ALAMO - Gli ultimi eroi

Il film di Hohn Lee Hancock recensito da Tullio Di Francesco

 

ALAMO - GLI ULTIMI EROI
di John Lee Hancock

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ALAMO - GLI ULTIMI EROI (The Alamo., 2004) REGIA: John Lee Hancock. SCENEGG: Leslie Bohem, Stephen Gaghan, John Lee Hancock. FOT: Dean Semler. SCENOG: Michael Corenblith. MONT: Eric L. Beason. COST: Daniel Orlandi. MUSICA: Carter Burwell. PROD: Mark Johnson, Ron Howard. PRODUZ: Touchstone Pictures, Imagine Entertainment. DISTR: Buena Vista International. ORIGINE: USA. DURATA: 2h:16' INTERPRETI: Dennis Quaid (Sam Houston), Billy Bob Thornton (Davy Crockett), Jason Patric (Jim Bowie), Patrick Wilson (William Travis), Emilio Echevarría (Antonio López de Santa Anna), Jordi Mollá (Juan Seguin), Leon Rippy (Sergente William Ward), Tom Davidson (Colonnello Green Jameson), Marc Blucas (James Bonham), Robert Prentiss (Albert Grimes).

 

Difficile dimenticarsi di Alamo. Come esortava il celeberrimo invito che - pare - nella realtà non fu pronunciato dal generale Houston ma da uno dei suoi luogotenenti a San Jacinto, anche noi ci ricordiamo di Alamo, poiché questo memorabile avvenimento - volenti o nolenti - fa parte di un immaginario dentro al quale siamo cresciuti, anche se non appartiene minimamente alla nostra storia patria. Lo si ricorda tanto più se si è appassionati di cinema western, e quindi non è possibile non aver visto almeno una delle numerose pellicole dedicate all'evento. Che, a dire la verità, non è nemmeno uno dei più cospicui nella filmografia della mitologia americana della Frontiera, ma che ha saputo ritagliarsi uno spazio di tutto rilievo non fosse altro che per il kolossal diretto nel 1960 da quell'altra icona leggendaria del western che era John Wayne, La battaglia di Alamo, alla quale, si dice, abbia messo mano alla regia perfino l'amico John Ford.

Nelle intenzioni del "falco" Wayne, ovviamente, l'episodio del massacro dei 783 volontari che si batterono nel 1836 contro il dispotico generale messicano Santa Anna per l'indipendenza del Texas - che solo nel 1845 entrerà a far parte dell'Unione - era l'occasione per celebrare lo spirito repubblicano e conservatore dell'egemonia wasp, in un momento in cui il Paese, a detta dei detrattori, si avviava allo sfascio della politica "sinistrorsa" del cattolico JFK. Erano anni di guerra fredda, e potrebbe anche non essere un caso che proprio oggi, quando torna di moda per un'oligarchia ben definita rilanciare il celebre spirito patriottardo di una nazione contro un'altra nazione, riecheggi sullo schermo quella frase storica che, onestamente, ci piacerebbe passasse alla storia piuttosto per l'uso che ne viene fatto dal "geniaccio" John Landis in una gustosissima sequenza di Un lupo mannaro americano a Londra.

L'aspetto curioso dell'intera vicenda è che Alamo - Gli ultimi eroi non è assolutamente un film propagandistico e "di regime", e qui si potrebbero spendere due parole sulle contraddizioni che, fortunatamente, sono insite al sistema produttivo americano e che contribuiscono a renderlo uno dei sistemi più inaspettatamente e proditoriamente liberi, a discapito degli executive e dei chairmen delle multinazionali. Già, poiché il film è prodotto dalla Touchstone Pictures, consociata della Walt Disney Productions, casa che proprio in questi ultimi mesi ha boicottato la distribuzione del film-documentario di Michael Moore Fahrenheit 9/11, e che poi, quando produce un film patriottico (voleva forse essere nelle intenzioni una risposta al vincitore dell'ultima Palma d'oro?), confeziona un prodotto antiretorico molto vicino per atmosfere alle corde anarchiche e anticonformiste di un John Milius.

Alla regia troviamo uno sceneggiatore al suo esordio dietro la macchina da presa, John Lee Hancock, che può vantare un apprendistato di tutto rispetto grazie alle sceneggiature di Un mondo perfetto e Mezzanotte nel giardino del bene e del male di Clint Eastwood, il quale, nonostante la preoccupante presenza tra i produttori del pacioccone Ron Howard, ha saputo far emergere "miliusianamente" l'aspetto più sporco e consapevolmente antiretorico di coloro che in precedenza erano stati tratteggiati prevalentemente come dei "santini" da celluloide. Basterebbe pensare alla straordinaria interpretazione del leggendario Davy Crockett fatta da Billy Bob Thornton, che, lungi dall'essere l'iperbolico eroe che combatte a mani nude contro gli orsi e salta i fiumi in lunghezza, al contrario del Crockett-Wayne è ritratto come un pavido prigioniero della propria immagine pubblica (e qui Hancock tocca con mano una delle realtà della Frontiera, cioè che la storia della colonizzazione americana prima ancora che Storia era, fordianamente, Leggenda, e che i suoi beniamini erano a tutti gli effetti dei "divi", veri e propri uomini dello showbiz).

L'operazione non è esente da inevitabili schematizzazioni (Santa Anna è necessariamente spietato e senza scrupoli, oltre che porco - ma pare che non fosse di sicuro uno stinco di santo -, e i soldati messicani non possono non nascondere la loro ammirazione per il coraggio degli americani), ma il film è tutto sommato storicamente attendibile e credibilmente verosimile. Per una volta è il titolo italiano ad essere più roboante e tronfio del laconico originale The Alamo, l'assedio ci regala una versione del brano musicale Deguello notevolmente differente da quella di Dimitri Tiomkin in Un dollaro d'onore di Hawks, alla quale fa da contrappunto una sviolinata di Davy Crockett che è uno dei momenti migliori di tutto il film, e, a parte lo spaesato Jordi Mollá, tutto il resto del cast è in parte e di tutto rispetto. Cosa chiedere di più?

Tullio Di Francesco


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