A mia madre piacciono le donne
Il film di Parìs e Fejermam recensito da Marco Cavalleri

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MIA MADRE PIACCIONO LE DONNE di Inés París, Daniela Fejerman credits A MIA MADRE PIACCIONO LE DONNE Tit. Or.: A mi madre le gustan las mujeres - Regia, scenegg.: D. Fejerman, I. Paris - Int.. L. Watling, S. Abascal, R. M. Sardà, E. Sirova- Fotogr.: D. Omedes - Musica: J. Bardem - Prod.: Spagna, 2002 - Distrib.: Eagle Pictures - Durata: 96'.
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| Come reagire quando la
propria madre rivela di essersi innamorata di un tuo coetaneo, straniero
e oltretutto del suo stesso sesso? Il caso capita a Elvira, Sol e Gimena,
figlie dell'affermata pianista Sofia, che durante una cena di compleanno
pensa bene di presentar loro la giovane ceca Eliska. Le tre, seppure
assai diverse caratterialmente - Elvira insicura e succube, Sol
adolescente piuttosto ribelle, Gimena affermato avvocato il cui menage
sta andando a rotoli - in principio decidono di far squadra compatta per
eliminare l'intrusa. Ma si sa che in materia di cuore le cose non sono
così semplici: e così, tra equivoci e canzoni, nuove storie d'amore e
insospettabili rivelazioni sulla propria sessualità, alla fine
assisteremo al cambiamento di carattere delle eroine e al formarsi di
quattro nuove coppie, omo o etero che siano poco importa…
A mia madre piacciono le donne è stato un ottimo successo della scorsa stagione spagnola, tanto da riuscire a approdare - seppur con distribuzione limitata - anche in Italia. Detto che la cosa fa piacere per un doppio ordine di motivi - da un lato l' avere a che fare con un titolo eccentrico rispetto alle cinematografie predominanti sui nostri schermi, dall'altro la simpatia immediata per un film che sa trattare argomenti controversi come l'omosessualità in chiave divertita e divertente - bisogna però riconoscere che il risultato finale lascia un po' delusi e porta a riflettere su un percorso - quello compiuto dal cinema gay (mi si passi l'orrenda definizione) - che soffre di evidenti battute d'arresto. Nato come fenomeno volutamente "maledetto" ed eccessivo (si pensi a Jarman, al duo Morrissey/Wahrol, a Fassbinder), il gay cinema svoltò improvvisamente tra fine '80 e inizio '90, in sintonia con una platea di riferimento che voleva veder riconosciuta la propria "normalità". Ne nacquero titoli importanti e dai sapori decisamente vari, dal grottesco di Almodovar al melodramma hollywoodiano di Philadelphia, a tutta una serie di commedie spesso gradevoli ma sempre più pericolosamente "ammodino". Esattamente il problema di fondo di A mia madre piacciono le donne. Che, anche grazie a un bel cast, parte assai bene ma s'affloscia in fretta, lasciando in sospeso qualunque questione di un qualche rilievo per concentrarsi su un gioco degli equivoci man mano sempre più fiacco, con tanto di matrimonio riparatore finale talmente improbabile da infastidire più che far sorridere. Si direbbe che le sceneggiatrici/registe abbiano identificato bene lo spunto di partenza ma l'abbiano portato avanti distrattamente, più preoccupate di piacere che di dire qualcosa - se non d'originale - almeno di sentito: e la regia vola un po' troppo basso per ripagare le debolezze di scrittura. Ne esce una commedia di interni borghesi simpatica, ma dove il presunto sottotesto trasgressivo cede ben presto il passo a un perbenismo un po' irritante. E le trovate azzeccate - che pure ci sono - non cancellano il sospetto dell'estetica televisiva. Si può vedere, ma non è il caso di correre per farlo. Marco Cavalleri |