A proposito di Schmidt

Il film di Alexandr Payne recensito da Davide Verazzani

A PROPOSITO DI SCHMIDT
di Alexandr Payne


recensione di
DAVIDE VERAZZANI

credits

A PROPOSITO DI SCHMIDT (About Schmidt) di Alexander Payne. con: Jack Nicholson, Hope Davis, Kathy Bates
Commedia/drammatico, colore, 125 min.


Warren Schmidt, un misantropo che ha speso una vita in una società di assicurazioni, all'età di 66 anni va in pensione. Per prima cosa, decide di fare, forse per la prima volta in vita sua, una buona azione: adotta un bambino a distanza, e gli comincia a scrivere lettere in cui parla di ciò che gli accade. Quando la moglie Helen muore all'improvviso, Schmidt decide di andare a Denver, per tentare di convincere l'adorata figlia Jeannie a non sposare il fidanzato, un bellimbusto venditore di materassi ad acqua. Sarà un'occasione per confrontarsi non solo con gli altri, ma anche, e soprattutto, con se stesso, e per vagare lungo i binari della memoria, andando a rivedere i proprio brandelli di passato in luoghi ora irrimediabilmente cambiati. Schmidt però non riesce a raggiungere il suo obiettivo: Jeannie sposa il suo fidanzato, anche per rivalsa nei suoi confronti. Schmidt scoprirà molte altre cose, di se stesso e degli altri, e quando, stanco, deluso e disperato, torna a casa, trova nella casella della posta un disegno del bimbo adottato: raffigura un uomo e un bambino che si tengono per mano sotto un sole caldo. Adesso, Schmidt può abbandonarsi ad un pianto liberatorio.


Alexander Payne, arrivato alla terza prova dopo aver avuto ottimi riscontri, soprattutto di critica, con il recente Election, costruisce il ritratto di un borghese meschino e privo di sentimenti, incollandolo letteralmente addosso alla persona di Jack Nicholson. Se il film ha una certa riuscita, lo si deve in effetti alla straordinaria prova d'attore di quest'ultimo, meritevole di un Oscar (assai più confacente, rispetto agli ultimi due vinti con Voglia di tenerezza e Qualcosa è cambiato), ma soprattutto di essere rivisto e studiato nelle scuole di recitazione, per l'incredibile capacità mimica con cui cambia espressione all'interno di una stessa inquadratura.

Verrebbe da pensare che senza l'apporto fondamentale di Nicholson questa pellicola passerebbe quasi inosservata: un soggetto esile, "cattivo" solo in superficie, si giustappone ad una sceneggiatura priva di mordente, con pochi acuti e persino a volte sfilacciata e poco coerente; tutta la pellicola è costruita intorno ad un unico personaggio, e quelli di contorno sono poco caratterizzati ed in sostanza lasciati alla libera interpretazione degli attori (e difatti Kathy Bates, in poche scene, riesce a farsi notare molto di più della figlia, giustamente nevrotica ma poco incisiva).

La prova di Nicholson supera di slancio questi difetti di struttura, regalandoci l'incontro con un uomo solo, sospettoso, al limite della paranoia, le cui angoscie sono però profondamente reali. E nell'America rurale visitata da Schimdt, priva di grattacieli e luci al neon, dove i ricordi sono le uniche emozioni, e spesso nemmeno vivide, Payne ci mostra un piccolo inferno domestico da cui ci si può liberare solo grazie alla fiammella di una lontana speranza. Il disegno di un bambino nigeriano analfabeta, unica persona con cui Schmidt è stato sincero fino in fondo, diventa la base su cui costruire quei pochi anni che ancora gli restano, e provare a dare un senso a tutto il disordine che esiste intorno e dentro di lui. E lo stesso, ed è questo il messaggio delle lacrime finali, vale per noi.

Davide Verazzani


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