2001: Odissea nello spazio
Un film mirabilmente in grado di associare un genuino concetto filosofico alle maestose infinità di uno Spazio in continua e inarrestabile evoluzione. Recensione di Luca Comanducci

2001: Odissea nello spazio
di Stanley Kubrick
(2001: A Space Odyssey) Con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter, Margaret Tyzack, Robert Beatty, Sean Sullivan, Douglas Rain, Frank Miller [I], Bill Weston, Ed Bishop, Glenn Beck, Alan Gifford.
Genere Fantascienza, colore 139 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 1968.
Una delle geniali, inconfondibili caratteristiche di Stanley Kubrick, è sempre stata quella di attribuire alle proprie pellicole una personalissima visione, una visione infausta, apocalittica, spiazzante, particolarmente filosofica, con uno stile pressoché mai incline al compromesso.
Il suo modo di intendere la Settima Arte va ben oltre il posizionarsi dietro una macchina da presa; Kubrick non sembra esser mai stato attratto dal Cinema più biecamente commerciale: ne è inconfutabile prova 2001: Odissea nello spazio, uscito nel 1968. Nessun cineasta ha mai infuso una così spessa e dedicata contemplazione al concetto di "spazio", elevando l'Universo ad un continuum spazio-temporale dall'accezione inusualmente filosofica: sorta di "C'E' VITA OLTRE...?".
Per chiunque abbia a mente la storica portata innovativa, sia da un punto di vista cinematografico che di effetti speciali, che verrà imposta solo 9 anni più tardi dalla saga di Guerre Stellari firmata George Lucas, si dimentichi della definizione originale di science-fiction movie: 2001: Odissea nello spazio non fu mai inteso come archetipo di pellicola indissolubilmente legata ai classici plot, ove palpitanti e roboanti scontri bellici tra truppe terrestri e mostri alieni si susseguivano e sovrapponevano copiosi: la classicità (intesa come "norma"), d'altronde, è sempre stata estranea a Kubrick. Per dirla in termini "spaziali", qui ci troviamo distanti ANNI-LUCE: MILIONI di anni-luce dalle moderne strutture fanta-cine-scientifiche. 2001, durante le sue (apparentemente infinite) 2 ore e mezza di visione, non accenna minimamente al più classico intrattenimento fantascientifico: caso mai lo spettatore godrà di un intrattenimento CEREBRALE, traducibile in non-ordinario pasto per la mente. La visionarietà imposta da Kubrick si traduce nella celebrazione del più maestosamente inimmaginabile silenzio cui il Cinema abbia mai assistito.
La "missione" di 2001: Odissea nello spazio non si limita certo alla fredda cronaca inerenti le peripezie di due astronauti costretti a far fronte alle incertezze dell’imprevedibile elaboratore elettronico HAL 9000: la provocazione di Kubrick sembra consistere nell'invito mosso a noi spettatori di cadere gradualmente, assuefatti, implacabilmente, dalle lentissime, silenziose riprese, tramutandoci in vittime inconsapevoli di una morbida, inesorabile rassegnazione. Epicentro della pellicola, uno degli oggetti più discussi di ogni tempo: un monolite della cui provenienza nessuno sa nulla, fonte di vita o più semplicemente genesi dell'Universo stesso, un polo dall’incalcolabile magnetismo, in grado di infondere nell'uomo migliaia di stati emotivi differenti e milioni di quesiti che nemmeno il tempo potrà decodificare.
In definitiva, 2001: Odissea nello spazio rappresenta, nello spazio immaginario collettivo, una inedita, a tratti sensuale, saga di morbida lisergia, estremamente condizionata, caratterizzata da serratissimi frammenti di dialogo, ai quali si frappongono e sovrappongono lunghissime e sorde panoramiche registiche volte a stimolare i nostri aspetti cerebral-percettivi meno sfruttati. Un’eccitante sfida all'appassionato di Cinema dalle larghe vedute e privo di preconcetti o forme di razzismo artistico, il cui più diretto desiderio, una volta ultimata la visione, potrebbe essere quello di immergersi lui stesso in quello Spazio così irresistibilmente fecondo, dai tratti subliminal-onirici.
Non si può esimersi dall’assegnare a 2001: Odissea nello spazio il titolo di primo film mirabilmente in grado di associare un genuino concetto filosofico (shockante e rivoluzionario, per i tempi) alle spodestanti e maestose infinità di uno Spazio in continua e inarrestabile evoluzione.
Well... that's KUBRICK, after all...
Luca Comanducci