Ai No Yokan
Il tipico film da festival, che mette a dura prova con un’ora e mezza di silenzi e solitudini. Recensione di Davide Verazzani

Ai No Yokan
Con Masahiro Kobayashi, Makiko Watanabe, Harumi Nakayama. Genere Drammatico, colore 102 minuti. - Produzione Giappone 2007
Sono misteriose le vite ripetitive dei due protagonisti del film giapponese "Ai
no yokan", girato dal veterano Masahiro Kobayashi, già a Cannes fra il 1999 e il
2005 con quattro titoli e a Locarno nel 2003 con "Amazing story".
Noriko e Junichi, uniti da un terribile incidente (la figlia di lei ha ucciso la figlia di lui in un impeto di follia), fanno finta di non riconoscersi e per il resto vivono un’esistenza senza senso, riempita solo dalla ripetizione di gesti che sembrano essere quelli di due automi. Ma qualcosa all’improvviso cambia, e due esseri che avevano scelto di emarginarsi anche dala vita riprendono a sperare, legandosi l’un l’altro come spinti da una forza irrefrenabile.
Ecco il tipico film da festival, che mette a dura prova anche la tempra degli stoici frequentatori abituali delle rassegne con un’ora e mezza di silenzi e solitudini che alla lunga farebbero perdere la pazienza a chiunque.
Nulla da eccepire su un piano strettamente formale (e d’altronde il cinema giapponese ci ha abituato a opere ineccepibili da questo punto di vista), ma di certo ci si chiede a quali domande abbia voluto rispondere il regista nel progettare un’opera simile, e che tipo di reazione si aspetta dal pubblico che lo va a vedere.
Sempre ammesso che, perfino in patria, riesca ad avere un pubblico pagante al di là delle varie rassegne cui puo’ venire ammesso.
Davide Verazzani