane: la poliziotta sefardita che litiga con i vicini, una donna che consuma la sua passione di amante di un uomo sposato, un vecchietto solo con un cane, i muratori che stanno ristrutturando una parte del palazzo. E, dall'altra parte della città, un padre e una madre che rincorrono una figlio che non ne vuole sapere di fare il militare. In quaranta piani sequenza di precisione millimetrica, Gitai racconta ancora una volta l'impossibilità di essere normali, oggi, in Israele. La sua macchina da presa viola l'intimità dei personaggi, per scrutare nel profondo di un disagio che è esistenziale, ancor prima che fisico. E poco importa se i lavoratori da sfruttare non sono più palestinesi, ma cinesi o africani: ognuno ha un padrone, nessuno è libero. Ed ognuno vuole scaricare sugli altri la propria rabbia, la propria incompiutezza. Raggelante ed ansiogeno, anche se di gran lunga meno riuscito di altre precedenti opere di Gitai. Come se tutto, adesso, fosse diventato davvero più difficile. Anche il semplice raccontare.

Davide Verazzani


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